La sessualità è uno degli aspetti più complessi dell’esperienza umana in cui si intrecciano componenti biologiche, fisiologiche ed emotive. I sex offender rappresentano un gruppo estremamente eterogeneo di criminali in cui è possibile riscontrare alcune caratteristiche comuni, ma sarebbe scorretto pretendere di poterne stilare un identikit singolo e univoco. Alcune classificazioni proposte (Dietz, Hazelwood & Warren, 1990) considerano le seguenti componenti:
• la varietà dei comportamenti sessuali umani;
• processi rispetto ai quali certi comportamenti vengono considerati devianti;
• l’eventuale presenza di compulsioni e veri e propri rituali sessuali;
• eventuale presenza di simbolismo (tendenza ad attribuire connotazioni sessuali a oggetti inanimati);
• il ruolo delle fantasie nei crimini sessuali.
La fantasia ha un ruolo importantissimo nei crimini sessuali, che in questo caso spesso rappresenta immagini mentali bizzarre che nascono da distorsioni patologiche dell’immaginario sessuale. Queste fantasie si organizzano solitamente già dalla pubertà e si caratterizzano per bisogno di dominio, controllo e combinazione di aggressività ed erotismo (Bruzzone, 2019).
Dietz et al., (1990) hanno classificato i sex offender in due categorie principali: situazionali e preferenziali. L’offender di tipo situazionale sembra caratterizzarsi per un livello intellettivo inferiore alla norma dimostrando un comportamento spesso opportunistico e impulsivo, considera in maniera superficiale i rischi connessi alla messa in atto di un comportamento criminale (Bruzzone, 2019).
I sex offender di tipo preferenziale invece riportano spesso un QI superiore alla categoria precedente e nella maggior parte dei casi il comportamento sessuale criminale è il risultato della spinta di bisogni sessuali devianti o di parafilie. Il comportamento che ne risulta è elaborato e compulsivo ed è guidato dalla fantasia intorno alla quale si organizza il rituale sessuale preferito dall’offender (ibidem).
La forma più grave di aggressione sessuale è l’omicidio sessuale. Secondo alcuni autori (Douglas, Burgess, Ressler, 1988) “l’omicidio sessuale coinvolge un elemento sessuale come base per una sequenza di atti che portano alla morte”. Molti offender, ma non tutti, hanno vissuto esperienze infantili traumatizzanti e dalla pubertà in poi hanno sviluppato e maturato una serie di parafilie come feticismo e travestitismo e fantasie sessuali devianti che hanno messo in atto con bambole o animali (Bruzzone, 2019). Talvolta si associano anche comportamenti antisociali, sadismo sessuale e disturbi di personalità.
Uno dei modelli motivazionali utilizzato per spiegare questo particolare tipo di omicidio è il Trauma Control Model di Hickey (1997) che individua nel trauma la matrice principale del passaggio all’atto criminale evidenziando alcuni fattori bio-psico-sociali:
• famiglia abusante e maltrattante;
• predisposizione genetica;
• sviluppo di una psicopatologia;
• eventi traumatici;
• socializzazione inadeguata;
• sessualizzazione precoce.
Per quanto riguarda gli aspetti neuropsicologici dei sex offender, essendo un gruppo estremamente eterogeneo risulta ad oggi molto difficile definire un profilo neuropsicologico specifico per gli offender sessuali. Esiste tuttavia un generico accordo sul fatto che nei soggetti di questo gruppo siano spesso presenti alterazioni cerebrali strutturali e funzionali e uno spettro di difficoltà cognitive significativamente diverso dalla popolazione generale normativa (Suchy et al., 2014; Joyal et al, 2007). Sembra che in generale i maschi che compiono aggressioni sessuali presentino un punteggio QI inferiore agli uomini che non commettono questi crimini (Cantor et al., 2005).
Joyal (2014) ha evidenziato alcuni punti di differenza nelle performance cognitive di aggressori sessuali con vittime adulte, con vittime minori rispetto ad aggressori non sessuali e la popolazione generale. Si sintetizzano di seguito alcuni risultati significativi della metanalisi (Joyal, 2014):
– gli aggressori di bambini tendono ad avere prestazioni cognitive peggiori rispetto ad aggressori con vittime adulte a test su funzionalità cognitive di alto livello (ad es. flessibilità cognitiva e capacità deduttive);
– gli aggressori sessuali di bambini e di vittime adulte sembrano avere risultati sovrapponibili nei test di shifting dell’attenzione;
– i sex offender con vittime adulte tendono ad avere punteggi simili agli aggressori non sessuali in inibizione e deficit verbali.
In via conclusiva è bene sottolineare che si tratta di una tematica molto complessa nella quale si intrecciano aspetti criminologici, giuridici e sessuologici alla quale si auspica che professionisti possano avere un approccio complesso e multifattoriale in ottica di recupero e prevenzione della recidiva dei sex offender.
Tirocinante: Alessandra Ragona
Tutor: Cristiana Sardellitti
Bibliografia:
-Bruzzone, R. & Caputo, A., (2019). Criminologia dei sex offender. Giuffrè Francis Lefebvre.
-Cantor, J. M., Klassen, P. E., Dickey, R., Christensen, B. K., Kuban, M. E., Blak, T., … & Blanchard, R. (2005). Handedness in pedophilia and hebephilia. Archives of Sexual Behavior, 34(4), 447-459.
-Dietz, P. E., Hazelwood, R. R., & Warren, J. (1990). The sexually sadistic criminal and his offenses. Bulletin of the American Academy of Psychiatry and the Law, 18(2), 163-178.
-Ressler, R. K., Burgess, A. W., & Douglas, J. E. (1988). Sexual homicide: Patterns and motives. Simon and Schuster.
-Hickey, E. W. (1997). Serial murderers and their victims (2nd ed.). Belmont, CA: Wadsworth.
-Joyal, C. C., Black, D. N., & Dassylva, B. (2007). The neuropsychology and neurology of sexual deviance: A review and pilot study. Sexual Abuse: A Journal of Research and Treatment, 19(2), 155-173.
-Joyal, C., Plante-Beaulieu, J., de Chanterac, A. (2014). The neuropsychology of sexual offenders: A meta-analysis. Sexual Abuse: A Journal of Research and Treatment, 26, 149-177
-Suchy, Y., Eastvold, A. D., Strassberg, D. S., & Franchow, E. I. (2014). Understanding processing speed weaknesses among pedophilic child molesters: Response style vs. Neuropathology. Journal of abnormal psychology, 123(1), 273.



