Nuove frontiere del Cyber – Bullismo: il “Pull a Pig”

Il “Pull a pig”, che letteralmente significa “inganna un maiale” è l’ultima forma di cyber-bullismo. Una moda partorita dalla ‘geniale’ mente del ventunenne olandese Jesse Mateman, come ci segnala il triste “caso 0”, risalente ad un anno fa’, dell’inglese Sophie Stevenson. Un ‘gioco’ che sta prendendo piede in tutto il vecchio continente, come tristemente denunciato dall’italiana Irene Finotti.

Messa in questi termini, potrebbe sembrare una forma di crudeltà tutta ‘al maschile’, invece no! Nell’ultimo caso citato, il gruppo facebook era gestito da una adolescente. Il ‘gioco’ prevede che un gruppo di amici individui una ragazza: quella che ritengono la più brutta e grassa del contesto in cui si trovano. Una volta scelta la vittima, uno dei ragazzi inizia a corteggiarla, fin tanto che questa non si sia innamorata e sia convinta d’essere ricambiata dal ragazzo stesso, che a quel punto, sparisce, inviando alla ragazza il messaggio “You’ve been pigged”, cioè “sei stata maialata”, “sei caduta nel tranello”. Il fenomeno ha avuto un’espansione virale sul web: paradosso dell’era di Internet; in realtà, messo alla portata di tutti al fine di generare maggior empatia a livello mondiale.

L’oveloading informatico ha, invece, generato l’esatto opposto: la totale mancanza di sensibilità, generata da distanze incolmabili, che permettono un distacco indolore, quasi come l’accensione/lo spegnimento dell’interruttore della luce di casa. Il fenomeno non è solo europeo.

I media statunitensi riportano, da settimane, testimonianze di chi sta sperimentando violenze di questo genere sulla propria pelle; perché non si può, ingenuamente, parlare di un gioco, quando descriviamo un fenomeno sadico con una precisa organizzazione. È un abuso programmato, la cui tattica è anticipatamente studiata, con una vittima designata e gruppi Facebook creati con un apposito intento: quello di bullizzare vittime fragili ed inconsapevoli. Ciò rimanda ad un’assenza totale di educazione all’affettività, da parte dei carnefici, tipica delle personalità antisociali, quindi prive di empatia. Si è arrivati persino a far affrontare ‘viaggi della speranza’ alle vittime ed il tutto, documentato e diffuso sul web, aumenta esponenzialmente l’umiliazione delle stesse.

L’approvazione dei pari è fondamentale in adolescenza ed essere mortificati in tal modo, sia dal punto di vista fisico, che psicologico, distrugge la ragazza vittima di bullismo, valutata unicamente in base al proprio aspetto estetico, come se tutto il resto non avesse valore. Questo è il secondo aspetto tipico dell’antisocialità: la reificazione della vittima, il ridurla ad oggetto. Sono ben immaginabili, a questo punto, le conseguenze per le vittime che subiscono un disastroso abbattimento dell’autostima, come ci segnalano le parole di Irene a chi le chiede se è ‘guarita’ dopo essersi sottoposta ad un doloroso intervento per la riduzione del peso a seguito dell’evento: “Sto meglio, ho un fidanzato, mi piaccio, però il corpo lo puoi operare, la testa no. Ancora oggi quando metto una mia foto su Facebook ho paura di essere di nuovo derisa.”. Irene ha deciso di raccontare il suo dolore, mostrare le sue ferite al mondo per prevenire che possano essere distrutte altre vite. “…non hanno limiti la cattiveria umana, la bassezza, la superficialità di questi nuovi “fighi”, leoncini da tastiera, “maiali” 2.0.”, come spiega Maura Manca, Presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza, in un’intervista rilasciata ad adnkronos: “..ci sono ragazze che diventano anoressiche, altre sono arrivate ad autolesionarsi, attaccando quel corpo individuato come ‘causa’ di tutti i loro problemi, altre ancora che si chiudono a riccio nella propria sofferenza condizionando profondamente anche le future relazioni. Farei quindi molta attenzione prima di definire gioco ciò che fa del male ad una persona”.

È importante, tuttavia, non solo la testimonianza, ma la denuncia del fenomeno, oggi legalmente perseguibile, grazie al d.d.l. varato dal Senato della Repubblica, il 20 maggio 2015, a “Tutela della dignità del minore”, per la “prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”; affinché possa esservi una condanna non solo di ordine morale ma istituzionale, di questo raccapricciante fenomeno.

 

Tirocinante: Tijuana Foffo

Tutor: Fabiana Salucci

SITOGRAFIA

 

 

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