I reati a sfondo sessuale sono tra i crimini che suscitano maggiore allarme sociale. Per questo motivo, negli ultimi anni la ricerca ha posto l’attenzione su questi fenomeni e sui motivi che spingono un individuo a sviluppare un comportamento sessuale deviante.
Gli aspetti che influenzano lo sviluppo di questo comportamento sono diversi, ma, alla base della maggior parte delle violenze commesse, è possibile in prima linea identificare un’infanzia e un’adolescenza problematica, le esperienze traumatiche e la crescita in un contesto familiare complesso (Carabellese, Rocca, Candelli, La Tegola, Birkhoff, 2012).
Infatti, durante i primi 18 anni di vita possono verificarsi eventi stressanti e traumatici, che segnano la vita degli individui. Tra queste esperienze figurano numerose forme di abuso, negligenza e gravi disfunzioni familiari e un bambino che sperimenta questo tipo di avversità ha una probabilità significativamente più alta di sperimentare altri gravi tipi di difficoltà più avanti nella vita. Inoltre, l’impatto negativo dell’esposizione precoce a gravi avversità porta ad una serie di risultati a lungo termine, come il fallimento accademico, i problemi di salute mentale, le disfunzioni interpersonali e l’abuso di droghe. Questi, a loro volta, costituiscono sicuramente fattori di rischio importanti per lo sviluppo di un comportamento sessuale deviante.
Secondo la teoria dell’apprendimento sociale, il comportamento deviante viene appreso e mantenuto osservando i comportamenti e le conseguenze sociali ad essi associate (Basto-Pereira, Gouveia-Pereira, Pereira, Cuervo, Sakulku, 2022) ed è più probabile che l’apprendimento e l’acquisizione di comportamenti antisociali avvengano durante le prime fasi dello sviluppo, in particolare se il comportamento osservato è commesso da persone significative nella vita dell’individuo.
Poiché i membri della famiglia sono i principali modelli di riferimento durante lo sviluppo del bambino, le prime avversità sono particolarmente dannose quando si verificano all’interno del nucleo familiare: i bambini possono percepire le esperienze violente e disfunzionali, come ad esempio l’abuso fisico, l’essere stati testimoni di violenza domestica, l’abuso di droghe o alcol da parte dei genitori, come strategie valide per gestire i problemi, in particolare se i responsabili di questi comportamenti violenti non sono mai stati fermati o se la violenza contro i bambini viene rafforzata da altri membri della famiglia.
In effetti, è stato dimostrato che i bambini che sono stati esposti a violenze o che hanno subito direttamente esperienze negative come abusi fisici o sessuali hanno maggiori probabilità di perpetrare crimini violenti più avanti nella vita (Basto-Pereira, Gouveia-Pereira, Pereira, Cuervo, Sakulku, 2022).
E’ stato, infatti, suggerito che il passato dell’autore di reato e un abuso sessuale subito da giovane sono tra i motivi principali sui quali emergono per la prima volta i reati sessuali.
Secondo una metanalisi della letteratura (Hindman e Peters, 1999; Dhawan e Marshall, 1996; Graham, 1996; Barnard, Hankins e Robbins, 1992; Dhawan e Marshall, 1996), tra il 25 e il 70% degli autori di reati sessuali adulti in trattamento o in carcere riferiscono di aver subito abusi sessuali da bambini e questo conferma la teoria del ciclo dell’abuso, secondo la quale gli autori di reati sessuali che hanno subito abusi sessuali da bambini, ritualizzano il loro trauma da adulti (Simons, Wurtele, Durham, 2008).
L’esperienza dell’abuso sessuale, però, non sembra essere una condizione necessaria o sufficiente per diventare un criminale sessuale, ma un vissuto di esperienze caratterizzato da violenza all’interno dell’ambiente familiare e di rifiuto emotivo aumenta il rischio che le vittime maschili diventino, a loro volta, essi stessi abusanti.
È chiaro che non tutte le vittime di abuso sessuale diventano autori di reato e che non tutti gli autori di reati sessuali hanno sperimentato esclusivamente forme di maltrattamento infantile. In linea di massima, i sex offenders spesso riportano una storia infantile di abusi fisici, e questo stimola le vittime che apprendono la violenza nella loro famiglia di origine a tradurre questi atti anche nelle relazioni interpersonali da bambini e successivamente da adulti (Simons, Wurtele, Durham, 2008).
Tra i diversi studi che mettono in associazione le esperienze infantili avverse e i comportamenti sessuali abusanti da adulti, sono emersi diversi risultati interessanti: ad esempio, le esperienze infantili avverse possono favorire attaccamenti insicuri che, di conseguenza, aumentano la possibilità di commettere comportamenti sessualmente abusanti. In particolare, i giovani con caregiver meno partecipi possono essere maggiormente a rischio di essere esposti a esperienze traumatiche e, successivamente, avere maggior rischio di sviluppare un attaccamento insicuro (Yoder, Grady, Dillard, 2019).
Nell’insieme, è stato riscontrato che gli individui, compresi gli adolescenti, che commettono reati hanno tassi più elevati di esperienze traumatiche; ma tuttora la ricerca sta chiarendo quali possono essere effettivamente le esperienze negative che accadono nell’infanzia e che possono creare percorsi specifici verso comportamenti sessualmente abusanti. Ad esempio, rispetto alla popolazione generale, i maschi adulti che commettono reati sessuali hanno tre volte più probabilità di aver subito abusi sessuali da piccoli, due volte più probabilità di aver subito abusi fisici e 13 volte più probabilità di aver subito abusi verbali (Yoder, Grady, Dillard, 2019).
I ricercatori (Starzyk e Marshall, 2003) sottolineano che il ciclo dell’abuso dipende molto dalle caratteristiche dello stesso, dalla resilienza del bambino e dalle contingenze dell’ambiente. Come risposta al maltrattamento, i sex offenders possono imparare a usare il sesso come strategia di coping, cercando così di “alleviare” il dolore dell’abuso.
L’uso del sesso come meccanismo di coping si sviluppa abbastanza presto nella vita dei sex offenders ed è spesso generato sia dalla mancanza di autostima sia dal conforto che avrebbero dovuto fornire i genitori. L’incapacità di gestire l’umore in presenza di distorsioni cognitive può influenzare lo sviluppo di fantasie sessuali devianti e la preoccupazione per il sesso. Queste fantasie spesso precedono l’eccitazione deviante, che a sua volta può portare al reato sessuale (Simons, Wurtele, Durham, 2008).
Nel complesso, è stato ipotizzato che i sex offenders hanno una matrice comune alla base del reato sessuale, ovvero hanno subito maltrattamenti e riferiscono di avere legami insicuri, con la conseguente probabilità di sviluppare convinzioni distorte riguardo sé stessi, gli altri e le relazioni. Questi schemi disfunzionali interagiscono con le esperienze avverse dello sviluppo per produrre pensieri che favoriscono il reato sessuale. Le emozioni negative, insieme alle distorsioni cognitive, possono aumentare l’intensità del desiderio sessuale e delle fantasie sessuali devianti.
Quindi, attraverso le esperienze di abuso sia indiretto che diretto, i sex offenders sviluppano un modo di pensare e di relazionarsi con gli altri inappropriato, in quanto hanno sperimentato la violenza come mezzo per raggiungere l’autonomia e l’abuso sessuale come mezzo per raggiungere l’intimità; inoltre, non avendo sperimentato legami sicuri, mancano di modelli interni positivi che permettano a loro di avere delle relazioni sane con gli altri (Simons, Wurtele, Durham, 2008).
A cura della tirocinante Alessia Gianfreda
Supervisore: Cristiana Sardellitti
-Basto-Pereira, M., Gouveia-Pereira, M., Pereira, C.R., Cuervo, K., Sakulku, J. (2022). The global impact of adverse childhood experiences on criminal behavior: A cross-continental study, Child Abuse e Neglect, 124, 105459. https://doi.org/10.1016/j.chiabu.2021.105459.
-Carabellese F., Rocca G., Candelli C., La Tegola D., Birkhoff J. M. (2012). La gestione degli autori di reati sessuali tra psicopatologia e rischio di recidiva. Prospettive trattamentali, Rassegna Italiana di Criminologia, 2, 70-83.
-Simons, D.A., Wurtele, S.K., Durham, R.L. (2008). Developmental experiences of child sexual abusers and rapists, Child Abuse and Neglect, 32 (5), 549-560.
https://doi-org.udaezproxy.idm.oclc.org/10.1016/j.chiabu.2007.03.027.
-Yoder, J.R., Grady, M., Dillard, R. (2019). Maternal Caregiving Practices and Child Abuse Experiences as Developmental Antecedents to Insecure Attachments: Differential Pathways Between Adolescents Who Commit Sexual and Non-Sexual Crimes, Sexual Abuse: Journal of Research and Treatment, 31 (7), 837-861. https://doi.org/10.1177/1079063218784557.



