in Sexlog, Curiosità e novità in sessuologia

Definiamo “Sexting” lo scambio virtuale di messaggi inerenti la sfera erotica-sessuale, accompagnato dall’invio di immagini del proprio corpo, spesso hard.
Il Sexting e altri tipi di comportamento sessuale online, giocano un ruolo importante tanto nell’esplorazione quanto nella sperimentazione della propria sessualità. Scrivere e inviare foto a tematica sessuale, permette anche di condividere interessi e lo sviluppo di identità sessuali. Prima di affrontare la tematica relativa ai rischi che si nascondono dietro l’utilizzo di questa particolare tecnica di comunicazione,  utile capire quale sia al momento l’entità del fenomeno.

Infatti, come recentemente riporta “Il Sole 24 ORE”, il 45% degli uomini e il 53% delle donne fanno sesso con il proprio partner solo una volta al mese, ma si dedicano con piacere al sexting. In particolare, gli italiani che si divertono con l’invio di sms piccanti, tramite l’autoscatto realizzato con lo smartphone in pose ammiccanti e disinibite inviati in tempo reale al contatto, sono circa l’88% e, la funzionalità di tale fenomeno, risulta osservabile nelle relazioni di coppia sia con l’amante sia con il pattern, rimandando all’idea di “sexting” come sostegno al desiderio, alla fantasia sessuale e alla propria intimità di coppia.

Di particolare rilevanza, sono le implicazioni e la funzionalità che tale aspetto assume, quando a farne uso sono gli adolescenti che, trovandosi in una fase evolutiva fondamentale per lo sviluppo della propria personalità, rischiano di aggiungere confusione alla propria identità già abbondantemente messa alla prova dal percorso adolescenziale stesso. Ad incidere su tale aspetto negativo  sicuramente la facile distribuzione del materiale tra gli adolescenti compresi tra i 15 e i 18 anni (facilitata dall’opzione presente negli smartphone di “invia” a “molti”). Il peso che assume nei giovani la continua ricerca della popolarità (intesa come motivatore sottostante l’utilizzo di tale tecnica di comunicazione) , poi, un’ulteriore spiegazione allo sviluppo del fenomeno, che rischia di diventare seriamente problematico se consideriamo gli sviluppi negativi a livello sociale, familiare e giudiziario, sfociando in ultimo in comportamenti sessuali a rischio quali il mancato utilizzo di contraccettivi e il fare sesso non protetto. Tutto ciò potrebbe portare a quell’idea di insoddisfazione alla quale vengono associati particolari stati di disagio che vanno dall’abuso di sostanze, passando per il cyberbullismo fino ai disturbi emozionali conclamati. In tal senso,  interessante vedere come la facile accessibilità a contenuti erotici tramite Sexting, possa richiamare alla presenza degli stessi contenuti presenti nella sfera pornografica.

Dunque, da questo punto di vista la pornografia risulterebbe una cassa di risonanza, che oltre ad amplificare i fattori di rischio, potrebbe diventare, a sua volta, la valvola di sfogo di una dipendenza sessuale ben pi complessa, rimarcando una mancata consapevolezza degli aspetti pi intimi della sessualità, di una corporeità “pornografizzata” e “normalizzata”. Ciononostante, l’utilizzo della pornografia potrebbe avere anche un risvolto positivo, ponendosi come mezzo educativo. Infatti, il punto di incontro di tutte queste sfaccettature,  l’educazione sessuale, tramite un utilizzo consapevole di tale materiale: concetto, quest’ultimo, che al momento non viene molto considerato a causa dei tab particolarmente presenti nella nostra cultura, ma che inizia ad essere visto da chi si occupa di educazione, come una risorsa piuttosto che un qualcosa da evitare, in quanto conseguenza o causa di disagi presenti nella sfera della sessualità.

Il contributo è stato redatto dal gruppo di tirocinio post laurea dell’stituto Italiano di Sessuologia Scientifica (Dr Mariano Basso, Dr.ssa Rosanna Gabrielli, Dr.ssa Francesca Mamo, Dr Loris Patella, Dr Giuliano Salusest) Supervisione Dr.ssa Ilaria Consolo e Dr Fabrizio Quattrini

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