in LGBTQIA

foto F.Quattrini

Spesso leggiamo notizie riguardanti casi di suicidio di ragazzi appartenenti alla comunità LGBTQIA che si sono tolti la vita proprio per l’incapacità di sostenere pregiudizi, sguardi indiscreti o atti di bullismo.
I ricercatori sanno da tempo che l’accettazione della famiglia è l’elemento cardine e determinante per questi adolescenti e giovani adulti, in quanto influenza enormemente l’autostima e l’autoefficacia dando gli strumenti necessari a prevenire periodi depressivi, abuso di sostanze o tentativi di suicidio.
I dati di alcune ricerche hanno mostrato che questi ragazzi hanno ricordi molto remoti di ogni frase, valutazione, giudizio ricevuto e reazione vista da bambini all’interno della propria famiglia.
Ecco che allora, quest’ultima, attuando atteggiamenti positivi e propositivi, potrebbe davvero salvare vite umane.
Quali sono, dunque, i modi attraverso i quali la famiglia può mostrare accoglienza?
Da un progetto chiamato “Family Acceptance” dell’Università di San Francisco ne sono emersi alcuni:

  • parlare con il proprio figlio della sua identità di genere;
  • mostrare affetto quando il ragazzo dichiara il suo orientamento sessuale o esprime la sua identità diversamente da ciò che ci si può aspettare;
  • sostenere ed accogliere l’identità del ragazzo senza contrastarla o cambiarla, soprattutto nei periodi di disagi e dubbi;
  • intraprendere subito una consulenza legale qualora il bambino/ragazzo venisse vessato, schernito o discriminato per quanto dichiarato o dimostrato;
  • richiedere e pretendere che tutti i membri della famiglia rispettino il ragazzo a prescindere dal suo orientamento sessuale e/o identità;
  • portare il giovane a manifestazioni LGBT o in organizzazioni, associazioni deputate;
  • mostrare al ragazzo adulti LGBT che hanno assunto ormai un ruolo per mostrare eventuali opportunità per il futuro;
  • sostenere l’espressione di genere del bambino;
  • avvalorare l’ipotesi che un futuro felice e sereno è assolutamente possibile;
  • lavorare attivamente per fare si che le varie comunità di appoggio frequentate diventino posti accoglienti e di riferimento;
  • far entrare in famiglia amici o compagni dei bambini coinvolgendoli nelle attività di famiglia o mettendo la casa a disposizione per eventi evitando così l’isolamento.

Tutto ciò non è sicuramente di facile attuazione ma l’affetto e l’accettazione resta il punto di partenza più importante. Assistere alla crescita del proprio figlio è sempre un’esperienza unica ma viverne le difficoltà legate all’affermazione di un’ identità o al riconoscimento di un orientamento sessuale che tradisce le aspettative sociali legate ancora a doppio nodo all’ eteronormatività è come essere spettatori privilegiati di una seconda nascita.
Assicurarsi quindi che tale amore trapeli e sia visibile è importante perché farà sentire il ragazzo al sicuro e farà vedere agli altri che il ragazzo non è solo.
Mettersi in gioco ed affrontare i propri pregiudizi ascoltando cosa il ragazzo ha da dire, imparando da lui, dalle sue emozioni e sensazioni, è la prima cosa da fare per instaurare così un contatto emotivo, oltre che psicologico, in funzione di una crescita psicosessuale sana. Non c’è disagio che possa frenare un genitore che “lavora” per la felicità del proprio figlio.

Fonti:

Ryan, C., et al. (2010) Family Acceptance in Adolescence and the Health of LGBT Young Adults. Journal of Child and Adolescent Psychiatric Nursing, 23(4), 205-213. Copyright 2010 Elana Premack Sandler, All Rights Reserved

https://www.psychologytoday.com/blog/promoting-hope-preventing-suicide/201012/what-can-we-do-prevent-suicide-among-lgbt-teens

Tutor: Francesca Mamo

Tirocinanti:

Susanna Spaccatini
Francesca Picardi
Valentina Negri
Besarda Taci
Claudio Contrada
Fabiana Maria Barbini
Maria Gloria Luciani

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