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“Bellezza” su di essa si è detto di tutto, ne sono stati definiti e osannati i canoni, ne è stata svalutata l’importanza perché effimera e superficiale, eppure, nel bene o nel male, non si può non fare a meno di scontrarsi con essa e i suoi dettami.

La bellezza ha, infatti, “due lati aguzzi, uno fatto di risate, l’altro di angoscia, che tagliano in due il cuore” per dirlo con le parole di Virginia Woolf (1929).

La nostra società, oggi più che mai, pare totalmente assoggettata ai canoni di una bellezza -soprattutto estetica- spesso fuorvianti se non addirittura nocivi.

Siamo quotidianamente bombardati da immagini, video e programmi che esaltano l’importanza di un corpo perfetto, di un viso dalla simmetria regolare, suggerendo quale “dovrebbe” essere la taglia giusta, l’altezza giusta, la perfetta turgidità delle labbra, del seno, la giusta quantità di muscoli e così via. Questo comporta sempre di più un aumento del ricorso alla chirurgia estetica, a volte fino a livelli estremi.

L’Italia, ad esempio, sembra essere il terzo paese per dedizione alla chirurgia estetica, come riportato dall’ International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISPS).

Ma l’ossessione per la bellezza non sembra avere un effetto differente nelle altre culture, almeno non in quelle di tipo occidentale. Vediamo infatti che le stime del 2011 effettuate dall’ISPS riportano che circa 8 milioni di persone in tutto il mondo hanno fatto ricorso alla chirurgia per migliorare il proprio aspetto.

Le motivazioni sembrano essere di vario genere: c’è chi desidera correggere quelli che giudica essere “difetti” o “imperfezioni”, come accade soprattutto tra i giovani e chi, invece, tenta di rallentare il fluire incessante degli anni che passano togliendo qualche ruga.

Secondo la dottoressa Renee Engeln (2017) l’ossessione sempre crescente per la perfezione porta moltissime persone a spendere un’enorme quantità del proprio tempo e denaro in funzione di una vasta gamma di cosmetici e prodotti per il make-up.

Ciò non significa che una cura e un’attenzione per il proprio corpo e aspetto siano una cosa negativa, ma lo diventano nel caso in cui tale attenzione si dovesse tramutare in vera e propria ossessione che porta, soprattutto le donne, a sprofondare in un turbinio di insicurezze in cui attenzione, tempo e risorse emotive finiscono per essere incanalate tutte sul proprio aspetto che non sembra mai all’altezza dei canoni prefissati. La dottoressa invita però a non lasciarsi ingannare dalla prevalenza: il problema sarebbe di tipo culturale e non ascrivibile esclusivamente al genere femminile.

In Italia, nonostante gli anni di crisi, il numero di interventi di chirurgia estetica non è poi così diminuito spostandosi nella maggior parte dei casi verso trattamenti meno invasivi. Tale trend ha portato ad una crescita sempre maggiore della medicina estetica, il cui mercato rimane estremamente fiorente.

Stando ai dati raccolti dall’ AICPE (Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica), che dal 2011 si propone di raccogliere i dati in merito al ricorso alla chirurgia estetica in Italia: dal 2012 ad oggi si è riscontrato un incremento della richiesta -al primo posto tra tutte- della liposuzione, seguita poi dalle mastoplastiche additive ( aumento del seno), dalla rinoplastica e dalla blefaroplastica (“ringiovanimento” dello sguardo). Per quanto riguarda la chirurgia plastica dei genitali, si è riscontrato un aumento considerevole delle richieste di labioplastica o ninfectomia, ovvero della riduzione delle piccole labbra della vagina. Queste, infatti, col passare degli anni, tendono fisiologicamente ad allungarsi risultando, in certi casi, particolarmente visibili attraverso la biancheria intima o il costume da bagno.

In merito alla medicina estetica, inoltre, si è riscontrato un incremento delle richieste di ritocco del viso tramite lifting.

Per quanto riguarda l’età vediamo che la maggiore richiesta proviene dalla popolazione tra i 35 e i 50 anni ( 40%) mentre il 25% è costituito da individui di età compresa tra i 19 e i 34 anni, di questi quasi il 35 % è composto da donne e quasi il 28 % da uomini, con una maggiore prevalenza in Lombardia e nel Lazio.

Ma come spiegarsi tutto ciò?

Secondo una ricerca condotta nel 2003, l’attenzione per la bellezza sembra connaturata all’essere umano. Sembrerebbe, infatti, che le persone siano portate per natura a selezionare il proprio partner in funzione di un certo grado di bellezza, sulla base, cioè, di alcune caratteristiche del volto e del corpo.

Sembra inoltre che, sebbene gli standard di bellezza possano variare da cultura a cultura, oltre che nel corso delle epoche, le pressioni ad esse sottostanti siano le stesse. Ovvero: per quanto gli standard siano differenti è il modo in cui costruiamo le regole a riguardo e il modo in cui stabiliamo gli standard di bellezza ad essere universali ( Grammer et al., 2003).

Gli standard che vengono oggi imposti, però, vanno ben oltre il suggerimento di un “canone estetico”. Sembra che essi abbiano assunto una connotazione differente: da uno studio del 2014 risulta che nell’attuale società occidentale il raggiungimento di un determinato standard estetico possa rappresentare un vero e proprio lasciapassare per una vita migliore, aprendo le porte nel mondo dello spettacolo o riuscendo a conquistare un partner economicamente appetibile (Barnett, 2014).

La bellezza rappresenterebbe quindi il nuovo mezzo per la mobilità sociale. Ma questo mezzo potrebbe rivelarsi insidioso arrivando a tramutarsi in una condanna qualora dovesse evolvere nel patologico, assorbendo le energie fisiche e mentali di chi ne è schiavo. Ne potrebbero derivare infatti disturbi alimentari, depressione e una generale insoddisfazione verso se stessi e il proprio aspetto che nessun intervento di chirurgia plastica potrebbe lenire, e che nessuna dieta potrebbe risolvere. Nel disturbo dismorfofobico[1] la fissazione per un difetto -molto spesso inesistente- diventa totalizzante, gli standard prefissati sono totalmente irrealistici da portare chi ne soffre ad una non-vita, ad un impegno continuo a ricercare la perfezione tramite la modifica del proprio corpo anziché mirare all’accettazione di se stessi e ad un’armonia con la propria immagine.

 

Tirocinante: Claudia Isaia

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia:

Barnett, E. (2014), An obsession with beauty is a sign of a declining culture, Southampton Solent University.

Engeln, R. (2017), Beauty Sick: How the Cultural Obsession with Appearance Hurts Girls and Women. HarperCollins.

Grammer, K., Fink, B., Møller, A. P., & Thornhill, R. (2003). “Darwinian aesthetics: sexual selection and the biology of beauty”. Biological Reviews, 78(3), 385-407.

Woolf, V. (2010), Una stanza tutta per sé, Feltrinelli Editore.

Sitografia:

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/08/01/news/chirurgia_estetica-64098663/

https://www.aicpe.org/bellezza-i-dati-aicpe-quasi-un-milione-i-trattamenti-di-medicina-e-chirurgia-estetica-eseguiti-nel-2013/

https://www.girlsglobe.org/2013/08/16/our-ugly-obsession-with-beauty/

https://www.milano-psicologa.it/dismorfofobia-il-corpo-nemico/

http://ssudl.solent.ac.uk/3029/

http://www.aiutopsicologo.it/?p=220

https://www.milano-psicologa.it/dismorfofobia-il-corpo-nemico/

http://www.ginecologiabiello.it/2017/07/24/la-chirurgia-plastica-dei-genitali-femminili/

[1] Col termine “Dismorfofobia” ci si riferisce ad una preoccupazione eccessiva per un particolare del proprio aspetto il quale in realtà non presenta alcun difetto (https://www.milano-psicologa.it/dismorfofobia-il-corpo-nemico/ )

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