Profili pericolosi

Gli animali, dunque l’uomo, costruiscono “categorie” funzionalmente discriminanti di appartenenza, basate su fattori di vario tipo (per età, genere sessuale, posizione sociale o lavorativa, religione, appartenenza politica, tifo per una squadra di calcio, ideologie di riferimento, appartenenza etnica, etc…), tendendo a massimizzare le somiglianze tra i soggetti all’interno della categoria a cui si sentono appartenere e, al contempo, le differenze con le categorie contrapposte alla propria. Nell’uomo come nell’animale è, quindi, innata la tendenza a costituire gruppi, a sentirsene parte ed a distinguere il proprio gruppo di appartenenza (ingroup) da quelli di non-appartenenza (outgroup), esprimendo, consequenzialmente, atteggiamenti di favoritismo per il proprio gruppo e l’inverso per il gruppo ‘esterno’.

L’appartenenza ai diversi gruppi fornisce la base psicologica per la costruzione della propria identità sociale. L’individuo confronta continuamente il proprio ingroup con l’outgroup di riferimento, con una condotta marcatamente segnata da errori valutativi, in favore del proprio ingroup; per cui il proprio gruppo viene implicitamente considerato “migliore” rispetto agli “altri”, che vengono metodicamente svalutati o confrontati in chiave critica. Tale fenomeno ancestrale, può condurre gli individui alla continua ricerca di occasioni di “confronto sociale” (un esempio classico sono i continui confronti tra opposte tifoserie del tifo organizzato) ed è alla base di atteggiamenti fobici quali la xenofobia (sentimento di avversione generica e indiscriminata per gli stranieri e per ciò che è straniero, che si manifesta in atteggiamenti e azioni di insofferenza e ostilità verso le usanze, la cultura e gli abitanti stessi di altri paesi), dunque il razzismo e l’omofobia. Questi ultimi condividono la stessa matrice; tuttavia, l’evoluzione (lo sviluppo di un’articolata corteccia prefrontale, a livello anatomico, negli esseri umani) e la maggior conoscenza e sensibilità rispetto a tali argomenti, venutesi a sviluppare durante l’epoca moderna e post-moderna, anche grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, fa sì che l’adozione di atteggiamenti ad essi correlati riguardi ben poca parte della popolazione mondiale e solo individui con una specifica struttura di personalità.

È del 2015 la ricerca effettuata dal team di Jannini in merito alla struttura di personalità caratteristica negli individui manifestamente omofobi. I ricercatori, avvalendosi della versione, dagli stessi tradotta, dello strumento validato da Wright, Adams e Bernat (1999), la Homophobia Scale (HS), hanno esaminato una popolazione di 560 studenti universitari italiani, rispetto le variabili: meccanismi di difesa, stile di attaccamento e sintomi psicopatologici. I risultati della ricerca, pubblicati su The journal of sexual medicine (2015), hanno evidenziato come gli individui manifestamente omofobi, che risultano, in realtà, esser solo una minima percentuale della popolazione presa in esame, utilizzino meccanismi di difesa immaturi (misurati attraverso il DSQ-40), quali: proiezione, acting-out, isolamento dell’affetto, svalutazione, negazione, aggressività passiva, spostamento, dissociazione, scissione e somatizzazione (McWilliams, 2012); abbiano uno stile di attaccamento non sicuro (in particolare la RQ sottolinea una correlazione con lo stile di attaccamento ansioso) e tratti di personalità orientati alla ‘psicoticismo’ (Eysenck, 1987), ovvero: impulsività, aggressività, ricerca di sensazioni e scarsa sensibilità sociale (misurati attraverso il DSQ-40). I movimenti di aggregazione di più o meno recente nascita, impregnati di tali ideali (razzismo ed omofobia), appaiono, dunque, ad un’analisi scientifica, come l’esatto prodotto dell’altra faccia della medaglia della ‘Era dei Social’; ovvero, nient’altro che un insieme di individui con disagi simili, ai quali la possibilità d’accesso al web ha conferito potere mediatico, in un secolo pervaso da patologie narcisistiche.

A cura della tirocinante IISS: Tjuana Foffo

Tutor: Davide Silvestri

 

BIBLIOGRAFIA

  • Ciocca G., Tuziak B., Limoncin E., Mollaioli D., Capuano N., Martini A.& Siracusano A. (2015). Psychoticism, immature defense mechanisms and a fearful attachment style are associated with a higher homophobic attitude. The journal of sexual medicine, 12(9), 1953-1960.
  • Eysenck H. J. & Eysenck M. W. (1987). Personality and individual differences. New York, NY: Plenum.
  • McWilliams N., Schimmenti A. & Caretti V. (2012). La diagnosi psicoanalitica. Astrolabio.
  • Tajfel H., Gruppi Umani e Categorie Sociali, Il Mulino, Bologna 1999.
  • Taylor D. M., Moghaddam F. M., Teorie dei Rapporti Intergruppi, Imprimitur, Padova 2001.
  • Wright L.W., Adams H.E., Bernat J., Development and validation of the homophobia scale. J Psychopathol Behav Assess, 1999;21:337–47.

SITOGRAFIA

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