in Sexlog, LGBTQIA

PrideLa giornata dell’orgoglio gay? Sentita davvero in tutto il mondo e se ne può parlare come di una festa globale. A Berlino, roccaforte europea del movimento per i diritti omosessuali, ogni anno, in occasione della giornata del Pride si assegna il “Premio per la tolleranza”, andato l’anno scorso alla femminista Alice Schwarzer. A Parigi,  le donne e gli uomini del movimento hanno chiesto al primo cittadino leggi più severe per chi compie atti lesivi della dignità gay o pronuncia giudizi offensivi nei confronti di omosessuali e transessuali. A Madrid, si protesta per la lentezza dell’iter parlamentare per l’emanazione di norme a tutela del popolo gay.

La giornata del Gay Pride si è diffusa e cresce, del resto, anche in quelle capitali europee un tempo meno partecipi, come Lisbona o Bruxelles. E se, infine, volgiamo lo sguardo oltre i confini dell’Europa,  Toronto, San Francisco e San Paolo sono tra le città che, storicamente, sono diventate veri e propri simboli dell’orgoglio gay. A tal proposito, non molti sanno che “Stonewall” viene generalmente considerato, da un punto di vista simbolico, il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” o “Gay pride”.  I cosiddetti moti di Stonewall, chiamati anche nel loro insieme dal movimento gay statunitense rivolta di Stonewall, furono una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York.

La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l’1:20, quando la polizia irruppe nel bar chiamato “Stonewall Inn”, un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village. In effetti, dopo la crescita del movimento anti-autoritario e di protesta del Sessantotto, specie quello contro la guerra del Vietnam, a cui avevano partecipato in altra veste molti dei gay che presero parte ai moti, la situazione sembrava ormai matura per una ribellione. Era nell’aria l’idea che le minoranze avessero il diritto di rivendicare una loro dignità. In tale contesto, sarebbe bastata una scintilla per incendiare gli animi, e questa scintilla fu la retata dello Stonewall. La rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di rottura nella storia della comunità omosessuale, proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, invece dei movimenti omofili che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli omosessuali.

La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d’integrare gli omosessuali nella società così come essa era, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, “gay”, rifiutava l’integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata. In questa particolare atmosfera, troviamo l’espressione gay pride che, ormai, l’immaginario collettivo nonché una informazione a volte errata rimandano spesso un altro concetto importante sottostante il concetto di orgoglio gay, ovvero il gay pride parade nel senso di marcia delle manifestazioni LGBTIQ che hanno luogo durante tutto il mese di giugno in memoria del giorno 28. Infatti, quando si parla di orgoglio gay (che si esplica attraverso la marcia) parliamo di tre assunti fondamentali che possono essere solo successivamente riassunti nel termine ‘orgoglio’ gay; in particolare si fa riferimento alla fierezza di essere ciò che si è (1), diversità, ricchezza e non vergogna (2), omosessualità innata ed inalterabile (3). Assunti che sembrano rispecchiare ancora oggi il termine pride, nell’accezione celtica di ‘prudenzì’ da cui deriva e che letteralmente significa ‘ciò che manca’. Per quanto concerne i simboli dell’orgoglio gay questi sono il triangolo rosa che ricorda gli omosessuali perseguitati durante il periodo nazifascista e la bandiera rainbow. In particolare, è bene distinguere la bandiera della pace dalla bandiera dell’orgoglio gay che non sono uguali.

La differenza sta non solo nella mancanza della dicitura “pace” sulla prima, ma anche nella specularità dei colori (nella prima il rosso è in alto; nella seconda, invece, è in basso) e nel loro numero (nella bandiera della pace le tinte sono sette e non sei, per quanto appartengano all’arcobaleno). Nati nella mente di Gilbert Baker di San Francisco nel 1978, i colori della bandiera erano inizialmente otto, ognuno con un significato ben preciso: Rosa: sessualità; Rosso: vita; Arancione: salute; Giallo: luce del sole; Verde: natura; Turchese: magia; Blu: serenità; Viola: spirito. Lo stesso Gilbert sventolò la bandiera il 25 giugno del 1978, durante il Gay Pride di San Francisco. Dopo l’assassinio di Harvey Milk, sempre dello stesso anno, la richiesta delle bandiere aumentò notevolmente e Paramount Flag Company iniziò a venderne un modello simile, differente dall’originale per l’assenza del colore rosa (il tessuto non era in magazzino); nel 1979 così arrivò un’ altra versione, a causa del fatto che, se messa in verticale, il palo ne copriva la striscia centrale: eliminato il turchese, quindi, restarono solo rosso, arancione, giallo, verde, blu e viola: un tripudio di colori per la libertà.

Il gay pride di quest’anno (2014) sembra volere omaggiare la prima manifestazione italiana di San Remo (1972) dei primi omosessuali che misero pubblicamente il loro volto in una tavola rotonda a tentare di sdoganare il concetto di deviati; anche se il primo gay pride ufficiale si avrà solamente nel 1994. Tra gli slogan della manifestazione/incontro di San Remo ’72 vi era ‘Gli omosessuali escono fuori’; mentre oggi è ‘Fuori tutti’. Dunque, quanto è cambiato, quanto si è fatto, ma sopprattutto (e a questo punto), quanto si conosce delle tematiche LGBTIQ che vogliono solo rivendicare alcuni diritti fondamentali dell’uomo, a testa alta?
Fuori i Diritti, questo ed altri slogan hanno accompagnato la Pride Parade di Roma del 2014.

“Fuori i Diritti” è l’inarrestabile pensiero che, oggi più di ieri, gli uomini e le donne dei palazzi del potere non potranno fare a meno di considerare!

Il contributo è stato redatto dai tirocinanti post laurea dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (Dr.ssa Rossana Gabrieli, Dr Loris Patella e Dr Giuliano Salusest) Supervisione della Dr.ssa Ilaria Consolo e del Dr Fabrizio Quattrini

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