in LGBTQIA, Sexlog

Greenwich Village, New York. 28 giugno 1969. All’ennesima irruzione della polizia, i frequentatori gay e transgender del locale “Stonewall Inn” iniziarono spontaneamente a ribellarsi, plasmando la definitiva rivolta della popolazione omosessuale verso le angherie subite dal governo e dalla società.

I militanti gay della prima ora si mossero al grido dello slogan “Gay power” e gli attivisti americani, uniti sotto un unico motto“We are everywhere”, dimostrarono come quella dei diritti e della dignità fosse ormai divenuta una lotta indispensabile, e per questo diffusa a livello mondiale.

I moti di Stonewall, le campagne di Harvey Milk (primo consigliere comunale apertamente omosessuale di San Francisco e militante gay, assassinato nel 1978) e le battaglie globali permisero a molte persone di evadere dal regime di “closet” (“ripostiglio”, condizione delle persone omosessuali che mantengono segreto il proprio orientamento) fino ad allora esistente, e di uscire allo scoperto (“coming-out”). Finalmente gay e lesbiche poterono iniziare a pensare a sé stessi come a “persone normali”, con delle prospettive future simili a quelle dei loro coetanei eterosessuali: realizzarsi professionalmente, avere un partner, costruire una propria famiglia (Lingiardi, 2016). Il battesimo LGBT del mondo occidentale si era finalmente compiuto.

Come ogni evento che ha avuto la facoltà di segnare il nostro percorso storico, influenzandolo e modificandolo in modo pressoché definitivo, l’enorme impatto esercitato sull’opinione pubblica dalle rivolte di Stonewall ha fatto sì che il 28 giugno di ogni anno, a partire dal 1970, venisse celebrata la “Giornata Mondiale dell’orgoglio LGBT”. Questa è la storia di come l’ormai celebre manifestazione del Pride ed il tema dei diritti del soggetto gay-lesbico hanno avuto origine nel mondo occidentale, esito di un passato di soprusi, deprivazioni ed ingiustizie di tradizione plurisecolare.

Dai miti della pederastia classica e del peccatum sodomitocum medioevale, sino all’introduzione del modello psichiatrico dell’omosessualità (secondo il quale essa consisteva in una condizione innata caratterizzata dall’”inversione dell’istinto sessuale”) e alla diffusione di una campagna di emarginazione del “diverso” dalla seconda metà del XX secolo, la storia dell’amore per lo stesso sesso ha visto avvicendarsi molteplici epoche ed altrettante mutevoli ed oscure ideologie.

La persona omosessuale ed il suo comportamento hanno transitato da una giurisdizione morale (lecito/illecito) ad una religiosa (peccato), per poi traslare ad una visione scientifica (sano/malato) e politica (soggetto di diritto), portando ogni volta con sé qualcosa dello statuto precedente e plasmando una prospettiva ad oggi ancora troppo presente nella morale e nella regolamentazione giuridica di svariati territori occidentali.

Il primo Pride del ’69, nato dalla volontà della collettività di reagire contro un sistema altamente escludente, è nato dalla rabbia di soggettività marginalizzate, dal fuoco della disuguaglianza e dall’ardore di identità (in)visibili, bramose di attuare una rivoluzione sociale e culturale che continua a scardinare e a “dissestare” la nostra società per la costruzione di una pluralità uguale nelle sue diversità (comprendente ad oggi un “arcobaleno” di realtà molto più ampio ed eterogeneo).

“Una lotta forte, gentile e orgogliosa”: è così che il Coordinamento Abruzzo Pride si è espresso nel “Documento politico” redatto recentemente in occasione dell’Abruzzo Pride 2021. Quest’ultimo si è collocato tra le numerose e peculiari iniziative che sono state intraprese e promosse nel territorio nazionale da parte del Movimento LGBTI+ italiano. In particolare, esso ha agito coinvolgendo le realtà di ciascun territorio, tanto differenti quanto legate vicendevolmente nella grande onda della lotta per l’eguaglianza, la dignità e l’affermazione di sé.

L’”Onda Pride” è nata infatti dalla volontà comune di mettere in rete le molteplici declinazioni dell’associazionismo per coinvolgere le istituzioni, i cittadini e le cittadine, amici, amiche e familiari in un grande sforzo unitario. È proprio in questo contesto che l’Abruzzo Pride 2021 ha avuto l’opportunità di prendere piede, parallelamente ai tanti altri eventi organizzati online ed in numerose città e regioni italiane. Ormai alla sua seconda edizione, la manifestazione ha avuto luogo nel pieno rispetto delle normative di sicurezza anti-Covid, evitando ad esempio il noto corteo che da sempre caratterizza il colorato fenomeno del Pride.

La pandemia, che dal 2020 ha profondamente modificato la nostra quotidianità, ha ribaltato la narrazione romanzata della casa come “il luogo più sicuro e pieno di benessere” e ha sollevato in tal senso il velo di invisibilizzazione che si posava sulle soggettività più marginalizzate ed indifese, rivelandone i molteplici punti di fragilità: omolesbobitransfobia in famiglia, difficoltà nel coming out, violenze in casa, mancanza di tutele per le Famiglie Arcobaleno, non inclusione delle persone con disabilità, mancanza di diritti per persone transgender e non-conforming, persone in difficoltà economica e solitudine di persone LGBT+ in contesti che non offrono servizi di socializzazione.

Le cospicue associazioni presenti sul territorio abruzzese (Arcigay Chieti – Sylvia Rivera, Arcigay L’Aquila – Massimo Consoli, Arcigay Teramo, Jonathan – Diritti in Movimento, La Formica Viola, Marsica LGBT, Mazì – Arcigay Pescara, Presenza Femminista) hanno quindi collaborato per “creare anche quest’anno degli spazi dove le persone potranno liberamente autodeterminarsi nonché partecipare a iniziative socio-culturali a L’Aquila e in Abruzzo dedicate alla comunità LGBTI+ e alla lotte contro le discriminazioni” (ilcapoluogo.it), strutturando così una vera e propria “Pride Week” (20-26 giugno 2021): una settimana ricca di eventi, appuntamenti, presentazioni di libri, mostre, interventi politici ed un flash mob finale coordinato dalla drag queen Nausica Vamp e dal gruppo di animazione del Regina friendly, con sede nel Parco del Castello dello stesso capoluogo di regione.

“Durante la Seconda Guerra Mondiale, L’Aquila si è resa protagonista attraverso la sua storica Resistenza partigiana. È il luogo in cui è sepolto uno dei pionieri del primo movimento omosessuale, Karl Heinrich Ulrichs. – che prese la parola al congresso dell’Associazione dei giuristi tedeschi nell’800 per denunciare pubblicamente le leggi “anti-sodomia” – Ha subìto il devastante terremoto del 2009, ma fiera e orgogliosa ha subito iniziato a rimettersi in piedi”. Così ha esordito Michela Di Nardo, portavoce di una delle associazioni del Coordinamento Abruzzo Pride, riconoscendo la singolare importanza di questa iniziativa, unica nel suo genere e necessaria per favorire la piena rinascita del tessuto socio-culturale aquilano.

La comunità LGBT+ ha voluto rimarcare in questo contesto le varie motivazioni che la spingono a portare avanti da anni la lotta per la rivendicazione della propria libertà sessuale, affettiva e di essere, dalle proteste del 1972 fino alle piazze a sostegno del Ddl Zan. Essa agisce nell’ottica di sostenere la legge in discussione al Senato della Repubblica Italiana e di concedere visibilità anche alle identità non-conforming e ai molteplici orientamenti sessuali (come la pansessualità e l’asessualità), spesso impercettibili anche per la stessa comunità arcobaleno.

Vengono richiesti inoltre percorsi più semplici e rapidi per le persone transgender e gender non conforming, tali da garantire un più agevole accesso ai trattamenti medici, ottenere modifiche a dati anagrafici e perseguire un modello fondato sul consenso informato piuttosto che sulla diagnosi clinica. Nell’ottica della tutela delle persone pluridiscriminate, si ritiene inoltre centrale continuare ad affiancare le persone migranti (secondo un’ideologia “decoloniale”) e rigettare qualsiasi narrazione abilista, sostenendo invece gli individui con disabilità ed i loro diritti sessuali tramite l’introduzione della figura dell’”Operatore/Operatrice all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità” (OEAS), a ciò finalizzata.

“Per troppo tempo abbiamo messo dietro le quinte parti della nostra comunità, per troppo tempo abbiamo accettato di rinunciare alla nostra visibilità per sottostare al sistema patriarcale machista”. Queste le parole scelte dal Coordinamento Abruzzo Pride per descrivere il movimento di opposizione da loro portato avanti contro l’eteronormatività, il binarismo di genere e la cultura dominante cis, etero, patriarcale, abilista e maschilista. Il tutto attraverso uno sguardo e una prospettiva intersezionale che possa integrarsi perfettamente nel progetto di laicità e pluralismo ampiamente auspicato per il nostro terreno sociale.

 

Tirocinante: Enrica De Michele
Tutor: Fabiana Salucci

 

Riferimenti:
– Coordinamento Abruzzo Pride. (2021, giugno). Abruzzo Pride. Tratto da abruzzopride.it: https://www.abruzzopride.it/wp-content/uploads/2021/06/Documento-Politico-Abruzzo-Pride-2021.pdf
– Il Capoluogo. (2021, maggio 22). Tratto da ilcapoluogo.it: https://www-ilcapoluogo-it.cdn.ampproject.org/v/s/www.ilcapoluogo.it/2021/05/22/abruzzo-pride-laquila-protagonista/amp/amp_js_v=a6&amp_gsa=1&usqp=mq331AQKKAFQArABIIACAw%3D%3D#aoh=16244403205592&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da&ampshare=htt
– Lingiardi, V. (2016). Citizen gay. Affetti e diritti. Milano: Il Saggiatore.
– Onda Pride. (s.d.). Tratto da ondapride.it: https://ondapride.it/cose-onda-pride/
– Onda Pride. (s.d.). Tratto da ondapride.it: https://ondapride.it/

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare