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“Una dimensione, quella della relazione con l’ʻaltroʼ, modificata nel tempo e negli anni in modo silenzioso”.

Così il Dott. Quattrini, nella prefazione di “Il piacere digitale” (Spaccarotella, 2020), ha voluto descrivere le nuove dinamiche sociali ed affettivo-intimo-sessuali nell’ambito della moderna era digitale. Oggi, grazie ad Internet, alla diffusione dei social media e all’utilizzo degli smartphone, è divenuto possibile stabilire e mantenere una “connessione” costante con gli altri tramite la Rete e strutturare un’interazione basata su nuove abitudini e codici di linguaggio (es. “selfie”, “hashtag”, “follower” e molti altri).

La “new technology” ha avuto il potere di avvicinare le persone attraverso la creazione di un rinnovato spazio sociale (il cyberspazio), sebbene comprenda al suo interno una realtà spesso minacciosa e malvagia, intrisa di odio, disprezzo, cattiveria e livore, prodotti e riversati in Rete con estrema facilità attraverso commenti e slogan profondamente misantropi. Ciò che caratterizza l’odio digitale e le sue innumerevoli declinazioni è la capacità dei contenuti deplorevoli condivisi online di non cadere nell’oblio, ma di poter riemergere improvvisamente ed in modo del tutto inatteso. Un esempio calzante in tal senso è fornito dal fenomeno del “revenge porn”. Quest’ultimo (definito “pornovendetta” dall’Accademia della Crusca) rappresenta l’altro volto del “sexting” (azione di inviare messaggi di carattere erotico-sessuale) e si configura come un’esperienza scioccante e terribilmente problematica. Esso consiste nella diffusione di materiale intimo e/o sessuale sul web per scopi vendicativi (nel caso in cu si tratti di ex partner, soprattutto nei contesti di “vicious breakup”, “rottura burrascosa” della relazione) o di estorsione, senza il consenso della persona ritratta.

La pratica del revenge porn in Italia costituisce reato secondo l’articolo 612-ter c.p. rubricato come: “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Esso è entrato in vigore dal 9 agosto 2019 all’interno del cd. “Codice Rosso” (legge n. 69/2019 in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere) in seguito ai tragicamente noti casi di cronaca nera che hanno coinvolto adolescenti, come la quattordicenne Carolina Picchio nel 2013, e adulti, come la campana Tiziana Cantone nel 2016, entrambe suicidatesi in seguito alla promulgazione di alcuni video di carattere intimo a loro carico. La norma punisce con la reclusione e con una multa chiunque pubblichi o diffonda materiale sessualmente esplicito senza il consenso del soggetto raffigurato, anche al fine di recargli nocumento (commi I e II).
Le foto e i video possono essere acquisiti e diffusi attraverso numerose piattaforme, riconducibili a due canali principali:

● Applicazioni
Comprendono social network come Facebook e Instagram e strumenti di messaggistica istantanea al pari di WhatsApp, Telegram, Messenger e altri, comunemente presenti negli smartphone diffusi su larga scala.
● Internet
Il mondo del web facilita grandemente la diffusione di materiale pornografico non consensuale attraverso la posta elettronica, gli stessi siti hard, i blog, le community ed i forum.

Le vittime di revenge porn sono maggiormente di sesso femminile, tanto che ad oggi sono sempre più diffusi i gruppi social nei quali vengono postate foto rubate ad amiche, a contatti femminili e spesso anche alle proprie partner. Le immagini possono ritrarre ragazze impegnate in normali attività quotidiane, provenire da riprese svolte in luoghi particolari come bagni pubblici e spogliatoi (attraverso le “spy cam”, “videocamere-spia”) o giungere direttamente da personali sessioni di sexting. Una volta iscritti su questi “canali” (diffusi soprattutto su Telegram ed alcuni noti come: “Stupro tua sorella 2.0”, Canile 2.0”, “Babylone”, “La Bibbia 4.0”) e superate le barriere della crittografia, è possibile iniziare a divulgare il materiale di cui si è in possesso con annessi nomi, cognomi, numeri di telefono, link dei profili social e riferimenti personali delle ragazze coinvolte, oltre ogni limite della privacy.

Ogni “nuovo corpo” reso pubblico innesca inevitabilmente catene di commenti osceni ed insulti degradanti che possono causare nella vittima forti ripercussioni psico-sociali, vissuti di inadeguatezza e conseguente isolamento. Una delle piattaforme più in voga negli ultimi anni è Telegram, precedentemente citata. Secondo le stime di PermessoNegato.it, un’associazione nazionale no profit presente online contro l’esercizio della “pornografia non consensuale” attraverso la tecnologia, in Italia si sarebbe passati dai 17 gruppi e 1,147 milioni di utenti di febbraio 2020 ai 29 e 2,223 milioni di maggio, fino agli 89 gruppi o canali e 6 milioni di utenti del novembre 2020 (repubblica.it, 25 novembre 2020). Il suo enorme successo può essere legato al sistema di crittografia “end-to-end” (presente anche su WhatsApp), che permette ai soli partecipanti della chat di conoscerne i contenuti, ma soprattutto ad una particolare policy interna. La Dott.ssa Alessandra Belardini, dirigente del Compartimento di Polizia Postale di Firenze, ha testimoniato infatti come i termini di servizio dell’app siano molto scarni, tanto da favorire l’esistenza di gruppi chiusi fruibili nel totale anonimato previo “invito” (link). “Telegram, a differenza di altri servizi simili e social network, non risponde alle segnalazioni nostre e nemmeno a quelle della Polizia Postale. Con il risultato che i gruppi restano aperti a lungo”, ha spiegato in tal senso Matteo Flora, presidente di PermessoNegato.it.

In riferimento invece al mondo del web, è possibile citare alcuni tra i più noti siti di “pornovendetta” ampiamente diffusi ed utilizzati a livello internazionale, tra cui: “MyEx.com”, “Anybody Down” e “Anon-Ib”. Essi prevedevano una preminente utenza maschile, la massiva pubblicazione di dati sensibili e talvolta pratiche di estorsione e furto di identità. L’ultima tra le tre piattaforme citate suscitò molto scalpore nel 2014 grazie alla campagna “The Fappening”, in cui fu diffusa una cospicua quantità di immagini senza veli di decine di celebrità, hackerate e condivise senza permesso. Sebbene il sito sia stato chiuso (nel 2018), al pari degli altri menzionati, esso è ancora molto noto in rete, tanto da voler tornare alla ribalta. Le numerose community ed i forum diffusi nel web, noti anche per la divulgazione di materiale inerente ad escort frequentate personalmente, nascondono infine la macabra insidia della pedopornografia. Sembrano proliferare infatti numerosi blog destinati proprio alla smaniosa condivisione e allo scambio di materiale sessualmente esplicito riferito a minori.

“Queste pratiche hanno ben poco a che fare con il piacere e rappresentano una deriva pericolosa del mondo digitale” (Spaccarotella, 2020). Quest’ultimo si rende infatti terreno fertile per condotte malsane, atti sconvenienti e possibili crimini informatici, anche di carattere estorsivo, in cui la pressione a cui è sottoposta la vittima può travalicare i confini della moralità e sfociare nella “sextortion” (consistente in un autentico ricatto economico). Il tutto nella costante antitesi tra lo stato di anonimato degli utenti ed il totale svelamento delle loro vittime, “nude” e vulnerabili di fronte al giudizio del web e dei famelici leoni da tastiera.

Tirocinante: Enrica De Michele
Tutor: Fabiana Salucci

Riferimenti :
– Fiore, P. (2020, maggio 01). Agenzia Giornalistica Italia. Tratto da agi.it: https://www.agi.it/innovazione/news/2020-05-01/revenge-porn-telegram-8490366/
– Il Post. (2016, settembre 14). Tratto da ilpost.it: https://www.ilpost.it/2016/09/14/tiziana-cantone-morta/
– Longo, A. (2020, novembre 25). La Repubblica. Tratto da repubblica.it: https://www.repubblica.it/cronaca/2020/11/25/news/telegram_covo_di_pornografia_non_consensuale_e_revenge_porn_-275647052/
– Porro, G. (2020, febbraio 17). Wired. Tratto da wired.it: https://www.wired.it/internet/web/2020/02/17/anon-ib-revenge-porn/
– Spaccarotella, M. (2020). Il Piacere Digitale. #Sex&TheSocial. Firenze: Giunti Editore.
– Strazzullo, M. (2020, dicembre 02). Data Protection Law. Tratto da dataprotectionlaw.it: https://www.dataprotectionlaw.it/2020/12/02/il-revenge-porn-art-612-ter-del-codice-penale/
– Wired. (2018, settebre 26). Tratto da wired.it: https://www.wired.it/play/libri/2018/09/26/bullismo-cyberbullismo-grammatica/

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