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Nonostante l’insorgenza dei disturbi alimentari sia comunemente associata a donne adolescenti o nella prima età adulta, negli ultimi anni è stata posta particolare attenzione allo sviluppo di queste patologie nella controparte maschile. Più precisamente, anche se tradizionalmente anoressia, bulimia e binge eating sembravano essere una prerogativa femminile, oggigiorno un numero sempre maggiore di uomini viene diagnosticato con queste patologie.

Studi recenti, eseguiti dalla National eating disorder Association, hanno suggerito che dal 1999 al 2009 il numero di uomini ricoverati per disturbi alimentari è aumentato del 53%. Inoltre, i dati sembrano suggerire che circa il 40% di persone affette da binge eating sono maschi, così come circa il 30% di pazienti anoressici o bulimici.

Dato quindi il maggior numero di uomini che sviluppano patologie alimentari, clinici e studiosi hanno cominciato ad esplorare sempre più profondamente quali siano i potenziali fattori che contribuiscono allo sviluppo di tali disturbi.

Mentre alcuni aspetti sono sicuramente simili tra uomini e donne come la predisposizione biologica, le storie di abusi fisici o sessuali e le storie familiari, pare che gli uomini abbiano fattori di rischio esclusivi del proprio genere. Per esempio, sembra esserci una maggiore prevalenza di disturbi alimentari tra gli uomini omosessuali. Più precisamente, uno studio della Columbia University Mailman School of Public Health (2007) ha suggerito che i gay possono avere una probabilità fino a tre volte maggiore di sviluppare comportamenti disfunzionali legati al cibo, in confronto ai maschi eterosessuali.

Un risultato che è stato poi supportato anche da altre ricerche dove viene sottolineata una maggiore prevalenza di patologie del comportamento alimentare nella popolazione gay, sia in confronto a maschi eterosessuali, che in confronto a donne lesbiche o bisessuali (Austin et al., 2004; Feldman & Meyer, 2007).

Ma perché gli omosessuali sembrano essere più vulnerabili allo sviluppo di comportamenti alimentari disfunzionali?

Nonostante non esista una letteratura scientifica abbastanza esauriente riguardo all’argomento, alcune teorie sono state avanzate.

Secondo alcuni autori, lo sviluppo recente di problematiche alimentari negli uomini potrebbe essere dovuto ad un aumento delle preoccupazioni maschili verso la propria immagine corporea (Schooler & Ward, 2006). Nel corso degli ultimi anni, infatti, anche la popolazione gay è stata soggetta all’oggettificazione del corpo maschile da parte dei media, per esempio tramite le raffigurazioni nelle riviste di moda di corpi snelli e muscolosi, spalle larghe, addome definito e bicipiti scolpiti (Dettore, 2008). In questo modo, parallelamente all’assenza di grasso nelle donne, i media hanno enfatizzato la prestanza fisica nei maschi, accentuando la discrepanza tra il modello culturale di bellezza e la forma fisica reale.

A questo proposito, è importante sottolineare che molte sottoculture gay tendono a basare norme e valori sull’aspetto fisico. Quindi, in accordo con gli autori Schooler & Ward (2006) è possibile che sia proprio una componente culturale a portare le persone verso una fissazione eccessiva riguardante l’aspetto fisico.

Secondi altri studiosi, dato che alcuni omosessuali presentano problematiche e conflitti interni relativi alla propria sessualità, è possibile che questi tendano ad interiorizzare i propri sentimenti, sviluppando problematiche alimentari che hanno lo scopo ultimo di “migliorare” l’aspetto corporeo. I gay che presentano omofobia interiorizzata (insieme di sentimenti negativi come ansia, disprezzo, avversione che gli omosessuali provano nei confronti dell’omosessualità propria e altrui), infatti, sembrano desiderare un fisico potente come difesa dalle violenze e discriminazioni di cui sarebbero vittime, sviluppando conseguentemente una vergogna interiorizzata e un’immagine corporea negativa (Williamson, 1999).

In generale, nonostante le diverse teorizzazioni, i possibili fattori coinvolti nel rapporto tra omosessualità e disturbi alimentari sono certamente molteplici e complessi e la ricerca necessita sicuramente di più tempo per la raccolta di maggiori dati ed informazioni.

Tuttavia, risulta importante per clinici e professionisti sanitari comprendere che esiste un maggior rischio di sviluppo di problematiche alimentari nella popolazione omosessuale. Infatti, una maggiore consapevolezza sull’argomento potrebbe permettere una migliore prevenzione, un miglior trattamento e magari una maggiore efficacia terapeutica.

 

Tirocinante: Stefano Joe Cattan

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia:

  • Austin, S. B., Ziyadeh, N., Kahn, J. A., Camargo Jr, C. A., Colditz, G. A., & Field, A. E. (2004). Sexual orientation, weight concerns, and eating-disordered behaviors in adolescent girls and boys. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 43(9), 1115-1123.
  • Columbia University’s Mailman School of Public Health. (2007, April 14). Gay Men Have Higher Prevalence Of Eating Disorders. ScienceDaily. Retrieved February 27, 2020 from www.sciencedaily.com/releases/2007/04/070413160923.htm
  • Dèttore, D. (Ed.). (2008). I disturbi dell’immagine corporea: diagnosi e trattamento. McGraw-Hill.
  • Feldman, M. B., & Meyer, I. H. (2007). Eating disorders in diverse lesbian, gay, and bisexual populations. International journal of eating disorders, 40(3), 218-226.
  • Schooler, D., & Ward, L. M. (2006). Average Joes: Men’s relationships with media, real bodies, and sexuality. Psychology of Men & Masculinity, 7(1), 27.
  • Williamson, I. (1999). Why are gay men a high risk group for eating disturbance?. European Eating Disorders Review, 7(1), 1-4.

 

Sitografia

 https://www.nationaleatingdisorders.org/statistics-research-eating-disorders

 

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