L’omosessualità tra passato e presente

L’omosessualità negli anni ha subito notevoli cambiamenti pertanto, al fine di poter capire al meglio il presente, bisogna prima di tutto dare uno sguardo al passato.

L’omosessualità nel tempo è stato argomento di pregiudizi, sopraffazioni, angherie e soprusi. Nel Medioevo ad esempio gli omosessuali venivano puniti con pene corporali, mutilazioni e nelle situazioni più estreme con la pena di morte.

Nell’Ottocento, si pensava all’omosessualità come ad una malattia psichiatrica da correggere e non da punire. Krafft-Ebing (1886) distingue l’omosessualità in “congenita” ed “acquisita”, sostenendo che gli uomini nati “invertiti” manifestano peculiarità del sesso opposto sin dalla nascita, definendolo “ermafroditismo psichico” (Scuro,G.2014). Altri studiosi la ritenevano invece l’origine di altre malattie mentali, pertanto la psichiatria dell’epoca cercò di trovare una “cura” più adeguata a tale patologia con lo scopo di convertire l’omosessualità in eterosessualità, attraverso “terapie riparative”. Tra le terapie più importanti ritroviamo quelle di Charcot e Magnan: trattamento idroterapeutico e l’utilizzo di bromuro con lo scopo di reprimere i comportamenti inconsueti (Charcot e Magnan, 1882). Altre terapie sono: l’ipnosi, la suggestione (ShrenckNotzing, 1892) fino al ricovero in manicomio (Westphal, 1870; Cantarano,1883).

Freud (1905) sosteneva che ogni cosa scaturisce dalla libido, la quale, attraverso esperienze edipiche e pre-edipiche, indirizza la scelta dell’oggetto. La sua teoria si fondava sull’idea della bisessualità (specifica caratteristica degli esseri umani). Freud definiva gli omosessuali “invertiti” suddividendoli in: “assoluti”, il loro oggetto sessuale è esclusivamente omosessuale, “anfìgeni” (ermafroditi psicosessuali) quando il loro oggetto sessuale appartiene sia allo stesso sesso sia all’altro (l’inversione in questo caso ha carattere esclusivo), ed “occasionali”, l’oggetto sessuale è una persona del medesimo sesso per via dell’impossibilità o assenza dell’oggetto sessuale “normale”.

Nella prima versione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 1952) l’omosessualità veniva collocata all’interno dei “disturbi sociopatici di personalità”; nel DSM II (1968) invece viene inserita nella categoria “deviazioni sessuali” nella tipologia di “altri disturbi mentali non psicotici” e viene unita a feticismo, pedofilia, travestitismo, esibizionismo, voyeurismo, sadismo e masochismo sessuale. Nella terza edizione del DSM (1980) viene esclusa “l’omosessualità” come disturbo psicosessuale di tipo parafilico, ma resta sempre presente il concetto di “omosessualità egodistonica” (che causa nei soggetti distress e sofferenza) nella categoria “Altri disturbi psicosessuali”. Quest’ultima verrà eliminata dal manuale soltanto nella revisione della terza edizione (1987). Anche la scuola sessuologica americana (fondata sugli studi di Kinsey e Master e Johnson) si è interessata al transito dell’omosessualità da patologia ad un’alternativa dell’orientamento sessuale. Gli studi condotti da Master e Johnson (1979) misero a confronto le fantasie sessuali degli omosessuali con quelle degli eterosessuali, ed i risultati furono che per i primi le fantasie più comuni risultavano essere l’immagine dei genitali, incontri sessuali violenti, e il sesso di gruppo; mentre per i secondi le fantasie sessuali più comuni sono state identificate in osservare attività sessuali, esperienze sessuali di gruppo ed il sostituire il partner nelle proprie fantasie. Da tale ricerca quindi, i due autori, conclusero come l’eterosessualità e l’omosessualità agiscano nel medesimo modo e di come sia possibile riscontrare in esse le medesime disfunzioni sessuali (E.GIUSTI, O. MARIANI, M. SALERNO, 2012). Ad oggi l’omosessualità è ritenuta una variante naturale dell’orientamento sessuale al pari dell’eterosessualità e della bisessualità.

 

Tirocinante: Damiana Masiello

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1952), “Diagnostic and statisticalmanual of mentaldisorder first edition”, Washington DC American PsychiatricAssociation.
  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1968), “Diagnostic and statisticalmanual of mentaldisordersecondedition”, Washington DC American PsychiatricAssociation.
  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1980), “Diagnostic and statisticalmanual of mentaldisorderthirdedition”, Washington DC American PsychiatricAssociation.
  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1987), “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali terza edizione rivista”, Milano Masson 1988.
  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1994), “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, Milano Masson 1996.
  • CANTARANO G. (1883), “Contribuzione alla casuistica della inversione dell’istinto sessuale”, in “La psichiatria, la neuropatologia e le scienze affini”, 1 3 201-216.
  • CHARCOT J.M., MAGNAN V. (1882), “Pathologiementale“, in “Archives de Neurologie”, 3 7 53-60 e 4 12 296-322.
  • FREUD S. (1905), “Tre saggi sulla teoria sessuale e altri scritti”, in “Opere di Freud”, Torino Bollati Boringhieri 1970.
  • FREUD S. (1910) Leonardo Opere di Freud Torino Bollati Boringhieri 6 1974.
  • GIUSTI E., O. MARIANI, M. SALERNO (2012) Terapia del desiderio sessuale. Maschile e femminile (volu 90 di psicoterapia e counseling, Sovera Edizioni 2012.
  • GRAGLIA M. (psicoterapia, 2001) Le rappresentazioni dell’omosessualità nelle scienze della salute mentale: da patologia a disposizione erotico-affettiva.
  • MASTERS W.H. JOHNSON V.E. (1979), “Omosessualità Una nuova prospettiva”, Milano Feltrinelli 1980.
  • RICHARD VON KRAFFT-EBING (1886), “Psicopatia sessuale. L’inversione sessuale nell’uomo e nella donna”, Roma Capaccini 1897.
  • SCHRENCK NOTZING F. (1892), “La terapia suggestiva delle psicopatie sessuali con speciale riguardo all’inversione sessuale”, Torino Bocca 1897.
  • SCURO G. (2014). Paradigmi scientifici e narrativi dell’omosessualità nella letteratura francese dell’Ottocento (1810-1905).
  • WESTPHAL C. (1870), “Die contraereSexualempfindung“, in ”ArchivfuerPsychiatrie und Nervenkrankheiten”, 1 2 73-108.

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