Nel periodo che va dal 1922 al 1933 l’Europa è posta di fronte all’avanzata di due regimi totalitari, quello fascista in Italia e quello nazista in Germania, che saranno gli artefici di una tra le più atroci e dolorose pagine della storia dell’umanità. L’ideologia alla base di questi regimi era il nazionalismo, il proteggere il proprio sangue, quello italiano e quello ariano, eliminando tutte quelle “devianze” che potessero indebolire lo status e la credibilità della nazione.
Di conseguenza, cominciarono ad essere perseguitate, imprigionate e torturate tutte quelle comunità di persone considerate diverse, come gli ebrei, Rom, testimoni di Geova, atei, disabili, prostitute e persone appartenenti alla comunità LGBT+.
Alcune di queste persecuzioni sono ben documentate e raccontate, ma lo sterminio delle persone omosessuali è decisamente rimasto nell’ombra. A questo proposito, recentemente è stato coniato il termine “Omocausto” per definire la violenza inaudita che gli omosessuali hanno subito durante la Seconda guerra mondiale.
Uno dei primi avvenimenti che pose le basi per lo sviluppo di una feroce intolleranza risale al 1933, quando Hitler emanò una legge contro il “malcostume” che vietava l’apertura di tutti quei locali che potessero offendere la dignità del Reich; quindi, vennero chiusi moltissimi locali e luoghi dell’attivismo e cultura queer. Inoltre, venne inasprito il controllo sociale sulla vita privata delle persone, ognuno spiava il proprio vicino di casa per cercare di coglierlo in difetto così da segnalarlo al regime, in un clima di paura e diffidenza reciproca.
Nello specifico uno degli eventi più significativi che porta alla discriminazione della comunità LGBT+ è l’istituzione del paragrafo 175 in Germania, che nel 1935 viene modificato con l’aggiunta di pene più severe: inizialmente puniva solo l’atto di sodomia, mentre da quel momento vennero vietati tutti gli atteggiamenti o condotte legate alla sfera dell’omosessualità e al transgenderismo. Il nazismo in particolare, identifica nell’omosessuale un pericolo per la crescita della razza Ariana, poiché considerato, in quanto omosessuale, impossibilitato alla procreazione.
A causa del paragrafo 175 ci furono centomila arresti, che si tradussero in prigionia, invii in manicomi e nei campi di concentramento come sottolineato da un testimone (Citato in LE BITOUX, Triangolo rosa cit., pp. 52-53):
‘’Vivevo con mio padre. I nazisti erano passati il giorno prima e avevano perquisito la mia camera. Sul mio tavolo avevano trovato un carnet di indirizzi […] in piena notte sono stato portato in una cella dov’erano una dozzina di uomini, ciascuno armato di bastone. A ogni nome dell’agenda degli indirizzi mi domandavano: “Chi è costui?” io rispondevo di non saperlo, e ogni volta ricevevo una bastonata. Fu così per ogni nome. Poi sono svenuto. Quando mi sono ripreso, ho creduto che mi avessero messo del miele sul viso. Passandoci sopra la mano, ho capito che si trattava di sangue.’’
Inizia così la deportazione, e nei campi di concentramento gli omosessuali vengono marchiati con un triangolo rosa sulla veste, il colore socialmente associato al femminile, proprio per sottolineare come la loro natura metteva in ridicolo la maschilità. In aggiunta, vengono sottoposti a torture come castrazioni, assunzione di ormoni e terapie di conversione. Nei campi di sterminio venivano sottoposti a lavori estenuanti con l’idea che questo sforzo fisico potesse modificare la loro inclinazione sessuale, e chi poi pativa lo sforzo e non riusciva a resistere, veniva mandato nelle camere a gas.
Nonostante sia difficile fare un calcolo esatto delle persone omosessuali che persero la vita, viene stimato che a causa del paragrafo 175 furono deportate tra le dieci e quindicimila persone, di cui cinque o diecimila morirono (Deo Leo, 2021).
Per quanto riguarda le donne lesbiche, le motivazioni dietro alla deportazione sono diverse e si focalizzano su critiche di asocialità, prostituzione o dissidenza politica. L’orientamento sessuale lesbico, rispetto a quello gay, non viene visto come una minaccia poiché le donne indipendentemente dal loro orientamento sessuale venivano viste come capaci di procreare e di subire rapporti sessuali.
Non venendo considerate come una minaccia, non avevano un simbolo specifico con cui venivano marchiate, ma vennero loro associati i simboli delle altre categorie: la stella di David per gli ebrei, il triangolo nero per gli “asociali”, il triangolo rosso per i dissidenti politici.
Spostando l’attenzione sulla situazione italiana, il regima fascista adottò una forma di discriminazione differente verso le persone queer. Preferì silenziare la loro esistenza, negarla, ignorarla come se non fosse un fenomeno che coinvolgesse anche l’Italia o fosse talmente piccolo da non costituire una minaccia.
Quindi proprio a livello legislativo, l’omosessualità non venne mai criminalizzata, anche se ovviamente era vista come un abominio dal senso comune e dalla morale cattolica dilagante in Italia. Nei casi in cui le persone venivano accusate di condotte omosessuali, erano previste comunque delle azioni giuridiche: la diffida (una segnalazione pubblica che richiedeva il divieto di perpetuare l’atteggiamento incriminato, altrimenti si incombeva in provvedimenti più rigidi), l’ammonizione (simile all’arresto domiciliare per circa 2 anni) e il confino, ovvero una forte restrizione della libertà personale con l’obbligo di vivere in un luogo lontano da dove si viveva precedentemente.
Per concludere, è importante sottolineare come le persone queer siano state vittime dello sterminio nazista e fascista, però alcune tra loro, anche in altre nazioni, non hanno mai nascosto la loro identità queer e hanno lottato con tutte le loro forze, in una narrazione che non sia solo vittimizzante ma potenziante e sovversiva (Jensen, 2002). È fondamentale ancora oggi parlare di questi fatti, discutere e scuotere gli animi. Bisogna imparare dalla storia per far sì che nessuno venga dimenticato, così da sensibilizzare le nuove generazioni, mantenendo vivo il ricordo, in un’ottica di prevenzione, contenimento e trasformazione dell’intolleranza e del male.
Tirocinante: Edoardo Fiorentini
Tutor: Cristiana Sardellitti
Riferimenti
-De Leo, M. (2021). Queer, Storia culturale della comunità LGBT+. Einaudi.
-Jensen, E. N. (2002). The pink triangle and political consciousness: Gays, lesbians, and the memory of Nazi persecution. Journal of the History of Sexuality, 11(1/2), 319-349.
-https://www.arcigay.it/memoria/Divulgazione/OmocaustoITA/Omocausto2006-2009.pdf



