Il tema dell’incesto sul grande schermo

L’incesto è un fenomeno socio-culturale che da sempre ha posto interrogativi ed è stato sottoposto nel corso della storia a diverse forme di giudizio. Già in tempi antichi si è sviluppato il tabù dell’incesto ritenendo il rapporto tra consanguinei privo di qualsiasi moralità e quindi condannato dalla comunità sociale. Ovviamente ciò che apertamente viene condannato dall’altra parte è stato deliberatamente depenalizzato nel corso dello sviluppo storico della legislazione.

Attualmente in vigore è l’articolo 564 che ha previsto che tale reato sussiste nel fatto di avere rapporti sessuali, in modo che derivi “pubblico scandalo”, con un discendente, un ascendente, con un affine in linea retta, con una sorella o un fratello.
Nei lavori preparatori del Codice Rosso ( codice attualmente in vigore)  non fu neanche discussa l’opportunità o meno di punire l’incesto. L’unica perplessità riguardò il mantenimento dello “scandalo pubblico”, che venne ribadito, riconoscendone proprio in esso il requisito fondamentale per la configurazione del reato o almeno per la sua punibilità.

L’incesto quindi essendo ridotto nella sua punibilità è fortemente interconnesso con il concetto di abuso che viene perpetrato all’interno delle mura domestiche e che, molto spesso, per diversi fattori che condizionano la persona abusata e i suoi familiari, non viene denunciato e punito.

Essendo, pertanto, l’incesto un fenomeno molto delicato, controverso e attuale, anche l’industria cinematografica si è occupata di trattare la tematica nelle sue varie sfaccettature e nelle varie implicazioni sociali, affettive e relazionali. Dalla visione di film provenienti da diversi paesi, si è evinto come la trattazione di tale tabù sia influenzata dalla cultura di riferimento. Per rendere più chiara quest’ultima affermazione vengono presentati tre film: Precious (2009), The dreamers (2003), Oldboy (2003).

Precious: Qual è il limite di “tragedie” che una persona può vivere in una vita lunga solo 16 anni? Diretto dal regista Lee Daniels (2009), il film americano è ambientato nel 1987. È la drammatica storia di Claireece Precious (Gabourey Sidibe), una ragazza analfabeta cresciuta in un modo che nessuno mai vorrebbe conoscere. La protagonista è incinta per la seconda volta, frutto degli stupri incestuosi del padre; a casa deve confrontarsi con una madre arrabbiata e violenta che abusa di lei sia psicologicamente che fisicamente.  “Lei se ne sta lì e mi giudica e prende appunti sul suo quadernetto e pensa di sapere chi sono”. Con tale esclamazione Precious si rivolge all’assistente sociale e fa emergere il suo strazio, le sue più atroci sofferenze vissute nel più torbido silenzio interiore e nell’indifferenza altrui.

In questa pellicola chiaramente il concetto di incesto viene sovrapposto a quello di abuso: per abuso sessuale si intende il coinvolgimento di soggetti immaturi e dipendenti, in attività sessuali; soggetti a cui manca la consapevolezza delle proprie azioni nonché la possibilità di scegliere. Rientrano nell’abuso anche le attività sessuali realizzate in relazione ai tabù sociali sui ruoli familiari, pur con l’accettazione del minore (Montecchi, 1994).

The Dreamers: è un film del 2003 del regista italiano Bernardo Bertolucci; tratto dal romanzo ‘The Holy Innocents’ di Gilbert Adair. Il film è ambientato agli inizi della primavera del ’68 a Parigi; pochi mesi prima dell’inizio del famoso ‘maggio francese’, teatro di durissimi scontri politici e sociali che paralizzarono la Francia per molto tempo. Rimasti soli a Parigi mentre i genitori sono in vacanza, Isabelle ed il fratello gemello Theo invitano nel loro appartamento Matthew, un giovane studente americano incontrato alla Cinémathéque. Tra scommesse, riflessioni politiche e iniziazioni all’erotismo i tre personaggi arrivano a una conoscenza reciproca, esplorando emozioni, sentimenti e debolezze mediante giochi mentali sempre più estremi. Si instaura così un articolato e confuso ménage à trois in cui emozioni, passioni e insicurezze affiorano in un complesso gioco di specchi; in particolare il personaggio di Isabelle risulta essere il più complesso: la giovane ragazza all’apparenza spavalda e sicura di sé risulta invece avere una personalità fragile e insicura, che trova sostegno e forza solo tra le braccia del fratello Theo, diventato per lei l’unico uomo della sua vita. Tra i due gemelli appare esserci una relazione d’intimità estrema, in alcuni momenti anche incestuosa.

È chiaro che qui l’incesto viene affrontato in chiave relazionale, emotiva e si esprime in una dimensione romantica ed affettiva che lega e rafforza il rapporto tra i due fratelli.

Oldboy: film coreano del 2003 del regista Park Chan-Wook, in cui il protagonista Dae-su viene segregato in una stanza in completo isolamento per ben quindici anni senza sapere chi lo ha rinchiuso e perché. Quando finalmente riesce a scappare scopre che ad orchestrare la sua prigionia è stato un suo vecchio compagno di scuola, Lee Woo-jin, che ha voluto vendicarsi con lui per aver parlato con tutta la scuola di quello che aveva scoperto: il giovane e la sorella avevano reiterati rapporti sessuali. Una volta venuta a galla questa verità in città, la ragazza aveva iniziato a pensare di essere rimasta incinta di suo fratello e la cosa aveva a tal punto sconvolto entrambi che lei aveva deciso di togliersi la vita, con la complicità di lui. Questi aveva pertanto costruito per Dae-su una lunga vendetta, portandolo ad innamorarsi e ad avere rapporti sessuali con la figlia fino a quel momento mai conosciuta, una volta liberato dalla sua prigione e ripagandolo con la stessa moneta. I due si trovano quindi alla fine dei giochi a dover portare lo stesso fardello dell’incesto, vissuto da Lee Woo-jin in maniera del tutto disfunzionale, come un atto d’amore nei confronti della sorella e da Dae-su in maniera paralizzante e definitiva, tanto che deciderà di farsi cancellare la memoria per poter vivere liberamente la sua storia d’amore con la figlia, inconsapevole di tutta la verità.

In questo film chiaramente si apre una riflessione sul finale sul perché il padre decida di dimenticare di avere una figlia e non di far dimenticare alla figlia di aver avuto un rapporto con lui, in modo tale da poter confessare di essere il padre. Si è preferito, quindi, il rapporto amoroso al rapporto affettivo.

Dalla breve descrizione di questi film si è può notare la differente trattazione della tematica dell’incesto, lasciando aperta una riflessione su come in diverse culture tale tabù venga considerato.

 

A cura dei tirocinanti IISS: Simone Lamberto, Elisa Grano, Fabiola Soranno

Tutor: Davide Silvestri

Bibliografia

Montecchi F. (1994), Gli abusi all’infanzia. Dalla ricerca all’intervento clinico, Editore Carocci.

https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xi/capo-ii/art564.html

http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/devianza/furfaro/cap4.htm

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