in Sexlog, Devianza e Parafilie

 

Chi potrebbe essere potenzialmente un sex offender?
Esiste un profilo che possa rendere il sex offender identificabile?
La letteratura in materia è ricca.
Un viaggio nelle ricerche più importanti che individuano elementi generalmente condivisi dalla popolazione degli offender, consigliate dal CSOM, Center For Sex Offender Management, potrà sicuramente aiutarci a comprendere meglio la questione.

 

Distorsione cognitiva e atteggiamento pro offesa.

Chi lavora in questo campo è generalmente d’accordo che i sex offender siano coscienti che atti come stupro e molestie siano sia illegali che dannosi per il prossimo e che agiscano nonostante questo per una egosintonia di fondo con assenza di sensi colpa.
Tra i fattori importanti che permetterebbero l’agito è sempre citata una presenza massiccia di distorsioni cognitive a supporto di un generale atteggiamento pro-offesa.
Quello che accade è che il sex offender potrebbe dire a se stesso e magari ad altri che la vittima “lo merita” o addirittura “lo desidera” e attraverso queste distorsioni darebbe a se stesso il permesso di compiere l’atto criminoso e di non sentirsi in seguito male quanto dovrebbe, perché giustificato.

Il tipo di distorsione cognitiva usata dal sex offender è spesso specifica per il comportamento di offesa.
Non sorprende che i ricercatori abbiamo riscontrato un più ampio utilizzo di distorsione cognitiva da parte della popolazione dei sex offender rispetto alla popolazione normale e ad altre tipologie criminali.

Sembra che la presenza di convinzioni facilitanti l’agito di offesa e un più generale utilizzo esteso di distorsione cognitiva siano correlate ad alta recidiva e ad agiti di offesa continui.

Deficit nelle abilità sociali, interpersonali e nel creare e mantenere relazioni di intimità.

Un’altra caratteristica che sembra essere comune nella popolazione dei sex offender consiste in una mancanza di abilità in ambito sociale o interpersonale.
Scarse abilità comunicative, isolamento sociale, abilità sociali generali deficitarie, o problemi di vario genere nelle relazioni intime, in particolare stabilire e mantenere relazioni intime, coinciderebbe con un alto rischio di recidiva.

Uno specifico problema interpersonale comune nella popolazione dei sex offender è il deficit di empatia, intesa come la capacità di mettersi nei panni dell’altro e percepirne in questo modo emozioni e pensieri.
Il sex offender manca di empatia con la vittima e più generalmente con l’altro.
La mancanza di empatia non sembra essere collegata al rischio di recidiva.

Negli studi di settore inoltre è spesso menzionata una importante carenza di strategie di coping, le modalità di adattamento attraverso le quali affrontiamo eventi stressanti.
Alcuni offender hanno difficoltà a gestire emozioni e impulsività e non pensano alle conseguenze delle loro azioni nel momento di agire.
Caratteristiche queste che certamente facilitano l’agito verso un comportamento di offesa.

La carenza di strategie di coping è associata a recidiva.

Quanti di voi hanno già sentito che i sex offender sono stati a loro volta stati abusati?
Questa è di certo un’area che ha suscitato l’interesse dei ricercatori per molti anni.Esiste certamente una correlazione forte tra storia personale di abuso subito e comportamenti da sex offender, specialmente in presenza di altri fattori di rischio ma non ci sono ricerche che individuano il maltrattamento subito come causa che conduce al comportamento criminale e non c’è correlazione tra storia personale di abusi subiti e rischio di recidiva.

Altri fattori non citati correlati al rischio di recidiva sono:
Età precoce del primo comportamento da offender;
Preferenza per vittime di sesso maschile;
Vittima sconosciuta all’offender;
L’eventuale presenza di disturbi parafilici;
Personalità antisociale;
Non essere sposato.

Risulta lampante che stilare un prototipo di sex offender è un azzardo.

Un profilo tipico del sex offender non esiste.
Secondo il CSOM questa variabilità all’interno della popolazione degli offender è ciò che renderebbe la gestione del problema difficile e sottolineano l’importanza di una adeguata formazione in materia.

Il sito www.csom.org offre informazioni e strategie sempre aggiornate per chiunque abbia il desiderio di approfondire il tema.

  1. Hanson & Morton-Bourgon, 2004, The characteristics of persistent sexual offenders: a meta-analysis of recidivism studies – Journal of consulting and clinical psychology, 2017.
  2. Hanson & Bussiere, 1998; Hanson & Harris, 2000; Hanson & Morton-Bourgon, 2004, Predictors of Sexual Recidivism: An Updated Meta-Analysis. Journal of consulting and clinical psychology, 2017.
  3. Sonia Dhawan & W. L. Marshall, 1996, Sexual abuse histories of sexual offenders. Sexual Abuse: A Journal of Research and Treatment, 2008.
  4. Hanson & Bussiere, 1998; Hanson & Morton-Bourgon, 2004, The Characteristics of Persistent Sexual Offenders: A Meta-Analysis of Recidivism Studies. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 2017.
  5. Hanson & Harris, 2000; Hanson & Morton-Bourgon, 2004, Predictors of Sexual Recidivism: An Updated Meta-Analysis. Journal of consulting and clinical psychology, 2017.

A cura del tirocinante IISS: Fausto Maria Bonifacio

Tutor: Davide Silvestri

 

Sitografia
www.csom.org

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