Sesso e sangue: Vampirismo e Bloodplay

Sono tanti i miti e le leggende sui vampiri e altrettanti i capolavori letterari e cinematografici basati su questa oscura creatura. Ma oltre ai romanzi e ai film c’è una realtà, in parte vicina a queste storie, che riguarda l’attrazione per il sangue come feticcio sessuale: il vampirismo.

Nel DSM-5, il vampirismo rientra nella categoria dei Disturbi Parafilici con Altra Specificazione ed è caratterizzato dall’attrazione erotico sessuale per il sangue, aspetto che lo contraddistingue dalle altre parafilie (APA, 2013). Tuttavia, il vampirismo può essere collocato in qualunque punto del continuum definito da Quattrini1 in base a come l’individuo vive tale pulsione, a quanto è predominante nel rapporto sessuale oppure in base a come viene percepita dallo stesso, dalla trasgressione al sex-offender (Quattrini, 2015).

Questo feticismo porta la persona ad avere un’attrazione e un’eccitazione psicofisica alla vista, al contatto e/o al gusto del sangue. Va precisato che questa l’attrazione feticistica ha una valenza solo erotico-sessuale e non è ricollegabile a schizofrenia o psicosi.

La persona con questa parafilia può essere sessualmente eccitata dalla vista del sangue, dal vedere dei corpi nudi ricoperti da esso, oppure nel donare il sangue o nell’ingerirlo. Non lo cercano come se fosse un alimento, ma lo desiderano solo nel momento in cui viene messo in atto un rapporto sessuale senza necessariamente dover attuare un comportamento sadico, in quanto quasi sempre il sangue è donato da un partner consenziente (Russo, 2008).

In questo scenario, ben lontano dai soliti cliché, troviamo una pratica chiamata Bloodplay che consiste nel provare gratificazione sessuale nel provocare tagli o nel riceverli al fine di causare la fuoriuscita di sangue. Tale comportamento determina nel soggetto una sensazione di benessere sessuale e talvolta viene anche percepito come una dimostrazione di dedizione al partner (Ibidem). Solitamente queste pratiche non sono attuate per provocare dolore, ma per la sensazione che si prova nel vedere il flusso ematico fuoriuscire dal proprio corpo o da quello del partner.

Nel bloodplay, come in molte pratiche sadomaso, si possono trovare giochi che prevedono l’utilizzo di oggetti come bisturi, lamette o aghi e per distinguerla da una violenza viene regolarizzata stabilendo dei limiti, secondo il principio del SSC (Safe, Sane, Consensual).

In conclusione, le pratiche estreme ed inconsuete come quella appena descritta, non necessariamente hanno una connotazione patologica. Infatti, possono rappresentare anche la sola sperimentazione di rapporti sessuali liberi, svincolati dalle convenzioni e consentire all‘individuo di vivere più liberamente la propria sessualità (Pasini, 2002).

 

Tirocinante: Angelo Greco

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

APA (2013). Diagnostic and Statistical Manual of mental Disorder, Fifth Edition (DSM-5), APA, Washington (trad. it. DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione, Milano: Raffaello Cortina Editore, 2014)

Pasini W. (2002). I nuovi comportamenti amorosi. Coppia e trasgressione. Milano: Mondadori

Quattrini F. (2015). Parafilie e Devianza. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Firenze: Giunti Editore S.p.a.

Russo A., Vampire Nation, Llewellyn Publications, 2008

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