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Il termine “queer”, originariamente dispregiativo per riferirsi alle persone non eterosessuali, nel corso del tempo è stato ridefinito dalla comunità LGBTQ+ come termine di autoidentificazione, e oggi identifica anche un campo di studi interdisciplinare che esplora l’orientamento sessuale e l’identità di genere, nonché la loro intersezione con altri fattori identitari come classe sociale, provenienza geografica e disabilità.

Nato negli anni ’90 grazie a studiosi come Teresa de Lauretis e Judith Butler, il queer theory critica le visioni essenzialiste delle identità e delle sessualità, esaminando le complesse connessioni tra genere, corpo e orientamento sessuale. L’attivismo queer, sviluppatosi tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, promuove l’intersezionalità delle lotte, riconoscendo la diversità delle esperienze all’interno della comunità LGBT. Questo movimento ha preso piede in un contesto di crescente omofobia dovuta all’epidemia dell’AIDS, e ha cercato di creare reti di protezione e dignità per le persone colpite.

Oggi, “queer” è usato per descrivere una rottura con la norma eterosessuale, sostituendo termini come “omosessuale”, “gay”, “lesbica”, “transessuale” e “transgender”, sottolineando la complessità e l’articolazione delle identità sessuali e di genere. La cultura queer nasce proprio come movimento sociale e culturale che si propone di dare voce o anche solo uno spazio sicuro a chi non rientra nelle norme tradizionali di genere, sessualità e identità. Essa non si limita semplicemente ad una visione alternativa delle identità sessuali e di genere, ma abbraccia una prospettiva più ampia che critica e contesta le gerarchie sociali, culturali e politiche che mantengono il potere attraverso la normalizzazione e l’oppressione delle identità non conformi. La cultura queer si manifesta attraverso una varietà di forme artistiche, quali arte, letteratura, cinema, teatro, musica e performance. Queste espressioni culturali spesso sfidano le convenzioni sociali e promuovono la diversità, l’inclusione e la celebrazione dell’individualità.

La Ball Culture è un termine che indica ambienti Queer che promuovono la libera espressione, attraverso competizioni artistiche e performative e promuovendo al contempo la resistenza e l’intersezionalità che caratterizzano l’attivismo queer.

Tra i luoghi di espressione della cultura queer ci sono le ballrooms. la cui storia affondano le radici nel XIX secolo. Sono eventi e spazi sociali che si sono sviluppati soprattutto nelle comunità LGBTQ+ ma hanno origine nelle comunità afroamericane e latine degli Stati Uniti, principalmente nelle grandi città come New York. Nel corso del tempo però hanno acquisito una significativa connotazione queer. Questo perché le ballrooms offrono un luogo sicuro e inclusivo dove le persone possono esprimere liberamente la propria identità, che sia di genere o sessuale, attraverso il ballo, il fashion, la performance e la competizione.

Le “Ball” sono composte da persone organizzate in “house” o famiglie, che competono in eventi chiamati “ball”. Queste competizioni, suddivise in diverse categorie, sono caratterizzate da un insieme unico di linguaggi, concetti, movenze e slang propri della sottocultura. Durante i ball, i partecipanti “sfilano” o competono su una passerella, esibendo abbigliamento e personaggi specifici per ciascuna categoria, e vengono giudicati per il loro look, l’aspetto e i movimenti, con un MC (maestro di cerimonie) che commenta la gara. La ball culture include competizioni di sfilata, danza e performance in modalità “drag queen” o “drag king”, spesso ispirate alle pose dei modelli delle riviste di moda e all’arte egiziana.

Le ballrooms culture sono spesso associate al voguing, uno stile di danza che ha origine nelle comunità LGBTQ+ di New York City negli anni ’80. Il voguing diventa popolare dal brano di Madonna “Vogue” e i tour degli anni ’80, ma l’origine esatta del voguing non è chiara, anche se alcune leggende narrano che sia stato creato dai prigionieri gay nelle carceri di New York per intrattenere i compagni di cella e proteggersi da soprusi e violenze. È certo, tuttavia, che questo ballo non è una creazione di Madonna, nonostante il titolo auto-attribuito di “Mother of voguing”. Il voguing è infatti un’emanazione diretta della ball culture, ispirato alle modelle sulle copertine della rivista Vogue, imitate con pose plastiche, ammiccanti e seducenti.

In Italia, la ballroom culture sta diventando sempre più diffusa, sebbene rimanga un fenomeno di nicchia: ogni mese viene organizzato almeno un ball in diverse zone del paese. Rispetto alla ball culture statunitense, giunta in Europa attraverso Parigi, in Italia prevale l’aspetto della danza. I membri della Kiki House of Savoia, una delle più importanti houses italiane, hanno spiegato a Outsider Webzine che in Italia la ball culture è spesso erroneamente percepita come semplice voguing. Sebbene la danza sia una componente importante, la ball culture include molto di più. Tuttavia, è fondamentale che la ball culture continui a crescere mantenendo le sue radici, che comprendono motivazioni, obiettivi, ideali, storia e valori. Senza queste fondamenta, rischierebbe di trasformarsi in una sterile competizione fine a sé stessa.

Oltre al ballo e alla danza, le ballrooms esistono per offrire un senso di appartenenza, famiglia e sostegno per le persone che possono sentirsi emarginate o non accettate dalla società più ampia.
Nata da una nicchia di persone, la cultura ballroom ha successivamente avuto un impatto significativo sulla cultura popolare, influenzando la moda, la musica e l’arte contemporanea, entrando a far parte della pop culture.

 

Tutor: Maurizio Leuzzi
Tirocinante: Arianna Sironi

 

Bibliografia

http://www.portalenazionalelgbt.it/queer-un-termine-fluttuante-ma-non-troppo/index.html
https://www.robadadonne.it/232713/ball-culture-nascita-del-voguing/
https://it.wikipedia.org/wiki/Ball_culture

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