Sesso e terza età: altri modi di vivere la sessualità

Negli ultimi decenni, grazie all’avvento di strumenti diagnostici sempre più sofisticati, si è assistito a un considerevole miglioramento delle condizione e della qualità della vita delle persone anziane. L’aumentato numero demografico di tale età  ha generato un maggiore interesse della ricerca scientifica da parte di psicologi, sociologi e psichiatri, focalizzando l’attenzione verso una visione globale dei problemi  dell’anziano. In questo senso il tema della sessualità nella terza età viene intesa come parte integrante della salute psicofisica dell’individuo che invecchia. Ogni qualvolta si affronta il tema della sessualità occorre necessariamente sottolineare le molteplici componenti che sono  alla base del comportamento sessuale e che  riguardano gli aspetti: biologici, fisiologici, psicologici, sociali e culturali. La sessualità è, dunque, una realtà molto più ampia di quanto si pensi e coinvolge l’intera storia dell’essere umano. Alcuni autori (Veglia 2004) sostengono che “essa rappresenta una dimensione costitutiva della persona nel suo essere e nel suo farsi”. Quando parliamo di dimensione costitutiva ci riferiamo a quei sistemi motivazionali interni, innati nell’essere umano e anche nelle specie animali, utili per la sopravvivenza. Negli animali, però, non evolvono e restano alla base istintuale dei loro comportamenti regolandone la riproduzione della specie e la sopravvivenza. Nell’essere umano, invece, questi sistemi motivazionali evolvono insieme al normale sviluppo psicofisico, fisiologico e cognitivo dell’individuo andando ad assumere nel tempo caratteristiche e significati diversi. Liotti (1994) mette in evidenza l’importanza che questi sistemi motivazionali interpersonali hanno nell’orientare e favorire la costruzione e il mantenimento dei legami sociali e di coppia. Come accennato poco prima, il naturale sviluppo dell’individuo porta con sé innumerevoli cambiamenti legati alla crescita. L’adolescenza rappresenta la fase di sviluppo più pregnante: in questo periodo della vita, infatti, vi è in primis un notevole cambiamento dei tratti fisici corporei dovuti alla maturazione ormonale che vanno a determinare le caratteristiche fisiche, oltre che le funzioni sessuali nell’uomo e nella donna. E’ in questo periodo che si iniziano a cercare maggiormente interazioni con l’Altro verso la scoperta della propria sessualità. Successivamente insieme al desiderio sessuale sopraggiunge il bisogno di avere un legame duraturo nel tempo, si forma così la coppia e con essa il desiderio di costruire un nucleo familiare. La vita dell’individuo da questo momento in poi è ricca di impegni e diversi sono i ruoli sociali all’interno dei quali si è coinvolti: la famiglia, il lavoro, lo sport ecc.  Durante la terza età invece, le modificazioni legate al normale ciclo di vita pongono l’anziano di fronte ad una sfida adattiva che richiede la messa in atto di graduali aggiustamenti, ma non costituisce di per sé una causa diretta di disfunzioni sessuali. L’ostacolo più grande da superare spesso è legato a fattori psicosociali: Zanoni afferma che “la sessualità è condizionata da ciò che la gente pensa… spesso essa nell’anziano si smorza per motivi non biologici ma psicologici e sociali” (1995). Se insieme alla presenza di questi stereotipi uniamo anche le difficoltà ad accettare le modificazioni di ruolo, spesse associate al pensionamento o alla morte del partner, resta più semplice comprendere perché nell’anziano si attiva l’inibizione del desiderio sessuale. Stati depressivi, abbassamento dell’autostima sono generalmente la causa di disfunzione erettile e mancanza di eccitazione. Solitamente a questi sintomi si accompagnano anche sensi di colpa che rappresentano uno dei blocchi più frequenti nell’esercitare un’attività sessuale. Ed è così che nell’immaginario  collettivo si tende a considerare l’anziano “asessuato”. La realtà non è questa: occorre sottolineare che l’interesse verso la sessualità e la ricerca del piacere condiviso, pur diminuendo con l’età, non si esauriscono (Bretschneider e McCoy 1988).  L’aspetto affettivo, legato anche alla sessualità, rappresenta un elemento imprescindibile dell’essere umano; senza relazioni affettive l’uomo non è in grado di vivere e questa dimensione non perde d’importanza invecchiando. Promuovere il diritto alla salute affettiva e sessuale privo di limiti cronologici può senz’altro contribuire a una più soddisfacente qualità della vita sul piano fisico, psicologico e relazionale (Buizza, Cristini, 2008). La sessualità aumenta l’autostima e il benessere psicofisico in quanto spinge il cervello a rilasciare endorfine e aiuta a ridurre l’ansia. I suoi benefici possono contribuire a una durata più lunga della vita in quanto consolida i rapporti rendendoli più profondi. L’uomo in questo periodo può aver difficoltà nel mantenere un erezione  adeguata, mentre nella donna possono ridursi le contrazioni tipiche della fase orgasmica, tuttavia oggi grazie alla medicina esistono dei farmaci che possono contribuire a un buon funzionamento delle fasi sessuali. Ciò che non dovrebbe mancare, affinchè questi farmaci possano produrre il loro effetto, è il desiderio sessuale. Sicuramente una maggiore sensibilizzazione su questa tematica potrebbe favorire la prevenzione degli agenti stressanti che  vanno ad incidere a livello psicologico influenzando pesantemente l’attivazione del desiderio sessuale nello specifico, e nelle problematiche della  vita quotidiana più in generale.

 

Tirocinante Loredana D’aprano

Tutor Davide Silvestri

 

Bibliografia

Liotti G., La dimensione interpersonale della coscienza. Roma, Nis, 1994.

Sugarman L., Psicologia del ciclo di vita. Modelli teorici e strategie d’intervento, Cortina, Milano (2001): 2-34.

Veglia F.,  Manuale di educazione sessuale. Vol. 1. Edizioni Erickson, 2004.Veglia F, Guida per l’educazione.

Zanoni A.,  Sessualità nell’anziano, Masson, 1995.

 

 

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