Quando portare a spasso il cane significa tutt’altro

A partire dagli inizi del nuovo secolo si è diffusa una pratica sessuale tanto estrema quanto rischiosa: il dogging. La parola, di evidente origina anglosassone, trae origine dall’abitudine di portare a spasso il cane nei parchi – infatti è chiamata anche dog walking – ma in ambito sessuale si riferisce ad una pratica ben precisa. Riporto qui la definizione di Linda Johnson. “Dogging è un eufemismo inglese per definire il coinvolgimento in atti sessuali in un luogo pubblico o semipubblico o il guardare altri farlo. Possono esserci più di due partecipanti; possono essere inclusi sia sesso di gruppo che gang bang [ovvero tanti individui che hanno rapporti con una sola donna o uomo, solitamente sottomettendola/o NdR].

Venendo incoraggiato l’atto di guardare, voyerismo ed esibizionismo sono strettamente associati al dogging.” (Johnson, 2012). Questo tipo di attività sessuale si è registrato inizialmente in Gran Bretagna per poi diffondersi più o meno rapidamente in altri paesi europei (e non solo). La diffusione della pornografia amatoriale su internet ha sicuramente contribuito alla diffusione della conoscenza relativa a tale pratica e che questo possa aver spinto persone curiose alla messa in atto di comportamenti simili non si può escludere a priori.

Spesso nel dogging un marito cuckold – nel gergo sessuale questo termine si riferisce alla triolagnia, cioè l’indurre il proprio partner ad avere rapporti sessuali con altri individui – che può o meno partecipare attivamente all’azione, permette ad altri uomini sconosciuti o anche conosciuti (anche solo via internet o chat) di avere dei rapporti con la propria moglie. Molte volte il marito riprende con il cellulare o con la telecamera questi incontri che avvengono all’interno della propria autovettura, accanto alla stessa, o in mezzo a parchi, boschi, spiagge e così via.

La donna è spesso in una condizione di volontaria (auspicabilmente) sottomissione e viene letteralmente coinvolta in varie attività sessuali da maschi di turno. Inutile dire che la pratica porta con sé dei rischi notevoli sia per l’incolumità stessa di chi si sottopone a situazioni del genere sia per il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili data la fortuità degli incontri. Frequentemente, inoltre, tali pratiche vengono associate allo scambio di coppia e a vere e proprie orge.

Dal punto di vista clinico queste parafilie, ovvero triolagnia, esibizionismo e il guardare apertamente attività sessuali altrui di per sé non sono considerabili patologie se la vita degli individui che le praticano non ne risente sul piano relazionale, familiare, lavorativo e del benessere personale. Esse sono di interesse patologico quando divengono condotte totalizzanti che compromettono le aree di funzionamento sopra descritte, fermo restando i pericoli di un tale comportamento, spesso al limite della legalità. Scrive Sarah Lyall sul New York Times nel 2010 riferendosi a un parco presso il villaggio di Puttenham in Gran Bretagna: “Sfortunatamente per molte persone questo posto è anche famoso per essere stato inserito in elenchi di posti consigliati dove andare a fare “dogging“, cioè fare sesso in pubblico, a volte con i partner che hai appena incontrato online, in modo che altri possano vederlo. Il bosco sotto al crinale è così popolare come luogo per il sesso gay (per lo più durante il giorno) e il sesso eterosessuale (soprattutto di notte) che la polizia ha designato per “ambiente sessuale pubblico”. … Il sesso pubblico è un’attività popolare e quasi legale in Gran Bretagna, secondo le autorità e il gran numero di siti Web che la promuovono. (È considerato un crimine solo se qualcuno lo testimonia, è offeso ed è disposto a presentare un reclamo formale.) La polizia tende ad evitare frequentemente ambienti di sesso pubblici, in parte a causa dell’amara eredità del periodo in cui il sesso gay era considerato illegale e gli omosessuali non dichiarati facevano sesso anonimo in luoghi come bagni pubblici e venivano regolarmente arrestati e umiliati.”

Esistono ormai dei veri e propri siti e delle mappe in tutta Europa e negli Stati uniti (e non solo) per informarsi su dove poter andare per praticare queste attività, a quali ore della notte e così via. Spesso si organizzano dei veri e propri meeting, il tutto via chat, e ci si danno quindi degli appuntamenti precisi su dove recarsi a fare sesso.

Certamente il sesso nei paesi nordici viene meno demonizzato, tuttavia non si possono tralasciare i rischi intrinseci di tali condotte. Va considerato, infine, che spesso tali esperienze sono ricercate principalmente da uno solo dei due partner e non di rado questo porta a crisi di coppia importanti. In molti casi queste parafilie sono il risultato di una ipersessualità di base e la ricerca di stimoli sempre nuovi può condurre i soggetti ad esporsi a pericoli di cui possono non rendersi pienamente conto.

 

Tirocinante: Giorgio Carducci

Tutor: Fabiana Salucci

 

BIBLIOGRAFIA

Davies, B. (2004) ‘Stan Collymore’s “Dogging” Sex Shame’, Daily Mirror (London).

Gregson R., Just walking the dog: A qualitative study of criminal justice practitioners’ perceptions regarding the phenomenon of “dogging”, 2014, Glyndwr University, Wrexham.

Haywood C, ‘Leaving masculinity at the car door’: Dogging, de-subjectification and the pursuit of pleasure, 2017, in Sexualities, Vol 21, Issue 4, pp. 587 – 604

Quattrini F. (2015), Parafilie e devianza. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico, Giunti Editore.

 

SITOGRAFIA

https://www.nytimes.com/2010/10/08/world/europe/08puttenham.html?pagewanted=all

https://www.thesun.co.uk/news/2412759/dogging-sites-public-sex-illegal-uk-where/

https://www.independent.co.uk/life-style/love-sex/taboo-tolerance/the-facts-of-life-taboos-and-tolerance-932630.html

 

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