in Sexlog, Devianza e Parafilie

Difficilmente la razionalità umana può tentare di percepire le ratio per cui affetto e tenerezza divengono trasgressione o aberrazione, ma labile è il confine che separa il bene dal male, il deviante dal conformista, l’antisociale dal timorato di Dio o dello Stato, mutando i sentimenti positivi di un uomo verso un animale in risvolti più perversi e peccaminosi. La Zoofilia o <<Pet Lust>> è una parola derivante dal greco “zoon” (animale) e“philia” (amicizia, amore) che descrive un amore o un interesse per gli animali (non facendo differenziazioni fra quelli tipicamente domestici o selvatici in natura). Nonostante i vari appellativi con cui tale parafilia è conosciuta o evocata dall’opinione pubblica, vi sono delle doverose precisazioni concettuali da rappresentare, sulla base di una tassonomia menzionata da Krafft-Ebing (1886, p.607) nel suo <<Psychopatia Sexualis>>:

  • Col termine bestialità s’intende l’accoppiamento o il contatto degli organi genitali umani con quelli animali di tipo non patologico e anaffettivo, frutto essenzialmente di una “bassa moralità” e figlio di ambienti sociali marginali e rurali di provenienza geografica del soggetto, dove il desiderio sessuale (Nagaraja,1983) quando non vi era la possibilità di essere soddisfatto in modo “naturale”, veniva appagato con il contatto fisico di un animale;
  • Col termine zoofilia erotica si intende un coinvolgimento non solo fisico-estetico ma anche emotivo, proprio di una relazione che si spinge oltre l’effimero raggiungimento del piacere sessuale. Tale precipua forma di amore, derivante da atti di libidine con animali, viene considerata un vero “atto d’amore”, un “donare e ricevere piacere” in conseguenza di un’azione <<afrodisiaca>> dell’atto stesso;
  • Col termine zooerastia si indica il contatto sessuale ma con una componente decisamente patologica[1], derivante da gravi tare mentali ereditarie, da nevrosi dovute a fattori costituzionali, come valida alternativa al trauma dell’impotenza maschile, nel tentativo di avere un coito con un soggetto femminile o come acting-out perversi aventi natura impulsiva.

Le condotte sessuali con gli animali sono concretizzabili in tre tipi di manifestazioni:

  1. a) occasionali o opportunistiche di tipo non esclusivo (avere esperienze occasionali con animali per la non disponibilità di partner umani, per curiosità o per fare “esperienza”);
  2. b) permanenti o esclusive (avere rapporti con animali in modo stabile e prolungato, con la sostituzione o limitazione dei rapporti sessuali “normali” o contemporaneamente ad essi);
  3. c) sadiche (avere rapporti che implicano l’uso della violenza e che procurano lesioni, ferite o morte dell’animale), chiamato anche zoosadismo (provando piacere nell’osservare o infliggere sofferenze o morte ad un animale).

Tale specifica parafilia è annoverata nel DSM-5 (APA, 2013) nei Disturbi parafilici con altra specificazione: in particolare, è inquadrata fra quei comportamenti clinici aventi un modus operandi il cui focus erotico è finalizzato su scopi non umani[2]. Storicamente, la zoofilia è sempre esistita essendone state accertate tracce anche nell’Era primitiva, legate al culto di divinità mitologiche delle popolazioni arcaiche. Soltanto nel Medioevo, con l’intervento della Chiesa, la stessa venne equiparata alla stregua della sodomia e considerata sacrilega come l’omosessualità, i rapporti anali/orali e la masturbazione poiché non finalizzate fisiologicamente alla riproduzione umana. Avere un rapporto sessuale con animali era quindi considerato, in base alla legge mosaica dell’Antico Testamento, un’eresia da punire con la morte, culminante nell’esecuzione della pena capitale tramite il rogo dell’autore. Nelle fonti giuridiche dell’epoca, frequentemente compaiono casi di zoofilia, specialmente con esemplari bovini e canidi in tutte le fasce della popolazione, generalmente sfocianti in condanne draconiane e confessioni ottenute sotto tortura, tipiche del sistema inquisitorio. L’espressione tedesca “Kuhgyher” (fottitore di vacche) nel XV secolo costituiva un’ingiuria molto diffusa nei confronti dei rivali appartenenti a confederati opposti: tale connotazione di comportamento deviato e penalmente rilevante durò con la Riforma cattolica fino al XIX e XX secolo (in Svizzera i colpevoli erano condannati a una multa o una pena detentiva, considerati etiologicamente come casi di patologia mentale). Nel nostro ordinamento giuridico, attualmente, la zoofilia è considerata maltrattamento sugli animali (delitto perseguibile d’ufficio), con un inasprimento delle pene qualora dalla condotta derivi la morte dell’animale[3].

Le componenti psicologiche che spingono le persone a soddisfare i propri bisogni sessuali con gli animali sono svariate, andando dal puro divertimento alla lussuria, dalla curiosità al sadismo fino a giungere al delirio di onnipotenza che mira ad ottenere il controllo della vita e della morte sull’animale, come avviene in alcune pratiche zoosadiche. Non raro è l’atteggiamento di chi prova per gli animali emozioni vere, reali o relazionali non basate esclusivamente sull’attrazione sessuale fine a sé stessa ma comune ad una forma di pathos definibile come un amore romantico, sentimentale e non limitato ad una semplice attrazione o bisogno sessuale. In quest’ottica viene negato energicamente che da tale condotta possa derivare offesa o sofferenza per l’animale. Fra le giustificazioni preferite dagli autori vi sono le classiche tecniche di neutralizzazione, tese ad escludere o attenuare la responsabilità individuale della propria condotta antisociale, negando l’illiceità del comportamento posto in essere (utilizzati, con motivazioni differenti, anche da pedofili e sex offender):

  1. Deresponsabilizzazione, ovvero la negazione della propria responsabilità;
  2. Minimizzazione del danno arrecato;
  3. Negazione della vittima, attribuendo responsabilità inconsce all’animale di aver provocato l’offender;
  4. Condanna di chi condanna, biasimando il giudizio altrui per il fatto-reato;
  5. Richiamo ad ideali più alti.

Epidemiologicamente, dati e numeri sul fenomeno scarseggiano: in Italia non vi sono informazioni e ricerche attendibili sul fenomeno, sebbene la pornografia zoofilica sia consultabile in rete, confermando quindi l’esistenza di un reale interesse verso determinate riproduzioni filmiche. Negli Stati Uniti, diversamente, troviamo alcuni motivi di riflessione: gli studi empirici sulla bestialità indicano che tale contatto sessuale con gli animali è più comune negli uomini che nelle donne (vedi Miletski [2002] e Beetz e Podberscek [2005] per recensioni critiche). Nei loro studi ben noti sul comportamento sessuale di uomini americani, Kinsey e colleghi hanno riferito che l’8% dei maschi e il 3,6% delle donne post-pubertà hanno avuto contatti sessuali con animali (Kinsey, Pomeroy e Martin 1948; Kinsey et al.1953)[4]. In un successivo studio (2002) compiuto all’interno di un penitenziario federale su un soggetto maschile recluso per un caso di zooerastia, è stato dimostrato che l’interazione sessuale con un esemplare femminile di cavallo comportava un sexual arousal molto forte: l’attrazione sessuale per tale partner era data dal fatto che l’oggetto sessuale era più disponibile di quello umano, mostrando prova di un’erezione molto vigorosa all’esame fallometrico, in reazione alla visione di immagini di animali. Nonostante i casi di bestialità siano comunque rari a cospetto di altre parafilie, dalla disamina su un campione di osservazione composto da soggetti eterosessuali il 5,3% ha risposto di avere fantasie sessuali per gli animali, essendo anatomicamente attratti da una vagina enorme che fa immaginare vividamente di avere un altro corpo oltre al proprio.[5] Hani Miletski, in una ricerca del 2015, ha conclamato la natura egosintonica di tale parafilia senza riscontrare disagi per il benessere psico-fisico dei praticanti: viceversa, se non altamente motivati a lavorare su se stessi, i soggetti zoofilici hanno dimostrato di anteporre una ferrea resistenza al cambiamento tale da incrementare l’insorgenza di disturbi dell’umore come ansia, depressione, senso di isolamento e ideazioni suicide in conseguenza dell’idea di abbandonare il loro oggetto sessuale.[6] Ancora, analogamente ai rischi che si corrono fra esseri umani con le malattie sessualmente trasmissibili, il Professor Sing [7] ha mostrato perplessità nel sottovalutare i rischi di contagio di malattie altamente pericolose per l’uomo come la leptospirosi (malattia infettiva acuta sistemica di tipo vasculitico, causata dallo spirochete Leptospira), rabbia (malattia virale che causa l’infiammazione acuta del cervello negli esseri umani) o tumori agli organi genitali.

Da questa panoramica, è chiaro che il fenomeno zoofilico risulta ad oggi non opportunamente approfondito, ma l’obiettivo della psicologia e della sessuologia è uno: adottare gli opportuni accorgimenti affinché l’educazione sessuale divenga argomento didattico necessario ad un corretto sviluppo sessuo-affettivo e non rimanga lo spauracchio di una mentalità bigotta non in linea con l’ammodernamento necessario dell’epoca in cui viviamo.

Sapere Aude.

 

Tirocinante: Andrea Carbone

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia e Sitografia

 

[1] Troiano. C. (2014) Crimini sessuali contro gli animali caratteristiche, comportamento e profili di politica criminale -Roma – Copyright LAV Lega Anti Vivisezione.

[2] Quattrini, F. Parafilie e Devianza – Psicologia e Psicopatologia del comportamento sessuale atipico – Giunti Editore S.p.A. – p.200-201.

[3] Website https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-ix-bis/art544ter.html

[4] Herzog, H. A. (2007) Gender Differences in Human–Animal Interactions: A Review – Anthrozoos Vol. 20, ISSUE 1 – Ed. Isaz.

[5] Earls, C. M. e Lalumière, M. L. (2002) A Case Study of Preferential Bestiality (Zoophilia) Sexual Abuse: A Journal of Research and Treatment, Vol. 14.

[6] Miletski, H. (2015) Zoophilia—Implications for Therapy – Journal of Sex Education and Therapy Vol. 26 – Published online: 21 Jan 2015 pp. 85-89

[7] Singg, S. (2017) Health Risks of Zoophilia/Bestiality – Journal of Biological and Medical Sciences – Ed. Omics International.

 

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