Pornopedagogia

E’ tendenza comune rappresentare la pornografia come il male e la sua fruizione come ostacolo ad una sana evoluzione del comportamento sessuale. Questo pensiero è il riflesso di uno stereotipo che inevitabilmente porta buona parte degli utilizzatori dell’hard a indebolire il proprio punto di vista, attivando atteggiamenti dipendenti e in alcuni casi alterando il benessere psico-fisico.

Possiamo affermare quindi che: è lo stereotipo socialmente condiviso ad identificare certe convinzioni come pericolose e disturbanti. Tra queste troviamo quelle che associano il porno alla violenza, al degrado, alla droga e allo sfruttamento.

Ma la connessione che unisce l’esposizione della pornografia all’agito aggressivo e violento non ha fondamento scientifico, tanto che Ogien (2003) ironicamente osserva: “Se bastasse essere esposti sistematicamente alla pornografia per diventare uno stupratore potenziale o effettivo, gli individui più pericolosi dovrebbero essere i membri delle commissioni di classificazione dei film che passano il tempo a visionare film porno”.

Ovidie (2002) suggerisce la lettura del libro Storia della violenza sessuale: XVI-XX secolo (Vigarello, 1998), per sottolineare come questo sia stato compiuto in tutti i periodi storici e che “per esistere non ha aspettato che una banda di allegri buontemponi si filmassero mentre facevano l’amore” (Ovidie, 2002).

Per l’autrice la messa in atto dello stupro è l’espressione del desiderio di sottomettere l’altro e osserva come le comunità con il più alto tasso di crimini sessuali siano anche le più repressive.

Lederer (1980) introduce due teorie antitetiche sul tema: una prima basata sulla catarsi,

che non prevede una relazione causale tra l’esposizione alla pornografia e la tendenza allo stupro anzi, ipotizza che più si consuma pornografia e meno si passa all’agito; ed una seconda teoria basata sull’imitazione, dove la pornografia è vista come promotore del comportamento “antisociale” ovvero più si consuma pornografia e più si passa all’agito.

La pornografia, dunque, cosa è? Un contenitore vuoto teso a riempirsi del vastissimo insieme delle fantasie sessuali umane o uno specchio fedele di queste stesse fantasie? In altre parole, la pornografia influenza o rappresenta il suo consumatore? Circoscrivere una risposta è difficile ma potrebbe essere opportuno “promuovere una salute sessuale strettamente connessa al concetto più ampio di educazione sessuo-affettivo-relazionale”. (Quattrini 2010)

Educare alla pornografia può essere utile per sfatare falsi miti sull’immaginario dell’hard collettivo e riconnettersi con quella parte dell’esperienza del piacere che riguarda gli aspetti di una sessualità libera da vincoli sociali.

La pornografia è un erotismo privo di immaginazione, carente di pensiero creativo.

E’ sessualità esplicita, ovvero sessualità svelata (intesa come “senza veli”, esposta agli occhi di chi guarda).

E per rendere la pornografia uno strumento pedagogico si necessita di un’azione educativa sulla sessualità e sui generi sessuali, considerato che quanto rappresentato nel materiale pornografico spesso è un’esasperazione di stereotipi sessuali e di genere che riflettono la cultura odierna.

Andrebbero organizzati dei corsi di educazione all’affettivà e alla sessualità, che nella realtà dei fatti non sono contemplati come istruzione obbligatoria nel curriculum educativo ma “sono nel campo di nessuno e di solito sono pianificati come attività extracurricolare, equiparati all’educazione stradale o nutrizionale ” (Hurtado en Cabrera). Inoltre, quando vengono organizzati si limitano ad insegnare come indossare un preservativo e a spiegare l’uso della pillola contraccettiva. Quando invece andrebbero associati ad argomenti come: imparare a rispettare l’altro e se stessi; dire di no quando qualcosa non piace o dire cosa piace, incentivando lo sviluppo di relazioni affettive più egualitarie. I ragazzi hanno dubbi su tutto e trovano difficile affidarsi a qualcuno per fare chiarezza e se la scuola non lo fa, internet e / o un film porno ne fanno le veci (Rius, 2015).

Quindi considerare criticamente la pornografia potrebbe portare a problematizzare i quadri di disuguaglianza di genere, discriminazione nei confronti delle espressioni sessuali e canoni estetici / corporali egemonici. Non intervenire in questo senso potrebbe contribuire solo a far intrufolare la sessualità nei monitor del PC o del televisore nei termini di una società maschilista sessista. (Figari, 2008).

“Tra le funzioni dell’educazione sociale si trova la prevenzione, mediazione ed educazione che dovrebbero concentrarsi ad educare la società nell’uguaglianza […] tra uomini e donne” (Torri e Valdepeñas, 2015). Affinché, in questo modo, si possa giungere a “generare contesti educativi nell’ uguaglianza di genere […], evitare la violenza di genere, affinché le persone possano svilupparsi liberamente, avere il diritto ad un’educazione libera dal sessismo ed assicurare nella società l’uguaglianza reale tra uomo e donne (Torres et al., 2015).

Tirocinante: Annalisa De Angelis

Tutor: Fabiana Salucci

Bibliografia

-Cabrera, E. (2013). España ignora la educación sexual. El Diario. Recuperado de: http://www.eldiario.es/sociedad/Espana-ignora-educacion-sexual_0_89241260.html

-Figari, C., E. (2008). “Placeres a la carta: consumo de pornografía y constitución de géneros” en La Ventana. Nº.27.

-Marzano, M. (2003). La pornographie ou l’épuisement du désir. Paris: Buchet Chastel.

-Menéndez, M. (15 de septiembre de 2013). La “insuficiente” educación sexual de unos adolescentes cada vez más precoces. RTVE. Recuperado de: http://www.rtve.es/noticias/20130915/insuficiente-educacion-sexual-jovenes-deriva-aumentoenfermedades-transmision/746312.shtml

– Ogien R., (2003). Penser la pornographie. Paris: Presses Universitaires de France. (trad.it., Pensare la pornografia. Tutti la consumano, nessuno sa cos’è. Milano: Isbn Edizioni, 2005).

-Ovidie, (2002). Porno manifesto. Paris: Flammarion. (trad.it. Porno manifesto. Storia di una passione proibita. Milano: Baldini & Castoldi, 2003).

 -Quattrini F., (2010). “La società e il porno. Una riflessione psicosociale”, Rivista telematica di Psicologia e Psicoterapia CISP.

– Quattrini F., Spaccarotella M. (2010), “Pornografia, pornofilia e pornodipendenza”, Psicologia Clinica e Psicoterapia Oggi.

-Quattrini F., (2015). Parafile e devianza. Giunti Editore, Firenze.

-Rius, M. (4 de noviembre de 2015). “Paso del preservativo” en La Vanguardia.

-Torres, M. R., Valdepeñas, B. (2015). El caldo de cultivo de la violencia de género en la adolescencia y juventud, la respuesta jurídica y el papel del educador o educadora social. Revista de Educación Social (R.E.S.).

Sitografia

http://diposit.ub.edu/dspace/bitstream/2445/110248/1/TFG_Cristina_Richart.pdf

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