The Power of Love

La psicoterapeuta americana Robin Norwood nel suo libro “Donne che amano troppo” introduce il delicato tema della dipendenza affettiva affermando:

“Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo… quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo. Quando leggiamo un saggio divulgativo di psicanalisi e sottolineiamo tutti i passaggi che potrebbero aiutare lui, stiamo amando troppo. Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose lui vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo. Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.” (1989)

Quali sono i tratti caratteristici della dipendenza affettiva?

-Difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro. Queste persone non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale perché sempre prese da qualche problema del partner che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale.

-Atteggiamento negativo verso il Sé: queste persone soffrono di un profondo senso di inadeguatezza credono che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, pronte a sacrificarsi per l’altro anche quando questo vuol dire farsi male.

-Paura del cambiamento che frena lo sviluppo delle capacità individuali e soffoca ogni desiderio e ogni interesse al fine di mantenere lo status quo. (http://www.psiconauti.it/Dipendenze_Affettive.aspx)

Questo è quanto accade sul versante patologico ma, per “dipendenza”,  si intende anche altro. Essa rappresenta il germoglio dal quale ogni nuova vita inizia. Ogni essere umano affronta nel proprio viaggio di vita il passaggio da una condizione di dipendenza dalle figure di attaccamento all’autonomia, ma l’obiettivo di ogni essere umano non è quello di annullare la dipendenza ma quello di costruire una sana percezione della propria capacità di accoglierla come componente imprescindibile di una sana relazione d’amore. L’obiettivo è riuscire a potersi anche abbandonare all’altro, rimanendo padroni di se stessi, senza perdersi.

Nel libro “L’arte di amare” (1956) Fromm spiega che l’amore è un’arte quindi, per impararla, c’è bisogno di allenamento, impegno e di pazienza. Per contro, nel pensiero comune, risiede l’idea che la capacità d’amare si sviluppi automaticamente al pari dello stesso sviluppo psicofisico dell’individuo. Questa opinione è basata su tre pregiudizi che sostengono l’errata convinzione secondo cui non vi sia nulla da imparare in materia d’amore.

Il primo pregiudizio è sostenuto dalla visione comune delle persone, le quali ritengono che l’amore si risolva semplicemente nell’essere amati, restando passivi ad esso. Di conseguenza il problema si sposta sul come farsi amare, non ponendo così l’accento sullo sforzo attivo che si attua nell’ amare l’altra persona, ma sul come farsi amare e accettare, ovvero nella preoccupazione di rendersi attraenti, ricchi, intelligenti. Anziché dare priorità a valori come la fiducia, il coraggio, la disponibilità profonda, ossia a  tutte quelle facoltà che predispongono all’incontro con l’altro.

Il secondo pregiudizio suppone che la capacità di amare nasca da un’alchimia con la “persona giusta”. In questo modo tutta la preoccupazione e l’attenzione è spostata fuori di noi, nella persona da cui essere amati. Tralasciando quindi la “propria” capacità di amare.

Il terzo pregiudizio afferma che tra due persone esiste un mistero, che è dato dalla personalità dell’altro che non si conosce e che si desidera esplorare. Molte volte questo desiderio viene scambiato per amore. Quindi l’innamoramento sarebbe l’incontro con un’altra persona che ci attrae per motivi che spesso noi non conosciamo e che desideriamo penetrare e possedere. Durante questo incontro si è “innamorati” ma quando incontriamo l’altro “reale” e non solo immaginato, termina la fase dell’illusione e dell’innamoramento.

Dunque c’è questa differenza tra innamorarsi e amare: il rapporto d’amore, quando è conseguenza di uno sviluppo sano e maturo della personalità, è un rapporto che tende a restare duraturo. L’amore maturo preserva l’integrità e l’autonomia personale di ogni partner, non annulla un partner a beneficio dell’altro, ma consente a ciascuno dei due di sentirsi realizzato nelle sue potenzialità, rispetto alle sue esigenze.

Una delle parti più gratificanti è constatare che la persona oggetto del nostro amore può migliorare se stessa grazie al nostro sentimento di amore e di fiducia nei suoi confronti.

L’unione simbiotica, al contrario, non rispetta l’integrità e l’individualità di ogni partner, ma è sempre un voler rendere prigioniero l’altro, togliendogli la libertà, o mettendolo in uno stato di continua e totale dipendenza.

“Una completa indipendenza dagli altri non è possibile né auspicabile: tutti abbiamo bisogno di approvazione, empatia e ammirazione per regolare la nostra autostima; ma per alcune persone la dipendenza diventa così estrema da diventare patologia” (Lingiardi, 2001).

A tal proposito, Lingiardi (2005), evidenzia che “un’indipendenza autentica poggia sulla capacità di dipendere”, pertanto è meglio parlare di un continuum dipendenza sana-patologica o sicura-insicura dal quale partire per comprendere nel modo migliore il carattere della dipendenza patologica (Couyoumdjian, Baiocco, Del Miglio, 2006).

Tirocinante: Annalisa De Angelis

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

Couyoumdjian A., Baiocco R., Del Miglio C., a cura di (2006), Adolescenti e nuove dipendenze ,Roma-Bari, Editori Laterza

Fromm E. (1956), L’arte di amare, Milano, Arnoldo Mondadori Editore

Lingiardi V. (2001), La personalità e i suoi disturbi, Milano, Il Saggiatore

Lingiardi V. (2005), Personalità dipendente e dipendenza relazionale: aspetti diagnostici, descrittivi e dinamici, Milano, Cortina

Norwood R. (1989), Donne che amano troppo, Milano, Feltrinelli

Sitografia

http://www.psiconauti.it/Dipendenze_Affettive.aspx

 

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