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Recensione a cura del tirocinante Alessandro Ghigo

 

”Sleepers”, film del 1996 diretto da Barry Levinson, è un dramma criminale che esplora profondamente il trauma psicologico subito dai protagonisti, quattro giovani cresciuti nell’opprimente realtà di Hell’s Kitchen. Il quartetto, guidato da Shakes, affronta non solo le difficoltà legate alla loro adolescenza in un contesto criminale, ma anche le conseguenze devastanti della vita all’interno di un carcere minorile.

L’esperienza nel riformatorio, contrassegnata da violenze fisiche e abusi sessuali inflitti dalle guardie, ha un impatto profondo sullo sviluppo dei protagonisti. La dinamica del gruppo si altera radicalmente, influenzando le scelte di vita future. La morte tragica di Rizzo durante la detenzione e la conseguente vendetta di John e Tommy contribuiscono a una spirale di tragedie personali. Michael, diventato procuratore distrettuale, rivela la sua complessità mentre gestisce il caso. Il suo desiderio di giustizia si scontra con la necessità di mantenere l’equilibrio tra legalità e vendetta personale.

Il piano elaborato per esporre la corruzione delle guardie sottolinea l’aspetto della vendetta per quanto subito e della ricerca della verità.
Il finale del film offre un’analisi della resilienza e della persistenza del trauma psicologico. I destini tragici di John e Tommy, influenzati dalle loro esperienze nel riformatorio, sono contrapposti a quelli relativamente positivi di Shakes e Michael, che infatti erano coloro che avevano subito meno soprusi, mettendo in luce le conseguenze a lungo termine dell’abuso effettuato sui minori.

Per abuso sessuale su minore si intende atti sessuali perpetrati su un bambino, compiuti da un adulto o da un coetaneo più grande, indipendentemente dal sesso di chi lo subisce e di chi lo mette in atto. Si tratta di un crimine sessuale che nella messa in atto comporta inevitabilmente la presenza di abuso di fiducia, potere e autorità da parte dell’aggressore nei confronti del minore, generando gravi conseguenze a breve e lungo termine sulla vittima. Secondo il DSM-5 l’abuso sessuale comprende atti come accarezzare i genitali di un bambino, penetrazione, incesto, stupro, sodomia e atti osceni. L’abuso sessuale comprende anche lo sfruttamento senza contatto di un bambino da parte di un genitore o caregiver, come ad esempio può avvenire nei casi in cui l’adulto forzi il più piccolo ad assistere a rapporti sessuali che avvengono tra altre persone.

Numerose teorie in psicologia e in psichiatria hanno cercato di spiegare l’origine e gli effetti del trauma dovuto ad un abuso sessuale infantile sulla vita degli individui. In particolare, Terr distingue il trauma di primo tipo da quello di secondo. Per quanto riguarda il primo, si tratta di traumi dovuti ad una singola esperienza traumatica non reiterata nel tempo. Invece l’altro fa riferimento a quella categoria di esperienze traumatiche che si consumano lentamente nel silenzio della famiglia o della società. Inoltre, molte ricerche mostrano come le persone che hanno subito traumi possono esporsi volontariamente a situazioni che possono riattivare il trauma, manifestando una forma di masochismo.

Tale tendenza alla ripetizione è attribuita all’istinto di morte appreso nel trauma, noto come “coazione a ripetere”. Questa meccanica si manifesta nel tentativo di dominare l’esperienza traumatica, rivivendola sia come vittime che, in alcuni casi, come carnefici. La ri-vittimizzazione è una dinamica comune, soprattutto tra le vittime di abusi che hanno una maggiore probabilità di essere nuovamente vittime. Questo fenomeno è più evidente nelle donne, mentre negli uomini si osserva una tendenza a identificarsi con l’aggressore per vittimizzare gli altri. Il trauma si ripete a livello comportamentale, emotivo, fisiologico e neuroendocrino.

Secondo Ferenczi, il vero trauma per i bambini si verifica quando non vi non si interviene tempestivamente per affrontare il trauma stesso, costringendo l’individuo a mettere in atto un determinato adattamento comportamentale che porta all’identificazione con l’aggressore. Secondo l’autore, il bambino viene privato della sua verità rispetto all’esperienza traumatica e questa distorsione si ripeterà in modo inconsapevole nelle relazioni future, compresa quella terapeutica, compromettendo più o meno gravemente la capacità del bambino di valurare la realtà che lo circonda.

Molteplici approcci teorici come Psicanalisi e Cognitivismo concordano sul fatto che la dissociazione rappresenti uno dei principali effetti del trauma, ed è un sintomo significativo che richiede attenzione nella terapia. Secondo Liotti, essa consiste nell’interruzione dell’integrazione delle funzioni superiori della coscienza. In presenza di dissociazione, il funzionamento psicico si deteriora, insieme alla perdita della cornice temporale, comportando gravi danni alle funzioni affettive e cognitive dell’individuo che per tutta la vita avrà difficoltà nella sfera relazionale ed individuale.

In conclusione, come mostrato nel film, l’abuso sessuale nei confronti dei minori e le conseguenze traumatiche dovuto da esso sono temi molto complessi e molto spesso non si riesce ad intervenire tempestivamente, peggiorando spesso la situazione. Si sottolinea l’esigenza di mettere in atto programmi di prevenzione che tutelino efficacemente il benessere psicologico, sessuale e fisico dei minori.

 

Bibliografia:
– American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015
– Mucci C., Trauma e perdono, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.
– Weiss NH, Tull MT, Anestis MD, Gratz KL. (2013). The relative and unique contributions of emotion dysregulation
– and impulsivity to posttraumatic stress disorder among substance dependent inpatients. Drug Alcohol

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