Come una farfalla. Una visione attuale della disforia di genere – 2° parte

Ho conosciuto Elisa (nome di fantasia) qualche anno fa, prima che la sua vita iniziasse davvero.  È una ragazza MtF (Male to Female) di 25 anni e come solitamente si usa dire è “una donna chiusa in un corpo da uomo”. Il motivo che mi ha spinto a chiederle di raccontarsi è per ascoltare la voce di chi, alla soglia del 2020, sta affrontando il cambio di sesso.

Mi ha raccontato che sin da quando era piccola si sentiva prigioniera di un corpo che non le apparteneva, infatti era solita giocare con la sua cuginetta interpretando ruoli femminili e, a volte, vestendosi anche da donna. Tuttavia, con il tempo, quello che sentiva lo ha dovuto fortemente reprimere, e ciò ha fatto sì che sviluppasse una forte tensione e ansia a cui non riusciva a dare un spiegazione, attribuendola a fattori esterni come la scuola, ma non era così.

Da adolescente fece coming out a cui seguirono eventi spiacevoli sia nella famiglia d’origine, sia nelle relazioni amicali che la bullizzarono creando un gruppo WhatsApp omofobo in cui Elisa era l’unico argomento di discussione. Lei affrontò questi dispiaceri semplicemente andando avanti, allontanandosi da coloro che credeva fossero amici.

Tutto questo fece arrivare il suo stato di malessere all’apice, ad un punto di rottura, fino a quando quattro anni fa Elisa chiese alla propria madre di andare dallo psicologo per riuscire a capire cosa fosse quello che lei sentiva e il perché stesse così male. Solo dopo un anno di lavoro su stessa Elisa ha capito che il motivo della sua sofferenza non riguardava gli eventi esterni, ma chi lei era intimamente.

Raggiunta la consapevolezza che il suo corpo e il suo aspetto non rispecchiavano l’immagine a cui si sentiva di appartenere ha iniziato l’iter necessario per il cambiamento di genere sia dal punto di vista medico-psicologico sia a livello burocratico. Inizialmente ha sostenuto vari test psicodiagnostici come MMPI-2, ha intrapreso il cosiddetto “Real Life Experience” seguita da un endocrinologo, assumendo ormoni e vivendo nel quotidiano il ruolo del genere desiderato. Attualmente, a fronte di una perizia psichiatrica ha avuto la possibilità di avere i nuovi documenti che arriveranno ad inizio  2020 e ha avuto anche l’idoneità per la riattribuzione chirurgica del sesso.

Ha conosciuto un noto gruppo di giovani LGBTQIA ed ha finalmente instaurato rapporti amicali significativi, ma dato il contesto sociale in cui si trova non si sente effettivamente integrata. Alla mia domanda su come viva adesso il sesso e quali siano le prospettive future ha affermato che attualmente non lo vive in modo positivo: gli uomini che incontra le chiedono espressamente di avere riservatezza, come se fosse una vergogna, o di fingere di non conoscersi quando s’incontrano per strada e altri ancora le propongono nel rapporto sessuale di assumere un ruolo prettamente attivo, situazione che lei vive con disagio perché è una richiesta che si scontra con il suo sentirsi pienamente donna.

Il sesso nella prospettiva futura, date le esperienze che ha avuto, non lo immagina roseo. Tuttavia, è fiduciosa che il trattamento ormonale con il tempo potrà essere sempre più incisivo e spera che una vaginoplastica possa permetterle di vivere pienamente il genere a cui ha sempre sentito di appartenere.

Elisa ha percorso questo iter per essere libera di esprimere se stessa. Ha affrontato un cammino lungo e arduo, che le ha dato la possibilità di far corrispondere il suo corpo alla sua immagine interiore. Adesso, come una farfalla lascia la crisalide, la sua vecchia vita per iniziarne una nuova.

 

Tirocinante: Angelo Greco

Tutor: Fabiana Salucci

 

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