Violenza in sala parto: un binomio fin troppo frequente

Mi hanno lasciata lì, in balìa del dolore[…] un’ostetrica mi ha gentilmente detto che avevo troppe smagliature e poi mi ha fatto un’episiotomia non richiesta e non necessaria, infine mi ha detto che mi ero lacerata io”.

 “È stata la cosa più traumatizzante: avevo appena detto “no” e lo hanno fatto comunque… poi hanno esclamato: “stai ferma!”.

Come si evince da queste brevissime testimonianze, per molte (troppe!) donne al mondo il periodo della gravidanza, la fase del travaglio e  il parto in sé risultano essere momenti associati non solo alla sofferenza fisiologica, ma anche a quella fisica, emotiva e psicologica.

Questi aspetti, che saranno di seguito approfonditi, appartengono al fenomeno definito come “violenza ostetrica” (abbreviato in “OV”, dall’inglese Obstetric Violence).

Tali maltrattamenti nei confronti delle donne prossime al parto, non sono necessariamente messi in atto dalle ostetriche di turno, ma possono essere attuati da qualsiasi figura del personale sanitario come  medici, ginecologi ed infermieri.

Un altro aspetto che necessita di esser chiarito è che la violenza ostetrica non si  riferisce a contesti di emergenza, ma a situazioni ambulatoriali e di degenza.

OV è  un incrocio tra violenza istituzionale e violenza contro le donne durante tutto il periodo della gravidanza, del  parto e del post-partum e può verificarsi sia nelle strutture pubbliche che in quelle private.

Esistono differenti modi e sfumature con cui l’OV si manifesta, dai più evidenti e invasivi,  a quelli più velati. Sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1985 abbia pubblicato delle raccomandazioni da seguire e sconsigliato alcune pratiche  in quanto pericolose, vengono messe comunque in atto anche  dannose nei confronti delle partorienti, come ad esempio un’episiotomia “a tradimento” non necessaria e senza preavviso. Molte donne, circa il 54% ( Siviero, 2017) delle vittime di  OV, scoprono di esser state incise chirurgicamente nella zona del perineo solo dopo il parto ( L’OMS a tal proposito ha dichiarato che tale pratica risulta “dannosa tranne in rari casi”, in quanto non solo risulta invasiva, ma rallenta la fase di ripresa post- partum che può protrarsi fino a settimane ed essere accompagnata da dolore, difficoltà deambulatorie nonché da difficoltà durante i rapporti sessuali.

Un’ulteriore pratica invasiva e non raccomandata dall’OMS è la manovra di Kristeller, che consiste in una decisa pressione sulla pancia della madre con lo scopo di facilitare e accelerare le fasi del parto. In realtà non sono state dimostrate evidenze a favore di tale manovra, ma sono state sottolineate le conseguenze dannose come un’ipotetica rottura del costato, i rischi e le lesioni vaginali, l’inversione e la possibile lacerazione dell’utero e il distacco della placenta.

L’OMS ha inoltre dichiarato che, salvo indicazioni mediche precise, sono da evitare: la rottura delle membrane, i clisteri, la posizione obbligata durante la fase di travaglio, la depilazione, il taglio precoce del cordone, la separazione del bambino dalla madre, il digiuno e il divieto di bere.

Come già anticipato, la violenza può essere anche di tipo psicologico: molte donne riferiscono di esser state insultate, derise, accusate verbalmente e intimidite dal personale sanitario; ad altre invece vengono negate le giuste cure, la privacy e riservatezza e non è concesso loro un’adeguata terapia per il dolore.

Quanto è diffuso il fenomeno della violenza ostetrica nel nostro Paese? È stato riscontrato su un campione di 5 milioni di soggetti di età compresa tra i 18 e 54 anni, che il 41% delle donne (4 donne su 10) ha descritto l’esperienza del parto come lesiva per la loro dignità e integrità psicofisica.

Inoltre un’indagine DOXA proveniente dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia, ha stimato che il 99% delle donne in gravidanza partorisce all’interno degli ospedali e che  negli ultimi 14 anni circa 1 milione di donne (ben il 21%) sono state vittime di OV. Il 6% di soggetti riferisce inoltre di non voler altri figli dopo la prima gravidanza e che non  vengono alla luce circa 20.000 bambini ogni anno.

A questo punto è necessario riportare l’articolo 32 della Costituzione che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Il parto è chiaramente un’esperienza soggettiva e segnante per ogni donna e con questo breve articolo non vi è affatto intenzione di creare alcun tipo di allarmismo, ma la volontà di diffondere e informare la popolazione in quanto è fondamentale essere consapevoli dei propri diritti.

 

Tirocinante: Letizia De Panfilis

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia:

Obstetric Violence in the daily routine of care and its characteristics. Jardin, D.M.B. & Modena, C.M. (2018). Revista Latino-Americana de Enfermagen.

 

Sitografia:

https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/134588/WHO_RHR_14.23_ita.pdf;jsessionid=7E01B9E649A4E85E57B43250CBCE863B?sequence=17

https://birthmonopoly.com/obstetric-violence/#ov-map

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