Dogging: natura, sesso e tecnologia si incontrano

La fotografia del “viaggio” generazionale tra i cosiddetti millennials (i nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000), mostra come, svanito il mito dell’amore romantico, la sfera sesso-affettiva è vissuta in maniera sempre più libera. La nostra sembra essere, utilizzando le parole di Bauman (2003), una società liquida, dove tutto è effimero e anche la sessualità diventa simile ad altre merci: attira, seduce e promette soddisfazioni immediate. Ed ecco che emergono realtà e pratiche sessuali sempre più alternative e trasgressive. Nato nell’Inghilterra rivoluzionaria degli anni ’70, il dogging, che nulla ha a che fare con il portare a spasso il cane, arriva in Europa solo nel XXI secolo come pratica più organizzata, complessa e tecnologicamente mediata. In Italia il fenomeno sembra coinvolgere diverse città e tra le capolista troviamo Roma, Napoli, Milano e Catania. Il termine dogging si riferisce ad un insieme complesso di pratiche sessuali che implicano una combinazione di voyeurismo, esibizionismo, sesso in pubblico, sesso di gruppo e scambio di coppia (Kahney, 2004; Bell, 2006). In poche parole si tratta di fare sesso all’aperto, spesso con perfetti sconosciuti, per lasciarsi coinvolgere in giochi a tre o a quattro o, più semplicemente, farsi guardare mentre si fa sesso col proprio partner. Il primo a parlare di dogging è stato Richard Byrne (2003), dottore dell’Università di Cardiff incaricato di condurre un’inchiesta sul comportamento antisociale nei parchi, imbattutosi poi nelle numerose e inaspettate lamentele dei guardiani sui troppi incontri sessuali notturni. Tipicamente, il dogging coinvolge single e coppie eterosessuali (per gli omosessuali si parla di cruising), tra i 20 e i 50 anni, che si impegnano in atti sessuali all’interno delle loro auto e in luoghi isolati. Riserve naturali, parchi, aree pic-nic e parcheggi, rappresentano i posti più quotati per i doggers proprio perché accessibili, appartati, facili da raggiungere e contrassegnati sulle mappe. Un elemento centrale del dogging è la sua dipendenza dalle tecnologie. Smartphone e messaggi di testo costituiscono il mezzo più semplice per confermare i luoghi di incontro. Non mancano filmati e foto, utilizzatissimi per riportare ciò che accade e soprattutto per offrire, una volta postati sui siti specifici (DoggingSpain.com è uno dei più grandi), suggerimenti e novità, nonché opportunità di contatto. I doggers comunicano attraverso messaggi in codice. Se le luci del veicolo si accendono e si spengono è segno che a bordo si sta consumando il rapporto. Se la luce all’interno del veicolo è accesa, la coppia vuole essere guardata mentre è “affaccendata”. Se inoltre il finestrino è socchiuso o completamente aperto, è possibile guardare e toccare, e se lo sportello è aperto si può prendere parte all’incontro. Il più delle volta i doggers potrebbero essere eterosessuali alla ricerca di una trasgressione, spinti dal desiderio di sperimentare comportamenti sessuali alternativi, nel reciproco rispetto e senza recare danno. Le coppie esibizioniste scelgono questo per rompere la routine quotidiana, lasciandosi guardare durante il rapporto sessuale o incoraggiando veri e propri scambi di coppia. I single potrebbero essere alla ricerca di forti emozioni e di un piacere immediato, o semplicemente dei curiosi voyeuristi. L’esperienza voyeuristica è infatti associata a una forte eccitazione sessuale vissuta e procurata direttamente durante l’atto del guardare un’altra persona in atteggiamento intimo-erotico e/o sessuale (Quattrini, 2015). Il dogging si scontra su due grandi fronti negativi: se in Inghilterra ha trovato prevalentemente limiti morali, in Italia sfida le leggi che non consentono di fare sesso in luoghi pubblici o in auto. In ambito sanitario, invece, l’alta probabilità che i doggers non utilizzino le dovute precauzioni, ha suscitato importanti preoccupazioni sull’aumento di malattie sessualmente trasmissibili (Bell, 2006). In conclusione non resta che suggerire una selezione accurata dei parchi per le proprie passeggiate serali se non ci si vuol ritrovare catapultati in scenari “naturali” piuttosto insoliti.

A cura della tirocinante IISS : Federica Ribezzo

Tutor: Margherita Attanasio

BIBLIOGRAFIA Bauman, Z., & Minucci, S. (2003). Amore liquido. GLF editori Laterza.

Bell D. (2006). Bodies, technologies, spaces: on ‘dogging’. Sexualities 9(4), 387-407.

Byrne R. (2006). Beyond lovers’ lane – The rise of illicit sexual leisure in countryside recreational space. Leisure/Loisir30(1), 73-85.

Kahney, L. (2004) ‘Dogging Craze has Brits in Heat’, Wired News

Quattrini F. (2015) Parafilie e Devianza. Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Atipico. Firenze Giunti Editori.

SITOGRAFIA https://www.wired.com/2004/03/dogging-craze-has-brits-in-heat/amp/ https://www.dogging-spain.com/

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