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La letteratura scientifica mondiale è ricca di studi che esplorano il vissuto materno dal punto di vista psicologico durante la gravidanza, è forse possibile affermare lo stesso rispetto ai padri?
Gli uomini tendono ad affrontare la paternità da un punto di vista prettamente mentale non riuscendo, spesso, ad accedere ai vissuti emotivi che caratterizzano questo momento di vita personale e di coppia. Nel processo che accompagna l’assunzione della funzione paterna, l’uomo può incontrare una serie di difficoltà che possono dar luogo alla cosiddetta “Sindrome di Couvade”, che all’interno del nostro sistema culturale assume un’espressione prettamente somatica.

Il termine “couvade” deriva dal francese “couver”, “incubare, far nascere, covare”; esso simboleggia l’attrazione del padre verso il nascituro e rappresenta uno degli usi più antichi e diffusi tra le popolazioni della terra, tanto da comparire in numerosi resoconti di scrittori dell’età classica fino agli antropologi del nostro secolo. Questa sindrome si verifica più spesso quando la coppia è in attesa del primo figlio. In alcuni casi (tra il 10 e il 65%, a seconda dello studio da cui provengono i dati) il padre somatizza diversi sintomi tipici della gravidanza.

La letteratura antropologica (Frazer, 1910), ci descrive due forme di couvade: la prima viene definita pseudomaterna, in cui l’uomo mette in atto una simulazione del parto con lo scopo di alleviare i dolori della propria compagna e prevenire eventuali pericoli, mentre la seconda viene definita dietetica e consiste nell’osservare un regime dietetico stretto per un tempo prestabilito, allo scopo di preservare la salute del bambino. Il padre pensa di essere unito al figlio da un legame talmente profondo, tanto da ritenere che ogni sua azione avrà ripercussioni sul bambino e sul suo stato di salute. Situazioni di questo tipo sono state osservate ripetutamente in Asia, Africa ed Europa, proprio a riprova del fatto che non si tratta di un costume isolato e raro, ma di una forma di comportamento molto diffusa geograficamente e resistente nel tempo.

Si hanno notizie dell’esistenza di questa sindrome già dagli studi condotti da Reick nel 1914 su suggerimento di Freud, ed è caratterizzata dalla comparsa, in coincidenza dell’ultimo periodo di gravidanza e della nascita, di sintomi somatici quali: nausea, vomito, aumento di peso, dolori addominali acuti, perdita dell’appetito, acuto desiderio per alcune tipologie di cibo, algie dentarie, manifestazioni dermatologiche non giustificate da una patologia riscontrabile; tutte sintomatologie che esprimono l’intensità della partecipazione emotiva alla gravidanza di cui l’uomo non è consapevole. Gli uomini che presentano sintomi di couvade non hanno idea del legame esistente tra i loro sintomi, la gravidanza e il parto delle loro compagne, né si rivolgono al medico per la sintomatologia, ed è come se fossero inconsapevolmente alla ricerca di una sofferenza (Trethowan, 1969). In questi padri si osserva un evidente diniego come meccanismo difensivo, mentre le donne al contrario sembrano avere una consapevolezza rispetto al fatto che i sintomi manifestati dai compagni possano essere associati alla loro gravidanza. Da recenti studi è emerso come a livello ormonale sia stato possibile riscontrare nella maggior parte dei soggetti colpiti, una diminuzione nei livelli di testosterone, ed un aumento di prolattina (uno degli ormoni principali legati alla gravidanza).

Gli esperti differenziano la sindrome di couvade da altri disturbi, come ad esempio la pseudociesi o falsa gravidanza, associata soprattutto alle donne; tuttavia, vengono classificati entrambi come disturbi psicosomatici, ossia problematiche in cui la mente è in grado di causare cambiamenti reali nel corpo. Gli studiosi non sono ancora concordi sull’eziologia di tale sindrome, ma nel corso del tempo è stato possibile identificare alcune cause associate:
– Squilibri ormonali. Secondo alcuni esperti, gli squilibri ormonali prodotti durante la gravidanza nel corpo della donna potrebbero a loro volta influenzare quelli dell’uomo, contribuendo alla diminuzione di testosterone e all’aumento della prolattina.
– Eccessiva empatia. Da alcuni studi emerge come gli uomini che tendono più spesso a mettersi nei panni della propria partner siano maggiormente propensi a manifestare i sintomi di tale sindrome. E dunque, la predisposizione a condividere il peso con la madre o il desiderio di essere parte attiva della gravidanza, potrebbero concorrere all’eziologia della sindrome.
– Ansia e stress. La gravidanza rappresenta uno dei cambiamenti più importanti nella vita di una coppia, pertanto potrebbe assumere una concezione stressante in grado, in tal senso, di favorire l’emergere di un’ansia paterna. Un eccesso di ansia è correlato all’abbassamento del testosterone, e dunque tale condizione potrebbe essere associata all’eziologia di tale sindrome.
– Gelosia. Secondo alcuni psicologi, dal punto di vista inconscio, un uomo che soffre della sindrome di couvade prova gelosia sia verso la posizione di privilegio assunta dalla compagna, l’unica a poter sentir crescere una nuova vita dentro di sé, ma anche verso il bambino, poiché potrebbe sottrargli le attenzioni della compagna.
Secondo gli studiosi la durata della sindrome va dal periodo della gestazione alle prime settimane successive al parto, e nello specifico emerge in modo più intensa nel primo trimestre di gravidanza, per poi ritornare verso l’ottavo – nono mese. La percentuale di uomini che soffrono di questa sindrome è stata valutata, in diversi studi, in una percentuale che varia dal 10 al 75%.

Dal punto di vista medico, la sindrome di couvade non presenta alcun pericolo per gli uomini che ne soffrono. Se però tale condizione rappresentasse una problematica all’interno della coppia, sarebbe consigliabile richiedere il consulto di un professionista della salute mentale, per poter superare, nel modo più ottimale, questa fase.
In risposta alla domanda posta in apertura potremmo affermare che, seppur la ricerca si sia concentrata maggiormente nell’esplorare i vissuti emotivi delle donne durante la gravidanza, è a nostra disposizione una discreta letteratura scientifica in grado di fornirci dati e studi sul vissuto emotivo dei padri; nello specifico, in questo spazio ci si è voluti concentrare maggiormente sulla sindrome di couvade, forse ancora troppo poco conosciuta, per ulteriori approfondimenti sul tema si rimanda ad una bibliografia dedicata.

Tutor: Dott.ssa Fabiana Salucci
Tirocinante: Valeria Della Sabina

 

Sitografia:
https://lamenteemeravigliosa.it/sindrome-di-couvade-gravidanza-empatica/

Couvade: le radici dei “nuovi padri” (n. 03/10)

La sindrome della Couvade: i sintomi del padre in attesa


Bibliografia:
P. Benvenuti, Psicopatologia nell’arco della vita, Seid Editori, 2007
S. Lera, F. Bazzani, La sindrome della Couvade, Riv. sessuologia, vol. 31 n. 3 2007

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