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I linguaggi dell’adulto e del bambino sono incompatibili: è questo uno degli assunti cardine della psicoanalisi. Esiste, infatti, una distinzione fondamentale tra la tenerezza, il gioco e la fantasia del piccolo e il linguaggio della passione adulta, permeato di erotismo, ma segnato soprattutto da colpa e aggressività. Secondo Sándor Ferenczi, psicoanalista ungherese e allievo di Freud, l’abuso si consuma quando l’adulto scambia il gioco del bambino per desiderio sessuale. Questo atto genera nel piccolo un’immensa paura della morte e viene introiettato insieme al senso di colpa, utilizzato come meccanismo di difesa. Il trauma conduce inevitabilmente ad una scissione della personalità e, in caso di traumi ripetuti, ad una vera e propria “atomizzazione” dell’animo, in cui la psiche si frammenta in parti che non comunicano tra loro. Il bambino si trasforma così in un automa che obbedisce meccanicamente, divenendo insensibile ad una vita interiore che resta scissa dal corpo. Non è raro che lo shock provochi una maturazione intellettuale precoce, la quale però avviene a scapito dell’integrazione emotiva, che rimane spezzata. L’adulto traumatizzato porta con sé questa scissione, che si manifesta spesso nella difficoltà di unire tenerezza e sessualità: quest’ultima finisce per essere associata all’odio, alla violenza ed alla colpa. Di conseguenza, il soggetto può oscillare tra una sottomissione estrema e una totale dissociazione durante l’atto sessuale. Ricerche recenti confermano che aver subito abusi nell’infanzia costituisce un fattore di rischio cruciale per la trasformazione in genitori abusanti, a causa del meccanismo di identificazione con l’aggressore. In questo processo, il genitore proietta sul figlio l’immagine negativa che aveva di sé da bambino. L’adulto abusato si aspetta paradossalmente che il figlio soddisfi i propri bisogni inappagati di dipendenza e conferma; se il bambino non risponde a tali aspettative, il genitore scatena la violenza.
I “fantasmi nella stanza dei bambini”, secondo la definizione di Selma Fraiberg, sono i traumi del passato non elaborati. Per interrompere la catena dell’abuso, è fondamentale riuscire a provare dolore per la propria storia infantile: chi dissocia o nega il trauma è infatti più incline a rimetterlo in atto sul figlio. Una criticità della clinica moderna risiede nel fatto che solo una minor parte degli studi psicoanalitici sul maltrattamento si occupa dei genitori, mentre la maggior parte si concentra esclusivamente sui bambini. Il controtransfert negativo del terapeuta che prova istintivo rifiuto verso chi abusa, ha causato una quasi totale assenza di letteratura sui trattamenti psicoanalitici individuali intensivi per genitori abusanti. A tal proposito, Rosso suggerisce una psicoterapia genitore-bambino focalizzata sulla relazione nel “qui ed ora”, come il trattamento basato sulla mentalizzazione (MBT). L’obiettivo è aiutare il genitore a comprendere i propri stati mentali e quelli del figlio, riducendo così le reazioni impulsive. In conclusione, è auspicabile la creazione di programmi e terapie mirate che sostengano le famiglie e proteggano i bambini dalla ripetizione del ciclo di violenza. Affrontare il dolore e liberarsi dal senso di colpa rappresentano i primi passi necessari per diventare individui consapevoli e genitori capaci di offrire tenerezza e amore.
Tirocinante: Eleonora Virago.
Tutor: Maurizio Leuzzi.
Bibliografia:
- Ferenczi, S. (1974). Confusione delle lingue tra adulti e bambini (Il linguaggio della tenerezza e il linguaggio della passione). In G. Carloni & E. Molinari (A cura di), Fondamenti di psicoanalisi: Vol. III. Ulteriori contributi (1908-1933) (E. Ponsi Franchetti, Trad., pp. 415-427). Guaraldi. (Opera originale pubblicata nel 1932) .
- Rosso, A. M. (2022). Psychoanalytic Interventions with Abusive Parents: An Opportunity for Children’s Mental Health. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(20), 13015. https://doi.org/10.3390/ijerph192013015.
- Immagine creata con Gemini.



