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Tendenzialmente, i motivi che spingono le persone all’uso dei piercing genitali sono:

a) motivi estetici
b) per distinguersi dagli altri
c) per segnare il passaggio fra un tipo di vita e un’altra
d) per aumentare il piacere sessuale dovuto all’incremento della stimolazione.

La pratica è frequente in diverse società tribali dell’Asia sud-orientale, ed era presente già nel KāmaSūtra risalente a quasi 1500 anni fa. Nel mondo occidentale la diffusione risale agli anni settanta del secolo scorso mentre, in molte e attuali culture primitive/indigene, rappresenta a tutt’oggi un rito di passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti.

Gli uomini che ricorrono al piercing genitale lo fanno anzitutto per decorare il proprio corpo, ma la loro motivazione principale è in genere quella di migliorare le prestazioni sessuali, o l’intensità delle sensazioni che da esse derivano (sia proprie, sia nel/nella partner). I principali piercing maschili sono:
● il Didoe o Dydoe: consiste nell’applicare un barbell (o barretta) alla base del glande. Generalmente è praticato da uomini circoncisi.
● il Prince Albert: dove il piercing attraversa l’uretra ed esce accanto al frenulo, sotto il glande. Qui in genere viene applicato un anello. E’ molto diffuso nella comunità gay.
● l’Ampallang: la barretta attraversa il glande in senso orizzontale. Operazione delicata che, in alcuni casi, può attraversare l’asta del pene arrivando ad attraversare i corpi cavernosi.
● il Frenulo: la barretta è posta alla base del glande.
● il Guiche: si applicano le barrette o anelli nella zona posta tra lo scroto e l’ano.
● il Foreskin o Prepuzio: uno o più anelli vengono infilati su tutta la lunghezza del pene.
● l’Apadravya: la barretta attraversa verticalmente il glande.

Le donne ricorrono al piercing nelle parti intime con l’obiettivo di decorare e celebrare i propri organi genitali, che nella cultura occidentale non sono mai molto valorizzati. I piercing femminili hanno origine nelle mutilazioni genitali, peraltro ancora largamente praticate, per impedire alla donna di avere rapporti sessuali, o di avere rapporti sessuali soddisfacenti. Realizzati in determinate aree possono, al contrario, risultare stimolanti.

I principali piercing femminili sono:
● il Cappuccio del clitoride (Hood): il cappuccio che ricopre il clitoride viene attraversato in senso orizzontale o verticale da un anello o da una barretta (Barbell);
● Clitoride: un anello o una barretta attraversa il clitoride;
● Grandi e piccole labbra: uno o più anelli vengono posti sulle labbra;
● Forchetta: Piercing recente in cui vengono unite le due piccole labbra alla base della vulva.

Quasi un giovane italiano su dieci, tra i 14 e i 25 anni, ricorre alla pratica del piercing, cioè si fa applicare un anello in varie parti del corpo, prevalentemente erogene. La pratica e’ diffusa soprattutto tra i maschi, per una scelta di maggiore stimolazione sensoriale, cioè’ per un ”consumismo sessuale” che porta a ricercare un piacere aggiuntivo ed indipendente dalla presenza dell’altro. E’ il risultato di una serie di studi condotti dalla dottoressa Patrizia Pezzella, sessuologa dell’Agico, l’associazione dei ginecologi consultoriali. “C’e’ il desiderio di aggiungere qualcosa in piu’ al piacere, che viene così’ vissuto come fine a se stesso. Praticato in alcuni punti del corpo come mammelle e genitali, ma anche all’erotizzante ombelico, il piercing e’ quindi una perversione che ha lo scopo di amplificare la stimolazione sensoriale”. Alcuni medici ritengono che i piercing genitali maschili che interessano il glande aumentino il rischio di trasmissione di malattie veneree rendendo meno efficace la protezione offerta dal preservativo.

In due diverse indagini, dal 5% al 18% degli uomini con un piercing genitale avevano in effetti riscontrato dei non meglio specificati “problemi ad usare i preservativi”. Al di là di funzioni prettamente estetiche, si ritiene anche che indossare un Prince Albert aumenti la stimolazione sessuale sia in chi lo indossa che nel partner che viene penetrato. Ciò sarebbe dovuto alla pressione esercitata dal piercing sul glande durante il rapporto sessuale che potrebbe condurre ad un’eiaculazione più veloce.
Il boom di questa pratica ha identificato una forma di parafilia, la “stigmatofilia” cioè l’attrazione nei confronti delle persone con piercing, tanto da generare un modello di comportamento sessuale in cui la fonte del piacere proviene da oggetti, situazioni, attività inusuali. Una corrente psicologica sostiene che coloro che hanno questa parafilia, presentano o sono attratti dall’idea della sofferenza provata dalla persona che si è sottoposta ad un tatuaggio o piercing.

La “stigmatofilia” non è considerata una perversione o una malattia mentale. Ciò è dovuto al fatto che non comporta alcun danno per l’altra persona né modifica il suo comportamento. Per parlare di disturbo psicologico, devono presentarsi due condizioni. La prima è che una persona ne ferisca un’altra. La seconda è che questo comportamento causi angoscia o malessere persistente alla persona con “stigmatofilia”. La “stigmatofilia” come parafilia, invece, non arreca alcun danno, né alla persona che la prova né all’oggetto del desiderio. Pertanto, e anche se ogni caso è unico, non si tratta di un desiderio irrefrenabile e perverso che debba culminare inevitabilmente nell’atto sessuale.

 

Tutor: Dott.ssa Fabiana Salucci

Tirocinante: Dott. Daniele Calicchia

 

Sitografia

https://www.clinicadellacoppia.it/il-piercing-nelle-zone-intime/
http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnSalute/1997/01/10/Altro/PSICOLOGIA-PIERCING-COME-STIMOLAZIONE-SENSORIALE_152800.php#
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Prince_Albert_(piercing)
https://www.google.it/amp/s/lamenteemeravigliosa.it/stigmatofilia-attrazione-piercing/%3famp=1

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