in Sexlog, Devianza e Parafilie

Nelle ultime settimane vi è stato in Italia un caso di cronaca che ci riporta a discutere di una tendenza sempre più comune, non solo fra i giovanissimi, della condivisione di materiale privato sessualmente esplicito attraverso la tecnologia, il sexting, e delle conseguenze che ne possono seguire in caso si faccia di esse un uso vendicativo.

In questo articolo ci concentreremo sul fenomeno del Revenge Porn dato che del sexting abbiamo già parlato in un’altra occasione (link dell’articolo sul sexting).

Il Revenge Porn è una vera e propria vendetta “servita sullo schermo”, in quanto è caratterizzato dalla pubblicazione di materiale pornografico privato, perpetrata con l’intento di screditare qualcuno, tipicamente il/la fidanzato/a che ha tradito o lasciato il proprio partner.

La pratica è talmente diffusa da aver quasi generato una nuova branca della Giurisprudenza in America: diciotto Stati finora hanno approvato leggi che rendono chi pubblica immagini sessualmente esplicite di soggetti non consenzienti un criminale a tutti gli effetti.

Nonostante ciò, però, la polizia postale non ha strumenti sufficienti per fermare la diffusione. Gestire le proprie immagini private nell’era di Internet è insomma più complicato di quanto sembri: una volta che un video finisce in rete il rimbalzo può essere pressoché infinito. Quello che succede online resta online. Resta negli hard disk degli altri. Eliminare un dato su internet è un’impresa quasi impossibile.

In Italia abbiamo assistito a diversi casi di cronaca legati a tale fenomeno, uno dei quali è avvenuto solo poche settimane fa. Stiamo parlando di “forza Chiara da Perugia” del 2002, primo caso di revenge porn, e quello attualissimo di Tiziana Cantone, finito però con un tragico risultato: il suicidio.

Riguardo la storia di Tiziana, nessuno sa davvero come siano andate le cose: se la diffusione del video sia stato un errore o un gioco esibizionistico consapevole. L’unica certezza è che il togliersi la vita è un prezzo troppo alto da pagare. Ovviamente tale ragionamento vale se ci fermassimo solo alla “bravata erotica”, ma purtroppo c’è dell’altro.

In circostanze del genere viene a mancare completamente il rispetto dell’essere umano perché nel mondo di Internet la protagonista (nel 90 % dei casi le vittime sono donne) del revenge porn diviene anche vittima di una tortura psicologica mediatica, in quanto gli utenti del web rincarano la dose con insulti gratuiti e invitano il pubblico a perseguitare personalmente le persone raffigurate.

Vengono forniti facilmente i contatti di familiari e datori di lavoro così come gli indirizzi di casa. Anche Tiziana ha subìto un vero e proprio stalking sia nella sua città sia nel mondo virtuale in cui mezzo milione di pagine web sono dedicate a lei per insultarla. E’ stato un vero e proprio accanimento che ha portato alla distruzione della vita di una persona.

Ayzad, giornalista e scrittore specializzato nel campo delle sessualità alternative, in un suo articolo sull’argomento ha scritto:

«Non sto parlando delle battute fra amici o del condividere con loro un link. Quelli sono comportamenti quasi inevitabili nel Villaggio Globale, prendersela con chi ha letteralmente i pantaloni calati e supplica di essere lasciato in pace, perseguitare qualcuno per le sue preferenze sessuali, reagire a un po’ di innocuo esibizionismo con tanta cattiveria e mancanza di rispetto non è un gioco. È bullismo. Non c’è alcuna scusa che possa giustificarlo».

Tale bullismo, nel caso del revenge porn, si esplica soprattutto con due modalità: blame the victim e la reductio ad slut-shaming.

La mentalità blame the victim consiste nel colpevolizzare le vittime per ciò che gli è accaduto con frasi del tipo «Se non vuoi che un tuo video finisca su Internet, basta non girarlo»; la reductio ad slut- shaming si può tradurre come onta della sgualdrina, con frasi del tipo «non la credete così innocente e vittima di un orco pervertito… lei ha voluto farlo, l’ha voluto far vedere…» o ancora «quella svergognata si è lasciata ritrarre nuda».

Dopo tanta cattiveria vi è stato un suicidio; e dopo il suicidio di Tiziana vi è stata altra cattiveria ma soprattutto mancanza di rispetto per la morte di una giovane di 31 anni.

Sitografia:

http://www.wired.it/internet/web/2016/09/14/suicidio-tiziana-cantone-video-hard-rete-stalker/

http://www.revengepornhelpline.org.uk/

https://www.psychologytoday.com/blog/in-love-and-war/201311/why-do-we-blame-victims

http://www.wired.it/internet/web/2014/04/24/revenge-porn-la-vendetta-servita-su-uno-schermo-freddo/

www.ayzad.com

Tutor: Francesca Mamo

A cura dei tirocinati IISS:

Alessandro Petroni

Francesca Picardi

Giuseppe Massaro

Laetitia Bollinger

Valentina Arachi

Veronica Fiore

Besarta Taci

Sara Sellaro

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