Tanto amore, niente sesso

Accettare l’esistenza di persone asessuali non è facile, rifiutiamo spesso di credere che una persona detta “normale” non senta mai e verso nessuno il desiderio di avere rapporti sessuali.

In effetti, il sesso è diventato (o è sempre stato) un tema carico di questioni ideologiche, a volte considerato come peccato, a volte incoraggiato in nome di una “buona” salute psicofisica, ma onnipresente nella nostra società ultra visiva. Il fondatore 22enne David Jay di Aven, Asexual visibility and education network, la rete mondiale del movimento “No sex” fondato nel 2002, ha le idee chiare:

«Il mondo sopravvaluta la sessualità e in realtà non c’è alcun bisogno di fare sesso per essere più felici».

Non desiderare donne o uomini non significa soffrire di disfunzioni. Nelle pagine online gli iscritti dichiarano di essere così dalla nascita e di non voler cambiare la loro identità solo per conformismo sociale. Il primo studio che ha quantificato il numero di persone asessuali in una popolazione generale è stato condotto da A. F. Bogaert nel 2004 in Inghilterra. Su un campione di 18.000 persone, 195 si identificano come asessuali, pertanto circa 1% della popolazione. Ma come possiamo definire l’asessualità?

In Italia si è interrogato Marco Silvaggi, psico-sessuologo dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma:

 «La definizione è ancora molto controversa e confusa, perché all’interno di questa categoria esistono persone che provano repulsione per il sesso, alcuni indifferenza, altri che hanno solo desideri romantici e dal punto di vista relazionale possono essere single, in coppia o sposati. Una cosa è certa: desiderano che l’asessualità venga riconosciuta come orientamento sessuale ».

Chi esce allo scoperto rivendica il diritto a non provare nessuno stimolo carnale. Non è questione di castità, fobia o scelta. È semplicemente assenza di attrazione. Con una grande domanda che aleggia su di loro: si può vivere serenamente? Il professore canadese Antony Bogaert, della Brock University, ha provato a dare una risposta con il suo saggio “Understanding asexualitity”, dividendo gli asessuali in due categorie: le prime sono persone che sentono vagamente qualche pulsione, oppure si accoppiano e convivono in modo pigro per compagnia, mentre le seconde sono persone che non ne provano alcuna.

Una sfera in continua evoluzione da non confondere però con gli asessuati che invece non presentano organi sessuali differenziati. E niente a che vedere con l’impotenza o la frigidità. Non c’è neppure evidenza scientifica che il vissuto personale, come traumi o cattivi esempi familiari, hanno portato gli asessuali a reprimere la propria sessualità. L’energia sessuale c’è ma non si vede. Vivono serenamente il contatto fisico anche senza eros. In un mondo in cui la sessualità è una parte ingombrante dell’identità delle persone presentarsi come “asex” manifesta una voglia di non essere travisati da questa maschera. Insomma si può essere delle persone felici pur senza desiderare il sesso. Non sono vergini e l’amore non manca. Sposando le idee di un movimento che rivendica semplicemente il diritto a non fare sesso, senza subire per questo uno stigma sociale.

Fonti:

Bogaert A. F., Asexuality: Prevalence and associated factors in a national probability sample, in “Journal of Sex Research”, 2004, pp. 279–287

Pardo, É. (2010). L’asexualité, phénomène contemporain?. Recherches en psychanalyse, (2), 251-256.

Censini, C. (2015). Focus sur l’Asexualité.

http://www.asexualite.org/asexualite/

http://www.asexuality.org/home/

http://espresso.repubblica.it/visioni/societa/2016/05/18/news/asessuale-e-bello-1.265764

Tutor : Francesca Mamo

A cura dei tirocinanti IISS: 

Laetitia Bollinger

Alessandro Petroni

Francesca Picardi

Giuseppe Massaro

Valentina Arachi

Valentina Ciaccio

Veronica Fiore

Besarda Taci

Sara Sellaro

 

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare