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 in Informazione ed educazione, Sexlog

Può un difetto congenito inibire la libera espressione della sfera sessuale? Sebbene varie sentenze di diritto italiano abbiano stabilito la libertà di autodeterminazione sessuale, di fatto la collettività crede ancora sia impossibile che le persone con disabilità (e quelli affetti da acondroplasia in particolare, noti ai molti col termine nanismo[1]) possano sperimentare l’opportunità di vivere tale ambito, alla stregua degli altri esseri umani.

Secondo uno studio condotto dal sociologo inglese Shakespeare (1996), affetto da questa patologia, il modello di disabilità prevalente in molte società occidentali è quello <<medico>> che demarca negativamente questa dimensione della vita umana, da intendersi esclusivamente come “menomazione” e che non considera la sessualità delle persone diversamente abili come un aspetto veramente significativo: la persona disabile, all’interno di questo contesto, viene spesso ritenuta asessuata.

Nel testo <<The Sexual Politics of Disability: Untold Desire>> (1996), il britannico individua sei aree “disabilitanti” che impediscono, a tali persone, uno sviluppo emotivo e sessuale “normale”:

  • Ritardo o mancanza di socializzazione delle proprie esperienze emotive e sessuali, con la genesi di sentimenti di frustrazione e negazione dei propri bisogni sessuali;
  • Segregazione in “speciali” spazi educativi secondo i dettami di una pedagogia considerata “speciale”, che di fatto ha dicotomizzato i bambini in due categorie

(sani e malati) e alimentato il rifiuto del “diverso”;

  • Assenza di educazione sessuale pubblica, con una scarsa diffusione delle tematiche legate a quest’ambito;
  • Barriere fisiche e architettoniche, che rendono inaccessibili spazi e informazioni a chi è affetto da una disabilità;
  • Difficoltà di libera espressione della propria sessualità nelle istituzioni <<residenziali>>, fra soggetti diversamente abili;
  • Esigenza di assistenza personale e rassicurazione sui bisogni sessuali, con operatori in ambito medico/psicologico in genere imbarazzati nel relazionarsi con individui affetti da qualsiasi tipo di disabilità e ciò crea disinformazione.

Ad analoghe inferenze sono arrivati anche Talbot e collaboratori (1947) che, in uno studio condotto su 100 bambini nello stato del Massachusetts, hanno dedotto come sia disfunzionale vivere in una situazione di deprivazione emotiva tale da precludere i fenomeni della sessualità e della riproduzione, ritenuti aspetti essenziali per l’esistenza dell’individuo e della collettività.

Anche secondo l’esimio parere della psicosessuologa americana Marylou Naccarato (2004) anch’essa affetta da tale patologia, il microcosmo della sessualità, per le persone affette da nanismo, viene definito <<un tabù nel tabù>>: più di qualsiasi altra forma di disabilità, infatti, secondo la statunitense prevale un enorme velo di silenzio della comunità sociale.

Nell’intento di rendere il sesso meno doloroso e più appagante per tali persone, la leader della <<Little People Community>> d’America ha elaborato una sorta di “Manuale d’amore” con 17 posizioni ad hoc per queste persone, che ad oggi rappresenta una mirabile guida per i <<sexabilities>> che spazia dalla minuziosa spiegazione di ogni singola tecnica d’amore fino ad arrivare all’igiene personale e ai preliminari più stimolanti, includendo altresì le “best practices” per evitare malattie sessualmente trasmissibili allo scopo di instillare una maggior fiducia in se stessi e nel proprio corpo.

La psicosessuologa ha dimostrato nei fatti che attraverso un programma educativo sulla sessualità (denominato High10 Your Life) è possibile raggiungere un livello di performance sessuale ottimale e soddisfacente, sia per i “Little People” che per qualsiasi soggetto con deficit psico-fisici. La stessa ha avuto il pregio di inventare la “Panca dell’amore”(Love Bench) per la quale ha ottenuto il copyright sul brevetto, una sorta di lettino in stile futon giapponese, finalizzato sia per gli esercizi di ginnastica che per momenti d’intimità col partner.

Parafrasando la Naccarato, è sicuramente vero che soltanto colmando i gap, limiti e i vincoli dell’esistenza umana possono assottigliarsi potendo dare spazio ai propri desideri. Nell’universo della sessualità una politica della rinuncia o abnegazione non sempre è salutare, per le ovvie ripercussioni sia psicologiche che fisiche: l’uomo (e la Naccarato ne è un piacevole esempio) ha le qualità genetiche e le potenzialità per reagire ad un deficit. Spesso da un difetto nascono virtù nascoste di cui prima non si sapeva, inconsciamente, di avere.

 

Tirocinante: Andrea Carbone

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

Aviezer D, Golembo M, Yayon A. (2003) Fibroblast growth factor receptor-3 as a therapeutic target for Achondroplasia–genetic short limbed dwarfism, in Curr Drug Targets, vol. 4, nº 5.

Azzoni, G.(2012) Dignità umana e diritto privato – Rivista <<Ragion Pratica>> N. 38.

Cario, M.(2015) Disabilità intellettiva e affettiva: spunti dalla letteratura internazionale – Educare.it (rivista on line – ISSN: 2039-943X) – Vol. 15, n. 8

Gardner, L.I.(1972) Nanismo da deprivazione tratto da https://download.kataweb.it/mediaweb/pdf/espresso/scienze

Resta, G.(1961) Psicoanalisi e psicologia dell’educazione – Rivista di Psicoanalisi.

 

Sitografia

https://www.drmarylou.com/

https://www.superabile.it/cs/superabile/in-europa/manuale-damore-per-chi-affetto-da-nanismo.html

 

 

[1]        L’acondroplasia è definibile come disordine ereditario autosomico dominante a penetranza completa, letale allo stato omozigote. È una forma di nanismo che colpisce solo gli arti, braccia e gambe che crescono notevolmente meno rispetto al resto del corpo. Un’alta percentuale dei malati sopravvive solo pochi giorni o nasce morta. L’aspettativa di vita di chi supera i primi giorni è piuttosto lunga, l’altezza da adulti raggiunge i 140 cm.


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