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“Quando avevo 15 anni insieme agli amici usavamo un sacco di definizioni laterali per le pratiche sessuali: quei giochi di parole e battute da birreria che ti fanno sentire più esperto, spiritoso, e accettato dai coetanei. Una delle definizioni più gettonate e ilari era “sega vigliacca”. […] L’aggettivo “vigliacca” è piuttosto indicativo dell’opinione impaurita che nutrivamo per l’argomento: se per eccitarti ti infilavi (o ti facevi infilare) le cose nell’ano eri un ignavo”

(Niccolò Carradori, vice.com)

Sebbene ad oggi sia più semplice parlare di sessualità, sono ancora numerosi i limiti definiti dai tabù indotti dalla società e dalla cultura di riferimento. Se questo risulta particolarmente evidente per la sessualità definita “naturale” o “normale”, è facile immaginare quanto possano essere pericolose le credenze ed i pregiudizi nel contesto della sessualità anale e di una sua presunta morale.
La reticenza nel trattare il tema del piacere maschile eterosessuale indotto tramite stimolazione della prostata ha a che fare soprattutto con la cultura machista che glassa la nostra sfera sessuale, imponendo una dimensione intimo-erotica mirata principalmente al soddisfacimento tramite la sola modalità della penetrazione in vagina. Secondo lo schema descritto da Brent (2006), è possibile identificare alcuni peculiari cliché difficili da sgretolare sulla sessualità anale, secondo cui:
• “Praticare un rapporto anale è contro natura e immorale”
• “Dio ha detto: non è bene!”
• “Non c’è alcuna ragione valida per infilare qualcosa nell’ano”
• “L’ano non è stato creato per essere erotizzato”
• “Praticare il rapporto anale può essere pericoloso”
• “Praticare il rapporto anale è sintomo di sporcizia”
• “Tutti gli omosessuali praticano sesso anale e gli uomini che amano certe sensazioni di tipo anale sono sicuramente gay”

Oltre all’ansia dovuta al credere che il piacere anale maschile sia appannaggio degli uomini gay e che goderne renda meno eterosessuali, esiste anche una paura derivante dalla passività e dalla vulnerabilità a cui teoricamente esporrebbe cedere il controllo della situazione. Tutte queste remore e convinzioni “testosteroniche” inibiscono tuttavia la possibilità di concedersi, tra le altre, una nuova e spesso appagante esperienza intima.

Un primo, significativo passo avanti verso una maggiore coscienza del proprio corpo e del proprio funzionamento, se non ché verso una migliore comprensione delle sensazioni relative al sé corporeo sessuale, consiste nell’acquisizione di una chiara e precisa visione dell’anatomia “ano-rettale”. Ai fini di una sana esperienza sessuo-affettiva è bene innanzitutto sottolineare come tale zona, in particolare quella dello sfintere anale, sia facilmente sottoponibile ad adattamento e distensione grazie ad un processo di apprendimento e al coinvolgimento dei muscoli del perineo e del muscolo pubo-coccigeo, tanto che le tensioni e le paure soggettive possono accumularsi in questa area causando una contrazione persistente della muscolatura sfinterica, dolore nell’atto della penetrazione anale e problematiche di tipo proctologico (es. emorroidi).

Le zone anali e perianali sono, inoltre, riccamente innervate e vascolarizzate e per questo definite come particolarmente sensibili alla stimolazione tramite carezze e altre forme di contatto. L’area del retto, come quella delle pareti vaginali, risponde invece ad una pressione piuttosto che ad altri tipi di stimolazione. In riferimento all’atto sessuale anale è necessario distinguere un’ulteriore porzione anatomo-funzionale maschile strettamente collegata al piacere orgasmico: la ghiandola prostatica. Quest’ultima è situata al di sotto della vescica e davanti al retto ed è responsabile del buon “funzionamento” degli spermatozoi.

Oltre al suo ruolo nel sistema riproduttivo, la prostata può produrre un intenso piacere sessuale se adeguatamente stimolata, tanto da essere stata definita “secondo organo sessuale maschile”. Tale organo, noto anche come “punto L”, è paragonabile al fatidico “punto G” femminile (sebbene questo non corrisponda ad un semplice “bottone del piacere”, ma ad un’area anatomico-funzionale ben più ampia e complessa) per l’elevata sensibilità e per il significativo potenziale erogeno.

La stimolazione del punto L può avvenire sia esternamente, tramite la pressione del perineo, che internamente, durante un rapporto di sesso anale o per mezzo della penetrazione di dita o sex toys fino a circa 5 cm di profondità. Tutto ciò ha sostanzialmente a che fare con le manovre tipiche del massaggio prostatico (“milking”), una pratica di origine giapponese in grado di fornire svariati benefici sia a livello medico che erotico-sessuale. Essa si declina in:
• Massaggio prostatico interno È una manovra complessa e rende indispensabile una certa delicatezza, poiché prevede il raggiungimento della prostata (a circa 5 cm di profondità) con il dito di una mano attraverso l’ano, quindi l’attuazione di una serie di pressioni e movimenti ritmici. In alternativa, possono essere utilizzati accessori erotici appositamente dedicati a questo tipo di stimolazione, previa disinfezione e uso di un lubrificante per facilitarne l’introduzione, migliorare il comfort e procedere con sicurezza.
• Massaggio prostatico esterno (o “massaggio perineale”) È un’alternativa più facile da realizzare e prevede la sollecitazione indiretta del punto L attraverso una lieve pressione in corrispondenza del perineo con indice e medio e un movimento avanti e indietro tra lo scroto e l’ano. Seguono dei movimenti circolari fino alla percezione del piacere. Può essere reso ancora più stimolante se effettuato durante la pratica del sesso orale.

L’esperienza del massaggio prostatico durante la fase di plateau può costituire non solo un gioco erotico tra i partner, ma anche una fonte di benessere fisico e soprattutto orgasmico. Si ritiene infatti che tale forma di stimolazione possa permettere all’uomo di raggiungere orgasmi più intensi e di durata maggiore rispetto a quelli provocati dalla sola manipolazione del glande e dell’asta del pene.

L’insieme di informazioni anatomo-funzionali precedentemente fornite concorre a sottolineare come la reale chiave del “successo” e della scoperta stia proprio nel desiderio. Il piacere anale, così come ogni altra pratica sessuale, è attuabile da tutti quelli che sono motivati dalla propria gioia di vivere e che non si “accontentano” delle consuete e stereotipate “prassi erotiche” (non che non possano essere altrettanto valide) per il solo timore dello stigma, così come ha evidenziato Jack Morin nel suo interessante studio del 2000.

L’orientamento sessuale è poi un dato del tutto irrilevante, privo di una reale correlazione con qualsiasi tipologia di attività anale. Le ricerche condotte da Barbagli e Colombo (2007) hanno permesso di osservare infatti come le pratiche più ricorrenti tra individui omosessuali siano il rapporto orale e la masturbazione reciproca, piuttosto che lo stesso rapporto anale. Il pensiero che tale zona del corpo possa fare nascere emozioni e sensazioni di tipo omosessuale è semplicemente una forma di paura e a volte l’espressione più recondita di un piacere represso, che può essere talvolta indotto anche dalle stimolazioni da parte di una figura femminile.

Spesso tale contatto tra i partner nasce da una curiosità, ovvero da una “trasgressione” volontaria che privatamente stimola il ménage della coppia. “Che si riveli piacevole o meno, che la personale percezione del piacere lo magnifichi o meno, la stessa volontà di abbandonare lo stereotipo dell’omino di ferro e concedere – alla/al propria/o partner – di avere così dimestichezza con la vostra intimità rappresenta una dimensione sessuale più interessante” (vice.com).

 

Tirocinante: Enrica De Michele
Tutor: Fabiana Salucci

Riferimenti:
-Bertelli, G. (s.d.). my Personal Trainer. Tratto da my-personaltrainer.it: https://www.my-personaltrainer.it/salute/punto-L-punto-G-maschile.html
-Biagioli, F. (2016, novembre 29). Green Me. Tratto da greenme.it: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/massaggio-prostatico/
-Carradori, N. (2019, gennaio 17). Vice. Tratto da vice.com: https://www.vice.com/it/article/vba5y8/orgasmo-prostatico-come-funziona
-Quattrini, F. (2012, marzo 08). IISS. Tratto da iissweb.it: https://iissweb.it/articoli-notizie-curiosita-novita/psicopedagogia-del-rapporto-anale/

 

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