Real dolls : sono davvero solo bambole?

Il mondo del sesso, da sempre, appare estremamente e straordinariamente variopinto. Al giorno d’oggi si  potrebbe dire che, tra le caratteristiche più desiderate, la ricerca dello svincolamento dal campo relazionale sembra spiccare sempre più, tanto che molti non considerano più la sessualità come forma di comunicazione con l’altro. Un esempio di ciò è rappresentato dalle Real Dolls: bambole sessuali, umanoidi non solo nell’aspetto ma anche nel carattere. L’intelligenza artificiale di cui sono fornite permette loro di relazionarsi con il partner, di gestire una conversazione, addirittura citare Shakespeare o discorrere di politica. Non riuscite a trovare la donna dei vostri sogni in carne ed ossa? Eccovi accontentati. Si può scegliere ogni aspetto, tra quelli presenti nel “catalogo”, dal tipo di silhouette alla statura, dal colore di capelli a quello degli occhi. Non finisce qui, è possibile scegliere tra 14 tipi di vagine e ben 42 tipi di capezzoli! Le opzioni sono varie anche rispetto alla personalità e al carattere. Harmony, così è stata battezzata la prima bambola 2.0 creata in California da Matt McMullen, può essere lunatica, arrabbiata, amorevole e, per i più avventurosi, gelosa. La gelosia può addirittura spingere la Real Doll a chiedere al proprio partner umano di cancellare questa o quell’altra ragazza dai social!

Harmony non è una semplice bambola robotica visto che, alla stregua di una donna reale, può non sottostare alla totale volontà del suo “umano”, richiedendo anche di essere  corteggiata.

È proprio questo atteggiamento, molto vicino alla realtà, che ha sollevato una serie di domande etiche a proposito di consensualità e rispetto nella sessualità. La ricercatrice inglese di etica robotica, Kathleen Richardson, si schiera contro la diffusione dei robot spiegandone le conseguenze negative.  L’utilizzo delle Real Dolls per le pratiche sessuali, mancando di reciprocità, condivisione e consensualità, promuoverebbe per certi versi la cosiddetta “cultura dello stupro” e la visione stereotipica e sessista delle donne.

Voci femministe sollevano poi la questione riguardante il concetto di mercificazione e discriminazione che si nasconderebbe dietro ad Harmony. Tuttavia McMullen aveva un solo obiettivo: rendere felice le persone, specie quelle che hanno difficoltà a formare una relazione.

Se i Sex Robot sono quasi esclusivamente appannaggio maschile, un altro tipo di bambola sta spopolando nel mondo femminile: le Reborn Dolls, una riproduzione fedele e molto verosimile di neonati. L’immaginazione supera la realtà, tanto da spingere queste donne ad entrare a far parte di gruppi online in cui si confrontano su situazioni tipiche per chi ha un bambino: fare colloqui con baby sitter, organizzare battesimi, andare dal pediatra e molto altro ancora, non rivelando mai la caratteristica immaginaria ai loro interlocutori. Le esperienze descritte dalle “mamme” sembrano essere emotivamente molto forti.

Quindi, se una Sex Robot diviene una compagnia più piacevole di una donna ed una Reborn diviene il figlio ideale, il dubbio che sorge è se il vero problema non riguardi la presa di responsabilità che ogni relazione porta con sé; la responsabilità di prendersi cura di un altro essere umano, di accudirlo, ma anche di ricevere una delusione che solo le persone possono dare. Riappropriarsi della relazione significa ritrovare l’umanità che ci contraddistingue e che ci rende così perfettamente imperfetti… forse lo stiamo dimenticando.

Tutor: Margherita Attanasio

Tirocinanti: Valentina Arachi, Noemi Pinna

Sitografia:

https://oggiscienza.it/2016/09/29/sex-robot-kathleen-richardson/

http://www.ilpost.it/2017/05/08/robot-sessuali/

http://www.huffingtonpost.it/2017/07/02/la-mia-bambola-di-plastica-e-molto-meglio-di-mia-moglie_a_23012228/

http://www.huffingtonpost.com/topic/reborn-dolls

http://www.universomamma.it/mamma-crea-delle-bambole-le-fattezze-bimbi-non-ci-piu/

 

 

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