Musica ed Eros

Non parliamo del noto cantante, ma del piacere che può suscitare questa forma d’arte. I circuiti celebrali del piacere, che si attivano non solo nel corso dell’atto sessuale ma entrano in funzione, come noto, anche durante l’assunzione dei cibi e droghe potrebbero essere, altresì, condivisi anche con altre facoltà cognitive?

La musica fa da sottofondo alla gran parte della nostra esistenza. Ascoltiamo musica sin dalla vita intrauterina ed è un dato di fatto che i lattanti rispondano meglio alle melodie piuttosto che al linguaggio verbale e dato che le vibrazioni esterne passano anche attraverso il corpo, anche il cervello delle persone non udenti riesce a percepire la musica così come il bambino nell’utero inizia ad apprenderne la sensazione interiore ed a riconoscerne il timbro, il tono e la frequenza. L’esercizio musicale permette, dunque, lo sviluppo di aree di integrazione cerebrali. La risposta cerebrale ai suoni pare essere condizionata dai suoni uditi in passato, in quanto nel cervello vi sono tracce mnestiche relative a tutti i tipi di melodie ascoltate (Robert Zatorre, 2015). Il fatto che l’esercizio musicale sia utilizzato per migliorare anche le capacità cognitive generali risulta, perciò, non solo possibile ma utile, poiché le aree corticali uditive e sensoriali realizzano uno sviluppo di apprendimento maggiore in chi ascolta musica, rispetto a chi non se ne preoccupa.

Uno studio americano ha individuato un gruppo di neuroni che rispondono solo alle note, contrariamente a quanto affermato dalla teoria per cui l’apprezzamento musicale è una semplice conseguenza della capacità di ascoltare altri suoni, come le conversazioni. Gli scienziati hanno sottoposto 10 volontari a 165 suoni diversi, come parti di discorso, frammenti di musica, rumore di passi, motore dell’auto, squillo del telefono ed attraverso RM funzionale hanno potuto appurare che, nella corteccia uditiva, esiste un set di neuroni che si accendono e inviano i propri impulsi solo in presenza di musica: una sorta di ‘carillon’ cerebrale, un’area che si è evoluta in modo specifico, per apprezzare una melodia o un ritmo. “Abbiamo trovato un gruppo di cellule nervose del cervello umano che rispondo in modo selettivo alla musica – spiega Josh McDermott del MIT – L’esperimento ha mostrato anche un gruppo che si attiva solo in presenza di conversazioni.”. I due gruppi di neuroni si trovano in diverse parti della corteccia uditiva, “suggerendo l’esistenza di percorsi separati nel cervello per l’analisi della musica e della parola”. In passato, i ricercatori pensavano che apprezzare la musica fosse un effetto collaterale del decifrare altri suoni complessi, come sottolineato in precedenza. Le recenti scoperte suggeriscono, invece, che la musica può aver avuto un ruolo nello sviluppo del cervello umano: “Il fatto che sembra esistere una popolazione neuronale che risponde in modo altamente selettivo alla musica è un’indicazione dell’importanza delle note per gli esseri umani” (McDermott, 2015).

La musica può, altresì, esasperare comportamenti di socializzazione di massa, interagendo direttamente con i complessi fenomeni bio-chimici cerebrali, alla base delle emozioni; queste ultime, a differenza delle attività cognitive, sono meno regolabili dalla ragione e pertanto meno coscienti. È, quindi, possibile capire come gli effetti subliminali della musica agiscano indipendentemente dal nostro volere cosciente e come essi possano divenire condizionanti per effetto di una pressante continuità di ascolto della stessa.

Il modo in cui la sessualità e l’erotismo vengono trasmessi mediante la musica e come questo crei e rafforzi le regole di genere non è stato ancora compreso appieno, ma un progetto finanziato dall’UE, SEMCMER (Sex in the early modern city: Musical eroticism in Rome) del 2015, ha studiato il modo in cui la musica può essere usata come strumento politico e culturale. Lo studio è centrato sul XVI secolo, durante il quale si assiste a una trasformazione della cultura erotica nell’arte, nella letteratura e nella canzone. In particolare, la ricerca ha determinato il legame con l’erotismo della canzone italiana sacra e secolare del XVI secolo, comprendente madrigali, canzone strofica e canzone sacra, dedicata a cardinali, vescovi, nobildonne e nobiluomini. L’obiettivo principale era esaminare i modi in cui gli uomini e le donne interagivano con la musica in modi diversi a seconda della classe sociale, dell’appartenenza etnica, della razza, della religione, del genere e della sessualità. Non è stato possibile riportare a un solo significato i vari livelli di allusioni sessuali, presenti nei testi esaminati; i quali, evidentemente, davano voce a sentimenti inappropriati, altrimenti inesprimibili. Ciò dimostra che le canzoni possono offrire diversi livelli di comprensione, in questo caso, probabilmente dipendenti dal livello di conoscenza, da parte del pubblico, del linguaggio erotico dell’epoca. In generale, tuttavia, il lavoro ci permette di capire meglio la storia della musica e quella della sessualità, contribuendo all’impegno contro la discriminazione sessista ed alla promozione dell’accettazione della diversità, nell’Europa post-moderna. Alcuni scienziati, difatti, notando che nella risposta del cervello alle melodie si attivavano aree adibite al movimento, hanno ipotizzato che la musica sia sorta per aiutarci a sincronizzarci, dunque ad aumentare empatia e solidarietà.

La musica pare, dunque, essere in grado di darci piacere al pari di cibo, sesso e droghe. Gli stimoli dovuti a questi quattro elementi dipendono da un circuito cerebrale sottocorticale nel sistema limbico, formato da strutture cerebrali che gestiscono le risposte fisiologiche agli stimoli emotivi. Studi scientifici sembrano, quindi, confermare che gli stimoli emotivi legati a musica, cibo, sesso e droghe attivino tutti un sistema in comune.

Tirocinante: Tjuana Foffo

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

  • Norman-Haignere, S., Kanwisher, N. G., & McDermott, J. H. (2015). Distinct cortical pathways for music and speech revealed by hypothesis-free voxel decomposition. Neuron, 88(6), 1281-1296.
  • Salimpoor, V. N., Zald, D. H., Zatorre, R. J., Dagher, A., & McIntosh, A. R. (2015). Predictions and the brain: how musical sounds become rewarding. Trends in Cognitive Sciences, 19(2), 86-91.

Sitografia

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