Sex rewind: un salto indietro nella sessualità del passato”

“La voce dei grilli
il fruscio del vento
tra le foglie novelle,
una culla di fuoco
nella valle dei santi.
Baci di sangue
perle di sudore
fame
desiderio
risa
sospiri
passione
pudore.
[…]”

Con questi delicati e sensuali versi, Saffo nel VII sec. a.C. si esprimeva relativamente ad uno degli argomenti più discussi e chiacchierati di sempre: il sesso.
Ad oggi nel 2018 il sesso è ampiamente sdoganato: si parla di sex toys, di masturbazione e di come raggiungere l’orgasmo nel modo più soddisfacente possibile; tutti argomenti che poco più di una ventina di anni fa erano dei veri e propri tabù. Molti passi avanti sono stati compiuti nel corso degli anni ma la libera espressione della sessualità che oggi ci è concessa potrebbe indurre molte persone a credere, erroneamente, che questo ‘privilegio’ ci sia dato solo perché viviamo nel ventunesimo secolo, e che tale libertà di costumi fosse negata nell’antichità. Quando si parla del sesso nelle antiche popolazioni, infatti, si tende ad immaginare spesso relazioni molto più stereotipate rispetto alla realtà: tabù che non erano tali, libertà che invece non c’erano o valori completamente diversi da quelli reali. Proprio per questo motivo è opportuno evidenziare come una maggiore o minore libertà sessuale sia spesso stata condizionata dal grado di “pudore” che la società imponeva come stile di vita da perseguire. Nei secoli questo andamento è sempre stato ciclico passando ad esempio dall’epoca greca, in cui l’eros era legato alla religiosità tradizionale ed era vissuto come rito della fecondità e celebrazione misterica, all’avvento del cattolicesimo e della censura.
Per fare chiarezza riguardo questi argomenti potremmo allora immaginare di salire su una macchina del tempo e fare un salto indietro nella storia per approfondire le usanze, i costumi ed il modo in cui era vissuta la sessualità dai nostri avi.
Le prime informazioni riguardanti civiltà storiche come gli egiziani e le loro pratiche erotiche, si basano su alcuni papiri risalenti a diverse epoche. Uno dei più importanti è conservato nel Museo Egizio di Torino e risale al XII secolo a.C.. Il reperto mostra alcune situazioni erotiche, una di queste è l’incontro tra una cortigiana e un contadino in una casa di piacere dell’antico Egitto. Erano pochi i limiti al piacere imposti in questa cultura: il sesso era naturale ed era vissuto in modo libero e senza troppi divieti morali. L’unico, vero tabù, come risulta dal capitolo 125 del Libro dei morti, era l’omosessualità (Redford, 2001).
Lo stesso non può dirsi per la cultura greca, in cui l’omosessualità era socialmente accettata, in particolare quando coinvolgeva un adulto ed un fanciullo. La pederastia era infatti diffusa in Grecia già nella civiltà cretese e prevedeva il ‘sequestro’ di un ragazzo proveniente da un ambiente d’elite, da parte di un maschio adulto aristocratico, con il consenso del padre del ragazzo. Tali relazioni erano considerate spirituali e pedagogiche, oltre che sessuali. Questi rapporti erano del tutto leciti e accettati dalla società, purché il ragazzo fosse nel periodo della pubertà. Inoltre anche negli antichi eserciti, i rapporti omosessuali non erano rari e servivano a tenere alto l’umore delle truppe. Nel IV secolo a.C. il comandante tebano Gorgida costituì il battaglione sacro di Tebe, un esercito di 300 valorosi guerrieri formati da 150 coppie di amanti omosessuali. L’idea era che nessuno avrebbe disertato e che la voglia di proteggere il partner avrebbe fatto combattere ancora più valorosamente, rafforzando lo spirito di squadra (Compton, 1994).
Tra il 100 a.C e il 750 d.C., mentre Roma fondava il suo impero, in Perù vivevano i Moche, un popolo misterioso, divenuto famoso per opere in ceramica caratterizzate dalla rappresentazione di scene sessuali particolarmente esplicite. Il sesso infatti era parte integrante della loro religione. La tesi degli studiosi è che secondo questo popolo i morti e gli dei passavano il tempo a fare l’amore, al fine di mantenere l’equilibro della vita. Molte sculture infatti raffigurano atti sessuali realistici tra vivi, defunti e dei. L’atto sessuale era privo di carica erotica, in quanto non è riferito alla vita quotidiana ma a una dottrina religiosa in cui sesso, morte e sacrificio erano intrecciati.
Facendo un passo avanti nella storia, un occhio di riguardo va rivolto in particolare all’epoca medioevale. Per molti secoli questo periodo storico fu svalutato e criticato anche in riferimento al comportamento sessuale e alla repressione esistente rispetto a questa tematica: cinture di castità e Ius primae noctis furono per molto tempo i simboli più rappresentativi di quest’epoca storica.
In realtà molte false credenze relative alle pratiche sessuali del tempo sono state smentite, prima tra tutte la tanto nota ‘cintura di castità’. Studi storici approfonditi hanno infatti contribuito a sfatare questo mito; gli storici hanno appurato che non esistono testimonianze medievali dirette di strumenti del genere. A partire dal VI secolo il termine latino cingulum castitatis (cintura di castità) venne riportato da autori come Papa Gregorio Magno e perfino da Giovanni Boccaccio. In tutti questi casi però, il termine si riferisce ad una virtù di purezza teologica. La cintura di castità del Medioevo è quindi con molta probabilità una leggenda. Fu solo nell’800, nell’Inghilterra vittoriana e puritana, che vennero messe in commercio delle vere e proprie cinture di castità, usate dalle donne per proteggersi dagli stupri e, soprattutto, imposte agli adolescenti per impedire la masturbazione.
Infine un’ultima particolare pratica giunge dalla Firenze rinascimentale, famosa per gli atteggiamenti libertini dei suoi abitanti, in particolare per la pratica della sodomia, aspramente sanzionata dalla legge. Numerosi furono gli episodi registrati e repressi dagli Ufficiali di notte (corpo di polizia addetto alla repressione dell’omosessualità maschile in azione dal 1432). Anche a Venezia nello stesso periodo storico la sodomia era condannata, al punto che medici e barbieri avevano l’obbligo di denunciare le persone che richiedevano delle cure per lesioni da coito anale (M.J.Rocke, 1987).
Da quanto si evince grazie a questo excursus storico sulla sessualità del passato, si può ben comprendere come l’uomo abbia sempre avuto la necessità di esprimersi sessualmente e di praticare con semplicità e libertà la propria intimità; quello che è cambiato nel susseguirsi dei secoli è probabilmente l’atteggiamento con cui ci si è rivolti a questa tematica, rendendola sempre più un tabù. Come disse Tinto Brass: ‘Il sesso è la più splendida forma di piacere che Dio abbia regalato agli uomini. Sporcata però, e a volte considerata obbrobriosa, dalla cultura del potere che governa ogni società’.

 

A cura della tirocinante IISS: Alessia Iusi

Tutor: Davide Silvestri

Bibliografia:

Compton.L., ‘An Army of Lovers’ – The Sacred Band of Thebes, in History Today, vol. 44, nº 11, 1994, pp. 23–29
Formica.M.; Postigliola.A., “Diversità e minoranze nel Settecento : atti del seminario di Santa Margherita Ligure”., 2-4 giugno 2003.
Redford.D.B., (2001). The Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt. Oxford University Press.
Rocke.M.J. & Grandi.N., “ Il controllo dell’omosessualità a firenze nel XV secolo: gli officiali di notte”., Quaderni storici., Vol.22, No. 66(3),Fonti criminali e storia sociale,1987.
Rocke.M.J.: Forbidden Friendships: Homosexuality and male Culture in Renaissance Florence, 1996. ISBN 978-0-19-512292-3.
Woods.G.,Tre battaglie. Archetipi di omoerotismo nella letteratura di guerra, in “Sodoma”, nº 3, primavera-estate 1986.
Younger.J., “Sexual Variations: Sexual Peculiarities Of The Ancient Greeks And Romans” A cultural history of sexuality in classical world, 56-86

Linkografia:

https://www.focus.it/cultura/storia/moche-ovvero-la-civilta-del-sesso
https://www.focus.it/cultura/storia/quella-mitica-cintura-di-castita

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