Se questo è un uomo: la mascolinità ibrida

Quante volte abbiamo sentito dire che non ci sono più gli uomini di una volta? Una domanda spesso posta in modo provocatorio, che sottintende ideali di virilità ai quali si guarda con occhio nostalgico, a volte un riconoscimento sospirato con senso di sollievo, la mente rivolta alle contemporanee conquiste nell’ambito dell’emancipazione dai più rigidi ruoli di genere.

Anche la letteratura scientifica, soprattutto in ambito sociologico, riconosce le recenti trasformazioni compiute dagli uomini in merito al comportamento, all’aspetto fisico, alle opinioni e a molto altro, e ha tentato di dare una risposta a questa domanda: com’è la mascolinità del giovane uomo bianco eterosessuale del ventunesimo secolo?

La risposta sembra essere: ibrida.

L’uomo contemporaneo incorpora nel proprio senso di identità ‘pezzi’ selezionati di performance e identità appartenenti – o sarebbe meglio dire tradizionalmente associati – a gruppi minoritari e marginalizzati, quali sono, all’effettivo, tutti quei gruppi sociali composti da individui non bianchi, non eterosessuali, o non uomini.

Alcune voci della letteratura identificano in questo aspetto una positività associata ad un distanziamento dalla mascolinità egemonica, quell’insieme di ruoli e aspettative tradizionalmente incoraggiate nell’uomo e scoraggiate nella donna, attraverso narrazioni basate sull’inclusività piuttosto che sull’esclusione.

Tuttavia, un corpus molto più sostanzioso di ricerca sottolinea come questi cambiamenti siano di natura solo apparente, che invece di mettere in discussione i sistemi di potere basati sull’ineguaglianza sociale, piuttosto li riconfermino e fortifichino, sebbene in maniera molto meno esplicita rispetto al passato.

Questo, secondo la letteratura, avviene attraverso tre aspetti principali, spesso sovrapposti:

◊ Distanziamento come digressione. Nell’era moderna, la flessibilità di genere dà l’illusione che il patriarcato sia scomparso: forme di reiterata ineguaglianza sono invece presenti, benché costituite secondo modalità più subdole. Si pensi ad esempio alle campagne di sensibilizzazione anti-stupro rivolte agli uomini, in cui la categoria maschile viene inquadrata come un insieme unitario che subisce una cattiva reputazione a causa di alcune ‘mele marce’. L’utilizzo di dialettiche quali “Chi stupra non è un vero uomo” o “Se stupri una donna non sei forte” potrebbero sembrare positive in prima analisi, ma fanno riferimento ad una distinzione tra uomini veri e forti e uomini – gli stupratori – presumibilmente deboli e non virili, e che comunque identificano come desiderabili ed intrinsecamente maschili quelle caratteristiche che appartengono alla mascolinità egemonica e quindi perpetrano l’ineguaglianza sessuale e di genere.

◊ Presa in prestito strategica. L’appropriazione culturale è un aspetto che caratterizza le identità ibride: la ricerca sociologica sottolinea come gli uomini di categorie sociali privilegiate tendano a prendere in prestito in modo strategico stili e atteggiamenti di “Altri” di modo che vengano simbolicamente associati a gruppi socialmente subordinati o marginalizzati, alterando così la forma delle performance contemporanee del genere e delle relazioni tra i generi, ma senza mutare sostanzialmente lo status quo. Un esempio in cui questo aspetto è particolarmente evidente è costituito dall’appropriazione della cultura hip hop da parte dei giovani bianchi, che mancano di riconoscere le conseguenze di questa pratica indulgendo in narrative che non prendono in considerazione l’elemento della razza e dell’ineguaglianza razziale come parte di questa espressione culturale.

◊ Fortificazione dei confini. Attraverso l’adozione di stili e performance appartenenti a mascolinità meno potenti, quella egemonica spesso oscura i confini simbolici e sociali con i gruppi che si fondano su queste pratiche, nascondendo ulteriormente, secondo modalità storiche sempre nuove, i sistemi di ineguaglianza basati sul genere, sulla razza, sulla sessualità e sulla classe sociale. Ne è un esempio la tendenza omofoba tra i giovani, che risulta essere in declino: tuttavia, se molti tra i ragazzi che non insulterebbero mai qualcuno per il fatto di essere gay non esitano ad utilizzare il termine per provocarsi l’un l’altro, facendone una modalità di imposizione di ruoli e comportamenti associati al genere nel quale si riconoscono, di fatto sottolineano i confini che esistono fra ciò che è uomo e cosa, invece, non lo è.

Un interessante e recente studio di Munsch & Gruys (2018) ha tentato, attraverso una serie di 42 interviste condotte approfonditamente in un campione di studenti americani, di definire cosa costituisca un comportamento maschile accettabile attraverso l’individuazione di ciò che viene considerato svirilizzante.

Nel lavoro dall’eloquente titolo “Ciò che minaccia definisce” è stato riscontrato che, nonostante moltissimi abbiano appoggiato esplicitamente visioni egualitarie e non omofobe, nelle narrative utilizzate dai soggetti si è rilevata una forte presenza implicita facente riferimento alla subordinazione della donna rispetto all’uomo e alla prevaricazione nei confronti degli altri uomini.

Sia nei riguardi di esperienze effettivamente vissute che ipotetiche, sono stati documentati dei cambiamenti in positivo rispetto ad una visione che possiamo definire più tradizionalista di ciò che è considerato virile. Tuttavia, le definizioni implicite che sono emerse hanno avuto costanti richiami alla gerarchia e alla marginalizzazione.

Ad esempio, a dispetto del riconoscimento delle capacità e dei risultati accademici delle donne, superiori rispetto a loro, i partecipanti le hanno valutate come inferiori in una modalità di essere ‘street smart’ molto più funzionale da un punto di vista strategico. Nonostante rifuggissero un ideale di super machismo, questi studenti hanno definito se stessi come disciplinati, maturi e maggiormente virili rispetto a uomini storicamente marginalizzati. Infine, la loro assunzione di un atteggiamento non omofobo è risultata maggiormente legata alla volontà di dimostrare la propria capacità inclusiva e il proprio atteggiamento progressista rispetto ad ‘altri’ uomini, e si è accompagnata ad una eterosessualità compulsiva che ha percorso le loro narrative.

Rimandiamo alla lettura dello studio per un’analisi approfondita di queste ed altre tematiche emerse, quali la parità di potere economico all’interno della coppia, ma intanto ci chiediamo: esiste un modo in cui i cambiamenti della mascolinità in questo periodo storico possano costituirsi come autentiche volontà di eliminare le dinamiche di disuguaglianza?

 

Tirocinante: Ambra Achilli

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

∙ Bridges T., Pascoe C. J. (2014) Hybrid Masculinities: New Directions in the Sociology of Men and Masculinities, Sociology Compass, 8 (3).

∙ Munsch C., Gruys K. (2018) What Threatens, Defines: Tracing the Symbolic Boundaries of Contemporary Masculinity, Sex Roles, 79.

 

Sitografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Mascolinit%C3%A0#Mascolinit%C3%A0_egemonica

https://en.wikipedia.org/wiki/Gender_policing

 

 

 

 

 


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