Zone erogene: le mappe del piacere degli uomini e delle donne

Prima di addentrarci nel fantastico mondo degli organi e/o parti del corpo umano ausiliarie ad attivare il piacere sessuale, è opportuno fare una piccola premessa su cosa si intende per zona erogena. Etimologicamente parlando, il termine “erogeno” deriva da eros (amore) e geno (dal latino, generare); da un punto di vista letterale, quindi, con il termine zona erogena ci si riferisce alla proprietà di una determinata zona del corpo di produrre un innalzamento dell’eccitazione, del piacere sessuale se adeguatamente stimolata. Queste zone “generatrici di amore” possono essere suddivise in due gruppi: primarie e secondarie. Le prime sono identificabili con i genitali (pene, testicoli, vagina, clitoride ecc…) mentre le seconde sono quelle che si trovano lontane da questi ultimi e producono un piacere più indiretto (collo, seno, capezzoli, piedi ecc…).

Uno studio condotto da Nummenmaa e colleghi (2016), pubblicato recentemente sulla rivista Archives of Sexual Behavior, ha dimostrato che l’intero corpo umano può essere considerato una fonte continua di intensi piaceri, essendo ricco di innervazioni e zone erogene pronte a essere stimolate per accendere il desiderio sessuale. Sia per gli uomini che per le donne, ad esempio, tutta la pelle può fungere da organo somatosensoriale, in particolare quando si fa sesso con un partner.

Un’altra ricerca, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine (2014) e realizzata da Cordeau per l’Università del Quebec, si è concentrata sulle preferenze del genere femminile scoprendo che le zone erogene che producono maggior piacere sessuale nel gentil sesso, variano in base al tatto del partner: collo e avambraccio sarebbero più sensibili al tocco “leggero” rispetto al capezzolo che, invece, è la zona che risponde maggiormente alla stimolazione condotta con una pressione più “pesante”.

A sfatare il mito che all’uomo, per fargli provare quel piacere sessuale sufficiente per finire sotto le coperte, basti stimolare la sua zona genitale, ci hanno pensato Turnbull e i suoi collaboratori. Questi ultimi, attraverso una indagine pubblicata nel 2014 su Cortex, hanno infatti scoperto che gli uomini sembrano avere efficacemente la stessa distribuzione delle zone erogene sperimentate dalle donne; l’unica differenza tra i due sessi, è che il genere femminile sembrerebbe essere più sensibile e ricettivo agli stimoli. Dalla suddetta analisi è emerso che per l’universo maschile, al di là degli scontati genitali, le orecchie e il collo sono le zone più responsive al tatto mentre per quanto riguarda le donne, queste ultime danno molta importanza alle mani. Ultima annotazione: i piedi, ritenuti essere generalmente dei recettori ultrasensibili di piacere, sono finiti in fondo alla classifica, declassati da entrambi i sessi.

Fonti:

  • Nummenmaa L., Suvilehto J.T., Glerean E., Santtila P., Hietanen J.K. (2016), Topography of Human Erogenous Zones, Archives of Sexual Behavior, Vol. 45, 1207-1216
  • Turnbull O.H., Lovett V.E., Chaldecott J., Lucas M.D. (2014), Reports of intimate touch: erogenous zones and somatosensory cortical organization, Cortex, Vol.53, 146-154
  • Cordeau D., Belanger M., Beaulieu-Prevost D., Courtois F., (2014), The assessment of sensory detection thresholds on the perineum and breast compared with control body sites, Journal of Sexual Medicine, Vol. 11, p. 1741-1748

Tutor: Francesca Mamo

 

A cura dei tirocinanti IISS:

Alessandro Petroni

Francesca Picardi

Giuseppe Massaro

Laetitia Bollinger

Valentina Arachi

Veronica Fiore

Besarta Taci

Sara Sellaro

 

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