Transessualità: una condizione normale della sessualità

Ciò che oggi viene definito transessualismo può essere rinvenuto in documenti risalenti a molti secoli fa. Già nel 1490 a.C., la regina Hatchepsut si fece passare per faraone indossando una barba finta e abiti da re. Così come in Grecia nel 100 a.C. dove gli uomini che si sentivano donne venivano castrati permettendo loro di rivestire nella società un ruolo femminile.

Il termine transessuale è stato coniato negli anni ’40 da D. O. Cauldwell anche se è diventato di uso comune con la pubblicazione nel 1966 del libro “The Transsexual Phenomenon” di Harry Benjamin, nel quale le persone transessuali venivano classificate su una scala a tre livelli di intensità “Transessuale (non chirurgico)”, “Transessuale (intensità moderata)” e “Transessuale (alta intensità)”.

Il transessualismo (o transessualità) è una condizione caratterizzata dal fatto che l’individuo, non “sente” di appartenere al proprio sesso biologico, e persegue in ogni modo, con tutte le sue forza, l’obiettivo di “trasformazione” sperimentando ed ottenendo le sembianze del sesso opposto (Quattrini, 2015). “Indossare abbigliamento del sesso opposto e parlare come una donna o come un uomo è espressione di conformità del genere desiderato. Sia le persone transessuali definite “Male to Female” (MtoF), uomini che sentono di essere donne, sia quelle denominate “Female to Male” (FtoM), donne che sentono di essere uomini, nella maggior parte dei casi iniziano il loro processo di trasformazione durante una fase di passaggio definita “real life experience”, la quale è necessaria per comprendere al meglio tutti gli aspetti del genere opposto a quello biologico. In genere sia i MtoF che le FtoM presentano un orientamento eterosessuale rispetto al genere desiderato” (Quattrini, 2015).

Di norma il percorso di transizione ha inizio con un periodo di circa sei mesi durante il quale il soggetto si sottopone a indagini psicologiche, psichiatriche e a terapie ormonali. Passati due anni dall’inizio dell’iter terapeutico si valuta il percorso del soggetto producendo una relazione dettagliata, questa viene presentata al tribunale competente che in base alla Legge n° 164/1982 deciderà se inserire o meno il soggetto in una lista di attesa per la riattribuzione chirurgica del sesso (RCS). Molte di queste persone però non sentono la necessità di intraprendere l’intervento chirurgico ma semplicemente tendono ad assumere comportamenti ed atteggiamenti simili a quelli delle persone di sesso opposto al loro, in questo caso si fa riferimento ai transgender (https://www.mediciitalia.it).

Per molto tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il transessualismo nell’International Statistical Classification of Diseases Andrelated Health Problems (ICD-10, 1990) come disturbo, facendolo rientrare nella categoria disturbo dell’identità di genere. Questa si riferisce alla consapevolezza e alla coscienza dell’individuo di appartenere ad un sesso e non all’altro a prescindere dalla rappresentazione biologica e cromosomica di provenienza (Quattrini, 2015). Un’importante svolta depatologizzante è avvenuta il 19 Giugno 2018 in quanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rimosso la transessualità dalla lista delle malattie mentali. La decisione dell’OMS viene presa in considerazione in base alla necessità che hanno le persone interessate a cercare di normalizzare le loro vite. (https://www.sportellodeidiritti.org). Un piccolo passo verso la depatologizzazione si era già intravisto con la pubblicazione del DSM-5 (2013) in quanto l’espressione Disturbo dell’Identità di Genere è stata sostituita con Disforia di Genere. Il passaggio da “disturbo” a “disforia” ha permesso già da allora di non considerare la transessualità come malattia psichiatrica e ha concesso ai clinici di porre l’attenzione non tanto sull’incongruenza tra sesso biologico e identità quanto piuttosto sulla condizione emotiva che accompagna tale difformità. Questa decisione è stata accolta con molta gioia dalle organizzazioni che da tempo si battono per i diritti dei transessuali.

 

Tirocinante: Carmen Belluscio

Tutor: Fabiana Salucci

 

BIBLIOGRAFIA

  • Bejamin H., (1966), The Transsexual Phenomenon, Ace Pub. Co.
  • Caldarela A., (2011), Transsexualism and Sex Reassignment Surgery in Italy, International Journal of Transgenderism, 13 (1), 26-36.
  • Quattrini F., (2015), Parafilie e Devianza. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico, Giunti Editore.
  • Rogers L., (2000), Sesso e cervello, Einaudi Editore, Torino.

SITOGRAFIA

 

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