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La capacità di verbalizzare le proprie emozioni (soprattutto quelle negative) incide notevolmente sullo stato di salute del soggetto e in quest’ottica ad avere un potenziale nocivo non sono le emozioni in sé, la loro presenza/assenza e l’intensità con la quale si manifestano, ma la scelta più o meno volontaria di non parlarne.

Verbalizzare le emozioni può indurre un affievolimento della sofferenza emotiva, permettendo di sperimentare un senso di comprensione, riconoscimento e sostegno e di creare un clima favorevole alla scoperta delle proprie potenzialità di resilienza. In campo sessuale, aprirsi con il partner, fornisce una migliore conoscenza di valori, aspettative, timori, fantasie, preferenze sessuali e abbattere tabù, esorcizzando così le emozioni negative.

La mancata comunicazione delle emozioni infatti può interferire con il vissuto sessuale del singolo e della coppia, rendendo potenzialmente il sesso frustrante, generando così emozioni negative quali: vergogna, imbarazzo, paura e rabbia.

Tra i vari fattori che possono ostacolare la comunicazione può esserci una condizione che prende il nome di “Alessitimia” caratterizzata da una incapacità di riconoscere e comunicare i propri vissuti emotivi, una sorta di analfabetismo emozionale. Tale incapacità risulta un deficit che si presenta con maggior incidenza nel sesso maschile e alcune ricerche (Simonelli, 2017) hanno infatti indagato la relazione che intercorre tra Alessitimia e Disfunzioni Sessuali Maschili, evidenziando l’esistenza di una relazione tra le due variabili soprattutto per quanto concerne la Disfunzione Erettile e l’Eiaculazione Precoce.

A questo punto, l’analfabetismo emotivo risulta implicato (in un’ottica biopsicosociale) nell’insorgenza e nel mantenimento dei sintomi sessuali che possono essere considerati in chiave psicosomatica: il corpo sostituisce la parola, si fa portatore di segni e sintomi che sono in realtà il simbolo del disagio emotivo interiore ed inespresso del soggetto e che impongono di essere ascoltati, interpretati e compresi in chiave psicologica oltre che organica.

Così le disfunzioni sessuali, se si manifestano nell’uomo in compresenza a tratti alessitimici, possono essere compresi in termini di “disturbi sessuali psicosomatici” in cui è l’organo genitale a somatizzare l’emozione (Imbasciati & Buizza, 2011). Si deduce così l’importanza di verbalizzare le emozioni fin da giovanissimi, fornendo un’ educazione sia emotiva che sessuale, utile a ridurre il rischio d’insorgenza di numerosi disturbi, soprattutto per ciò che concerne la sessualità perché è una sfera complessa ed intricata e, come molti altri aspetti della vita quotidiana, è soggetta a spiacevoli inconvenienti.

La differenza è che in quest’ambito, più che negli altri, parlarne può risultare già di per sé imbarazzante. E’ per questo che, nonostante la comunicazione sessuale sia così importante, risulta spesso molto povera nel rapporto amoroso. Imbasciati e Buizza (2011) dichiarano che per quanto concerne la sessualità “siamo tutti un po’ alessitimici”. La causa è probabilmente connessa a questioni culturali che nel tempo hanno tacitamente radicato la concezione secondo cui parlare di emozioni potrebbe rimandare l’immagine dell’uomo come debole e di conseguenza poco virile.

In realtà la comunicazione all’interno della coppia può rinvigorire il sesso, renderlo sicuro, appagante e consapevole. Risulta così manifesta la necessità di annettere il trattamento delle manifestazioni alessitimiche nell’approccio integrato in sessuologia clinica e di prevedere la presenza dell’educazione (perché informare è già di per sé un primo atto terapeutico) e della riabilitazione emotiva all’interno dei progetti d’intervento.

L’obiettivo della terapia, quando l’espressione emotiva risulta limitata, ostacolata o del tutto inibita, è proprio riabilitare il paziente all’uso della parola per permettergli di avviare una conversazione a carattere emozionale e sessuale, favorendo così uno stato di benessere psicofisico.

Tirocinante: Vanessa Costa

Tutor: Fabiana Salucci

Bibliografia:

  • Caretti, V. & La Barbera, D. (a cura di) (2005). Alessitimia. Valutazione e 
  • trattamento, Astrolabio, Roma.
  • Frye-Cox, N.E., & Hesse, C.R. (2013). Alessitimia e qualità coniugale: i ruoli di
  • mediazione della solitudine e della comunicazione intima. Journal of Family Psychology, 27 (2), 203–211.
  • Günther, V., Matthes, A., Kersting, A., Egloff, B., & Suslow, T. (2016). Alexithymia
  • and the implicit self-concept of extraversion in women. Personality and Individual Differences88, 21-25.
  • Imbasciati, A. & Buizza, C. (2011). L’emozione sessuale. Psicoanalisi e
  • neuropsicofisiologia di un’emozione negata. Liguori, Napoli.
  • Mallory, A.B., Stanton, A.M. & Handy, A.B. (2019). Couples Sexual
  • Communication and Dimensions of Sexual Function: A Meta- Analysis. The University of Texas at Austin.
  • Porcelli, P. (2009). Medicina psicosomatica e psicologia clinica. Modelli teorici,
  • diagnosi, trattamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Simonelli, C. (2006) (A cura di) L’approccio integrato in sessuologia clinica. Franco
  • Angeli, Milano.
  • Simonelli, C. (2017). Le disfunzioni sessuali maschili e il modello integrato nel contesto pubblico. Dalla teoria alla pratica clinica. Franco Angeli, Milano.

 

Immagine: Joseph Lorusso

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