Il pubblico dolore del privato

I tre – si legge nei documenti a disposizione del Gip – tenendomi anche per la gola quasi a strozzarmi, facendomi rimanere senza respiro, mi calavano i pantaloni e poi gli slip. Mentre due mi tenevano ferma con le gambe aperte, il terzo abusava sessualmente di me, penetrandomi nella vagina, dando poi il cambio agli altri due, che mi penetravano anche loro nella vagina… … dopo avermi fatta rinvenire e lavata sulla riva venivo nuovamente trascinata da questi per circa due – tre metri verso la spiaggia, ad almeno 15 metri dal mio amico, che sentivo ancora lamentarsi. Ancora immobilizzata da almeno due di questi, ancora di schiena sulla sabbia, venivo girata su un fianco e penetrata contemporaneamente da due di questi criminali sia in vagina sia nell’ano dove mi eiaculavano.

Questo è parte del racconto riportato nei verbali resi noti alla stampa dello stupro avvenuto tra il 25 e il 26 Agosto a Rimini ai danni di una turista polacca. Lo stesso branco si è poi accanito su un transessuale brasiliano, con lo stesso grado di violenza inaudita. Quello che ci siamo chiesti, leggendo questi stralci di un resoconto intimo e doloroso è “Perché lo sto leggendo, perché io che sono un perfetto estraneo, non conosco la vittima, sono venuto in possesso di dettagli di una scena raccapricciante, priva di ogni valore umano, la parola stupro non è già terribile di suo? Non offre già l’agghiacciante visione di una violenza che non accenna a fermarsi e che dilaga come una piaga dell’uomo civile?” Uno dei motivi principali per cui questa tipologia di informazioni vengono trattate attraverso un racconto in prima persona, si riferisce al forte effetto che l’emozionalità riveste per il lettore e/o per il fruitore del messaggio. La forte prevalenza di aspetti emozionali su quelli razionali all’interno della comunicazione di massa è giustificata dalla forte propensione per i primi. Non a caso il racconto in prima persona di esperienze come quella dello stupro, fungendo da “testimonianze dirette”, finisce per diventare il veicolo attraverso il quale il lettore si avvicina alla storia e ci si immedesima. Il richiamo sessuale che può essere ritrovato anche in un articolo di denuncia o di cronaca e che quindi elude la pura informazione, diviene necessario in termini di traino commerciale, infatti la comunicazione legata alla stampa oscilla tra messaggi meramente informativi, culturali e ricreativi, e vere e proprie azioni di marketing. In questa modalità rappresentativa, il giornale e la carta scritta rappresentano una sorta di scelta cosciente da parte del fruitore del messaggio. Il sesso viene frequentemente utilizzato per suscitare attrattive istintuali capaci di orientare le scelte sui diversi prodotti editoriali in concorrenza. La sovraesposizione a stimoli sessuali ha fatto si che i messaggi puramente informativi non hanno più un forte appeal sul lettore comune e pertanto il messaggio, per risultare più incisivo e anche più attrattivo, a prescindere dal tipo di emozione che vuole suscitare, ha bisogno di essere intriso di particolari anche più intimi e per certi versi scabrosi che in qualche modo possano riattivare l’attenzione anche di un lettore distratto. Il piacere diviene così, in ogni sua forma il nuovo confine, il reale discrimine tra il bene e il male. È questa la strategia comunicativa che viene utilizzata dai mass media per attrarre lo spettatore e sollecitare risposte istintuali. Lo stupro di per sé è un evento orribile e va sempre e solo condannato. Le donne vittime di questo dolore indelebile non saranno mai in grado di dimenticare e forse neanche superare la ferocia di questo atto carico di disumanità. Non servono particolari per comprendere la gravità e forse in alcuni casi ci chiediamo dove finisce il diritto di cronaca e inizia il diritto di essere tutelati. È così necessario scavalcare la dignità di una donna ai fini di azioni commerciali, probabilmente camuffate da sentimenti di indignazione e commiserazione? Questo articolo non vuole giudicare o condannare determinate modalità di informare, ma vuole lasciare aperte delle domande allo scopo di suscitare una riflessione: “È giusto che la privacy di una persona venga violata e che i verbali della polizia vengano utilizzati dai media, quasi come racconti pornografici? L’informazione di questo genere ha lo scopo di intrattenere il lettore o di suscitare indignazione?” Ci auguriamo che ognuno di noi sia spinto ad un’attenta riflessione e che sia in grado di leggere in maniera critica ciò che i giornali “scelgono” di comunicarci. Come dice la giornalista Annalena Bennini de Il Foglio: “L’attualità rende misero il talento, ma i giornali trasformati nei mattinali ci rendono più miseri”.

TIROCINANTI: GRANO ELISA, LAMBERTO SIMONE

TUTOR: ATTANASIO MARGHERITA

SITOGRAFIA

http://www.sokratis.it/capire-leconomia-lezione-7-effetto-traino-e-effetto-snob/

https://www.nuovaresistenza.org/2017/09/gli-stupri-rimini-luso-pornografico-dei- verbali-della-polizia/

Stupri e dettagli sui giornali, perché?

http://www.globalist.it/news/articolo/2011019/morbosita-pornografica-e-zero-sensibilita-cosa-libero-ha-raccontato-lo-stupro-di-rimini.html

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/rimini-lorrore-spiaggia-stupri-ripetuti-e-doppia-1438282.html

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