Lo spettro della sessualità nell’autismo

Parlare di sessualità all’interno del Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) risulta, ancora oggi, abbastanza complicato. Apparentemente sembrano essere tutti d’accordo nel riconoscere l’importanza di questa dimensione, tanto importante quanto delicata, per lo sviluppo personale e relazionale di ogni individuo e per il suo pieno riconoscimento come essere umano. La verità, purtroppo, è che quando la sessualità viene accostata alla disabilità questo schema tende a lacerarsi, l’argomento diventa un tabù e subentrano silenzio e vergogna.

A giudicare dalle numerose testimonianze di genitori e di professionisti della salute mentale in giro per il web, la sensazione è che esista una sorta di speranza che le persone affette da autismo possano non manifestare, nel corso della propria vita, pulsioni sessuali. Quasi a voler dire: “Se non c’è libido non ci sono problemi e la questione può non essere affrontata”. Invece, puntualmente, la sessualità, e le condotte ad essa connesse, compare, spesso attraverso comportamenti socialmente inadeguati, che colgono di sorpresa chi, invece, dovrebbe essere in grado di rispondervi con estrema naturalezza.

Quest’ultima riflessione è supportata dalla  maggior parte  della letteratura a nostra disposizione sull’argomento, la quale è strettamente correlata a tutta quella serie di criticità che potrebbero manifestarsi nel corso dello sviluppo della persona autistica, piuttosto che sottolineare l’importanza di programmi educativi sessuo – affettivi da rivolgere sia ai soggetti con ASD che alle loro  famiglie. Come approcciarsi dunque a questi comportamenti?

Quali risposte dare a quelle ragazze ed a quei ragazzi che iniziano a sperimentare sensazioni sessuali? Ma soprattutto, che tipo di risposte vanno date a quelle famiglie che vivono con difficoltà, angoscia e vergogna queste manifestazioni?

Iniziamo col dire che non esiste una risposta universalmente giusta per tutte le situazioni. Le difficoltà, infatti, differiscono da  persona a  persona,  soprattutto in relazione alle abilità residue, al livello cognitivo ed al percorso educativo di ciascuno. Le persone con autismo, nel formare e vivere le relazioni,  sono ostacolate da un’ importante disabilità sociale, dovuta in parte alla deficitaria comprensione ed espressione delle emozioni, che non segue  una naturale evoluzione nello sviluppo  ma deve essere  loro “insegnata”. Inoltre,  la capacità di “sentire” le emozioni può risultare più accentuata, a causa di una limitata competenza  ad elaborare  e regolare  le  risposte  emotive (Caretto, 2008).

Come nel campo delle relazioni sociali, si segnalano problemi anche nel contesto sessuale. E’ stato dimostrato che i desideri sessuali e le fantasie dei soggetti con ASD sono simili a quelli che si ritrovano nella popolazione generale, in quanto non sono né ridotte né devianti (Hénault & Attwood, 2002; Mesibov & Handlan , 1997; Ousley & Mesibov, 1991; Stokes & Kaur, 2005). Tuttavia,  i soggetti con ASD hanno minori informazioni sulla sessualità.

Alla luce di ciò, si impone come necessaria la creazione di un programma educativo appropriato e specifico, che vada oltre le difficoltà  a  trattare  determinate tematiche a scuola e a casa. Un programma psicoeducativo che tenga conto dell’età del soggetto  e che sia in grado di modellare il materiale didattico a disposizione. Sono indispensabili interventi centrati sull’aspetto psico – affettivo e sessuale  che prevengano la manifestazione di comportamenti problematici e che tengano conto della distinzione, all’interno dello spettro autistico, tra alto funzionamento (Sindrome di Asperger) e basso funzionamento. È fondamentale, per coloro che rappresentano un punto di riferimento per la persona con ASD,   avere un livello di formazione tale da essere capaci di rispondere consapevolmente alle richieste del soggetto.

Non possiamo non tenere in considerazione, per concludere, quanto potrebbe essere d’aiuto, nel percorso dello sviluppo sessuo – affettivo di queste persone, la figura dell’assistente sessuale. Si tratta di un professionista in grado di prendersi cura, attraverso rispetto ed educazione, del corpo e della sessualità di chi ha davanti, e che guida  la persona nella comprensione e nell’ espressione sia dell’ affettività che dei bisogni e del piacere legati al proprio corpo.

Questa figura professionale, già da tempo a lavoro nei paesi nordeuropei, al momento non è legalmente riconosciuta in Italia. La speranza è che la battaglia per l’approvazione in parlamento della legge n.1442 (Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità), che vede in prima linea anche il Presidente dell’IISS Prof. Fabrizio Quattrini, possa essere vinta il prima possibile. Proprio perché, come abbiamo detto all’inizio, accogliere la sessualità della persona autistica significa riconoscere la natura umana della disabilità. È una questione di cultura e civiltà.

 

A cura del tirocinante: Fabio Cortelli

Tutor: Margherita Attanasio

 

Bibliografia:

Caretto F. (2008) Autismo e sessualità. Autismo oggi, vol 14, pp. 4-7

Henault I., & Attwood T. (2002). The Sexual Profile of Adults with Asperger’s Syndrome: The Need for Understanding, Support and Sex Education. Paper presented at the Inaugural World Autism Congress, Melbourne, Australia.

Mesibov G. B., & Handlan S. (1997). Adolescents and adults with autism. In D. J. Cohen,&F.R.

Ousley O. Y., & Mesibov G. B. (1991). Sexual attitudes and knowledge of high-functioning adolescents and adult with autism. Journal of Autism and Developmental Disorders, 21, 471–481.

Stokes, M., & Kaur, A. (2005). High functioning autism and sexuality: A parental perspective. Autism, 9(3), 263–286.

 

Sitografia:

www.pernoiautistici.com

invisibili.corriere.it/2016/09/22/ul-sesso-lamore-e-la-sindrome-di-asperger-un-papa-racconta/

www.lovegiver.it

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