in Informazione ed educazione, Sexlog

Quante volte abbiamo sentito dire che “il sesso non è cosa per vecchi”? Nulla di più sbagliato!

Certo, invecchiare vuol dire trovarsi a fare i conti con una serie di cambiamenti psico-fisiologici della risposta sessuale ma, nonostante ciò, l’esperienza erotico-sessuale può essere soddisfacente ed entusiasmante anche in questa fase della vita (Quattrini, 2017).

Ma c’è dell’altro. Sapevi che esiste un’associazione tra sessualità e funzionamento cognitivo in età avanzata? Sono pochi e molto recenti gli studi che ne dimostrano l’esistenza: coloro che si impegnano regolarmente in attività sessuali subiscono un deterioramento cognitivo più lento rispetto a quelli che non lo fanno, o che lo fanno di rado. Il sesso biologico sembra giocare un ruolo importante: gli uomini godono di questo privilegio in misura maggiore rispetto alle donne.

I responsabili di tale disparità sembrerebbero essere il testosterone e l’ossitocina, gli ormoni che vengono secreti durante l’attività sessuale, rispettivamente, da uomini e donne. Sebbene entrambi siano presenti in ambedue i sessi, il primo presenta livelli più alti nell’uomo, il secondo nella donna.

Il primo è un ormone appartenente alla categoria degli androgeni, viene prodotto dalle ghiandole surrenali e da quelle sessuali, agisce sul desiderio sessuale, sulla memoria e sulla capacità di pensiero dell’uomo. Il secondo, ormone secreto dalle donne al momento dell’orgasmo, attiva le aree cerebrali in cui hanno sede le emozioni e da cui dipendono i meccanismi di motivazione e ricompensa. Dunque, è grazie al testosterone se le prestazioni degli uomini migliorano in misura maggiore rispetto a quelle delle donne in risposta all’attività sessuale. Inoltre, bisogna tener presente che le donne devono fare i conti con la menopausa ed il conseguente calo di estrogeni, ormoni che svolgono un’azione neuroprotettiva, oltre ad essere maggiormente predisposte a sviluppare malattie neurodegenerative, come la demenza (Wright & Jenks, 2016).

A questo punto è lecito chiedersi quale sia il meccanismo che sta alla base di tutto ciò. Il merito è del cosiddetto “neurotrasmettitore del piacere”. Durante il rapporto sessuale una serie di sostanze chimiche si riversano nel cervello, tra queste proprio la dopamina, anche nota per avere effetti positivi sulle funzioni esecutive. La cosa non dovrebbe sorprenderci, in fondo è risaputo che l’impegno in attività sociali, intellettive e fisiche in età avanzata ha effetti neuroprotettivi. Il sesso non fa eccezione (Wright et al., 2017).

Ma non finisce qui. Un miglior funzionamento cognitivo è associato anche alla percezione che si ha del sesso. Gli uomini e le donne che percepiscono la sessualità come componente fondamentale dell’intera esperienza di vita, valutando l’esperienza erotico-sessuale in maniera piacevole e positiva anche in età avanzata, mostrano un funzionamento cognitivo migliore. Al contrario, coloro che percepiscono la sessualità come irrilevante in terza e quarta età, sono meno performanti dal punto di vista cognitivo (Hartmans et al., 2015).

Fantascienza? Decisamente no. Sappiamo che l’invecchiamento è associato ad una ridotta neurogenesi nel giro dentato (Leuner et al., 2010). Quest’ultimo è parte dell’ippocampo, un’importante struttura nervosa a base di sostanza grigia, coinvolta in processi cognitivi come la memoria e l’apprendimento di nuove informazioni. Dunque, una riduzione del numero di neuroni presenti nel giro dentato comporta un peggioramento della funzionalità ippocampale, nonché decadimento cognitivo. Ed è qui che viene il bello: svolgere attività che vengono percepite come gratificanti può favorire la neurogenesi in quest’area, anche se non si è più nel fiore degli anni. Il che vuol dire che la percezione positiva dell’esperienza erotico-sessuale in età avanzata stimola la produzione di nuovi neuroni, ripristinando la funzionalità ippocampale e rallentando il declino cognitivo (Glasper & Gould, 2013).

Ebbene sì, è tutto vero! Una vita sessuale attiva, in terza e quarta età, rallenta il processo d’invecchiamento cerebrale. E ancora, attribuire una valenza edonica al sesso ha effetti benefici. Non credo serva aggiungere altro per poter affermare che il piacere non ha età.

Tirocinante: Lisa Di Gianvincenzo
Tutor: Cristiana Sardellitti

Bibliografia
• Glasper E.R., & Gould E. (2013). Sexual experience restores age-related decline in adult neurogenesis and hippocampal function, Hippocampus, 23(4), 303–312. https://doi.org/10.1002/hipo.22090
• Hartmans C., Comijs H., & Jonker C. (2015). The Perception of Sexuality in Older Adults and Its Relationship with Cognitive Functioning, The American Journal of Geriatric Psychiatry, 23(3), 243–252. https://doi.org/10.1016/j.jagp.2013.04.003
• Leuner B., Glasper E.R., & Gould E. (2010). Sexual Experience Promotes Adult Neurogenesis in the Hippocampus Despite an Initial Elevation in Stress
Hormones, PLoS ONE 5(7): e11597. doi:10.1371/journal.pone.0011597
• Quattrini, F. (2017). Il piacere maschile: #sessosenzatabù (Sesso: alla scoperta del piacere). Giunti Psychometrics.
• Wright H. & Jenks R.A. (2016). Sex on the brain! Associations between sexual activity and cognitive function in older age, Age And Ageing, 45(2), 313–317. https://doi.org/10.1093/ageing/afv197
• Wright H., Jenks R.A., & Demeyere N. (2017). Frequent Sexual Activity Predicts Specific Cognitive Abilities in Older Adults, The Journals of Gerontology: Series B, 74(1), 47–51. https://doi.org/10.1093/geronb/gbx065

Sitografia
• https://bigthink.com/neuropsych/cognitive-function-old-age-sex-benefits/
• https://www.livescience.com/53899-sex-activity-brain-benefits.html
• https://www.coventry.ac.uk/primary-news/more-frequent-sexual-activity-can-boost-brain-power-in-older-adults-according-to-new-study-/

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare