Il paradosso moderno…da Cleopatra ai giorni nostri, la storia del “vibratore”

Anche se può sembrare assurdo non tutti sanno perché, a un certo punto della storia, ci si è trovati dinnanzi all’esigenza di dover inventare uno strumento in grado di attivare la stimolazione clitoridea. Stiamo parlando del vibratore: tra i sex toy sembra essere, insieme al dildo, quello storicamente più antico. Una scoperta relativamente recente fa risalire l’esistenza del vibratore già all’epoca di Cleopatra (54 a.C. circa): sembra che la regina abbia scoperto che riempiendo un tubo di zucca con delle api si poteva ottenere una vibrazione causata dagli stessi insetti, che ritrovandosi chiusi in uno spazio ristretto, diventano frenetici.

Ma il vibratore è storicamente associato a quella patologia un tempo chiamata isteria e nasce come strumento terapeutico. Questa patologia, nella “rudimentale” psichiatria del Settecento, si presentava con una serie di sintomi che potevano variare dall’ansia cronica alla pesantezza addominale, dall’irritabilità alle amnesie temporanee. Siamo ancora nel Settecento quando Robert Whytt, medico scozzese, ipotizzò che ci potesse essere un collegamento tra questi sintomi  e la sessualità femminile, e con il termine “isteria” (Hystéra, che nell’antica Grecia significava utero) si andava a delineare una patologia strettamente legata al genere femminile connessa proprio a ciò che biologicamente rende una donna diversa da un uomo, ovvero l’utero e più in generale gli organi genitali femminili. Inizialmente le possibili cure di questa patologia erano l’utilizzo dell’oppio e il matrimonio (dove per matrimonio si intendeva una frequente attività sessuale). Sulla base di queste considerazioni, molti medici del tempo, iniziano a praticare quello che veniva chiamato “massaggio pelvico”, che non è altro che masturbazione. Si deve considerare comunque che in epoca vittoriana la masturbazione non veniva intesa come una pratica sessuale. In quel periodo si pensava che la donna potesse provare piacere esclusivamente attraverso la penetrazione, di conseguenza la masturbazione aveva una connotazione esclusivamente medica e veniva chiamata “massaggio pelvico”. L’orgasmo, mezzo fondamentale per la cura, veniva chiamato “parossismo isterico”. Il massaggio pelvico veniva praticato manualmente, con le dita e l’aiuto di oli essenziali, ed era competenza di medici specialisti. Vi è da dire che in quei tempi erano molte le donne che manifestavano i sintomi di tale patologia. L’eccessiva richiesta risultava col tempo particolarmente gravosa per i medici, che nel tempo lamentavano dolore alle mani e alle braccia. Il vibratore, dunque, nasce proprio per risolvere questo problema: creare uno strumento che sostituisse il massaggio pelvico. Il primo oggetto di forma fallica vibrante, pensato per la stimolazione clitoridea, venne inventato in Francia nel 1734, si chiamava “tremoussoir” e funzionava con un meccanismo a molla, non molto semplice da usare. Proprio a causa di questo meccanismo particolare, i dottori preferivano continuare a usare le mani, non risolvendo così il problema del loro dolore. Nel 1869  George Taylor, fisico americano, inventò il “manipulator”, il primo vibratore a vapore. Lontanamente simile a quelli attuali, appariva come un oggetto di tortura: una specie di tavolo su cui era posizionata una sfera che, attivata da una macchina a vapore, esercitava la stimolazione. In alternativa al “manipulator” si iniziarono a utilizzare anche  le “docce pelviche”, sostanzialmente corrispondenti a getti d’acqua diretti verso la zona genitale. Mortimer Granville, nel 1883 inventò il vibratore elettromeccanico, il primo che può davvero essere considerato un vibratore come lo intendiamo oggi, famoso con il nome di “Granville’s Hammer” o “martello di Granville”. Qualche anno dopo, nel 1899, fu creato il primo vibratore a batteria. Sarà in questo periodo che verranno inventati e commercializzati circa un centinaio di oggetti del genere, solitamente acquistati da medici per la cura delle pazienti. Bisognerà aspettare il 1902, quando l’azienda Hamilton Beach iniziò a pubblicizzarlo come un elettrodomestico, perché il vibratore entri nelle case. Paradossalmente la natura apparentemente medica del vibratore fece sì che venisse pubblicizzato più liberamente allora di quanto non lo sia oggi. Qualsiasi donna poteva acquistarlo per la propria salute. Esso fu a tutti gli effetti il quinto “elettrodomestico” a entrare nelle case!

Nel frattempo le diagnosi di isteria venivano rimosse dalla psicoanalisi e sostituite con interpretazioni più dettagliate legate a disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, stati depressivi, etc. Siamo nel 1952, quando l’American Psychiatric Association (APA) dichiara che l’isteria non è una patologia, ma un mito.  Negli anni venti i vibratori cominciarono a essere usati nell’industria pornografica e a essere pubblicamente associati a pratiche sessuali, quindi diventò impossibile, per la moralità dell’epoca, continuare a pubblicizzarli come strumenti medici. Improvvisamente nessuno più li pubblicizzò e divennero un tabù, venendo commercializzati soltanto in ambienti molto ristretti. Tuttavia sul finire degli anni sessanta l’utilizzo dei vibratori fu studiato scientificamente da Masters e Johnson, ma il lavoro che più di tutti fu influente sull’argomento fu quello della terapeuta Helen Singer Kaplan, che suggerì l’uso del vibratore nelle donne anorgasmiche. A questo punto ci si  rese conto che la forma fallica così com’era non era indicata per provare ‘buone vibrazioni’ si pensò allora alla forma ad orecchio di coniglio e si è iniziato a produrre vibratori pensati specificatamente per l’anatomia femminile. Negli anni settanta il vibratore diventò il simbolo dell’emancipazione sessuale della donna, grazie alla rivoluzione sessuale, liberandolo dalla sua funzione esclusivamente “medica” e riconoscendolo anche per quello che è: uno strumento di piacere femminile. Secondo l’analisi sociologica sulla vita sessuale delle donne americane svolta da Shere Hite negli anni settanta, solo l’1% delle donne americane allora possedeva un vibratore. Oggi le cose sono molto diverse: a partire dagli anni novanta, infatti, si inizia a vedere il rabbit, reso famoso dalla serie tv Sex and The City, in cui venivano mostrate per la prima volta nel piccolo schermo le tante possibili sfumature del mondo sessuale femminile, spogliandolo da tutti i tabù e le false credenze di cui è sempre stato circondato, facendo emergere in modo facile e divertente tutte quelle piccole, grandi verità nascoste fino a quel momento. Il rabbit, dicevamo, è stato uno dei primi ad avere uno stimolatore clitorideo, e anche uno dei primi a essere venduto quasi più di qualsiasi altro elettrodomestico. Il successo di questi strumenti di piacere sicuramente si deve anche al fatto che in quegli anni inizia a diffondersi lo shopping online: questo rendeva, per entrambi i sessi, meno imbarazzante l’acquisto di strumenti nati per il piacere sessuale. Internet è diventato senza dubbio un canale anonimo e “sicuro”, libero dal fantasma del giudizio altrui, che ha permesso al mercato dei sex toys di crescere esponenzialmente negli ultimi anni e anche di evolversi, attraverso la ricerca si stimoli sempre nuovi.

Sembra ci sia ancora una grande maggioranza di persone che affronta con una sorta di riserva e velato imbarazzo il tema della masturbazione femminile. Basterebbe considerare i benefici che le donne hanno   praticando l’autoerotismo, per abbandonare definitamente stereotipi e tabù. Esso infatti riduce lo stress, induce il  rilassamento, migliora la qualità del sonno ed il rilascio di dopamina e ossitocina solleva l’umore andando a rivestire un aspetto molto  importante per un sano benessere fisico e psichico dell’individuo. Inoltre per quanto riguarda i benefici sperimentabili a livello di coppia, i sex toys possono rappresentare una novità in grado di incuriosire e stimolare le fantasie di due partner. Pensiamo ad una coppia che è insieme da molto tempo ad esempio,  attraverso il gioco si attivano dei meccanismi che li aiuta la coppia a comunicare,  non solo verbalmente attraverso lo scambio di fantasie,  ma anche e soprattutto con il corpo. Tutto questo può contribuire a ravvivare un rapporto caduto nella monotonia, infatti non di rado, i sex toys vengono utilizzati anche come supporto di aiuto nelle terapie di coppia. In conclusione possiamo dire che la sessualità è  una dimensione estremamente soggettiva e variegata, può essere immaginata come un percorso, un viaggio verso una meta mai definita e ogni persona affronta questo viaggio muovendosi nella sfera del piacere con i suoi tempi, modalità e percezioni. Allora perché non farlo divertendosi?

 

Tirocinante: D’Aprano Loredana

Tutor: Daniele Silvestri

 

Bibliografia

William H. Masters, Virginia E. Johnson, Human Sexual Response, Edward M. Brecher The Journal of Sex Research Vol. 6, No. 3, 1970.

 

Kaplan, Helen S., The New Sex Therapy : Active Treatment of Sexual Dysfunction, New York : Brunner/Mazel, 1974.

Ellis, Havelock, Analysis of the sexual impulse, love and pain, the sexual impulse in women , Philadelphia: F.A. Davis Company 1913.

Ellis, Havelock, Studies in the psychology of sex. v. 3, Philadelphia:  F.A Davis Company 1905.

Shere Hite, Il rapporto Hite,  Bompiani 1977.

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