Il genere indica l’appartenenza ad un sesso, viene solitamente assegnato alla nascita sulla base del sesso fenotipico, ma ciò non significa che l’individuo abbia un’auto-percezione in linea con il sesso biologico. L’identità di genere comunque può muoversi nel continuum della visione binaria, discostarsi da essa, stabilirsi in un punto intermedio o presentare molteplici sfumature.
Il DSM-5 TR e la letteratura scientifica descrivono la disforia di genere come la sofferenza derivante dalla discrepanza percepita tra il genere assegnato, o sesso biologico, e quello percepito, che porta a distress clinicamente significativo e a compromissione del funzionamento nelle principali aree di vita (lavoro, relazioni sociali, etc.). Non tutti gli individui che riscontrano tale discrepanza vanno incontro a sofferenza.
La discrepanza tra genere assegnato e percepito può manifestarsi sin dalla prima infanzia, solitamente intorno ai 2-4 anni di età, in adolescenza o anche in età adulta. La manifestazione del genere percepito è anche fortemente legata all’ambiente in cui l’individuo cresce e agli stereotipi di genere presenti in tale contesto.
Si stima che la disforia di genere sia diffusa in meno dello 0.1% della popolazione generale, rendendolo un disturbo raro. Importante potrebbe essere considerare le eventuali comorbidità e la necessità di diagnosi differenziale: i rischi maggiormente riscontrati sono lo sviluppo di un disturbo depressivo concomitante e l’innalzamento del rischio suicidario. Caratteristiche depressive e rischio suicidario correlano fortemente con lo stigma e il pregiudizio presenti a livello sociale, soprattutto nel momento in cui la percezione di genere, diversa dall’identità biologicamente determinata, porta l’individuo a prendere una decisione concreta rispetto alla transizione di genere.
È importante anche specificare che l’identità transgender non è di per se patologica e non ha una relazione causale con la disforia di genere; gli individui transgender vivono un conflitto con il proprio corpo, in particolare verso i caratteri sessuali secondari, ma questo non è un criterio sufficiente per la diagnosi, bisogna individuare il grado di malessere, se presente. Andare incontro a una transizione ormonale e chirurgica è un percorso delicato, che impatta, oltre che sul corpo, sulla psiche e sulla vita sociale dell’individuo.
L’origine dello stigma deriva probabilmente dalla mancanza di informazioni, in particolare dal pregiudizio verso la transessualità, considerata per anni una perversione e una devianza a livello sociale. Gli studi scientifici stanno accrescendo, ed è stata dimostrata l’esistenza di un substrato anatomico dello sviluppo psicosessuale, chiamato “cervello sessuale dismorfico”, su cui si pensa abbiano un importante effetto modellante ormoni gonadali e il corredo genetico. Gli ormoni prenatali agiscono sul comportamento umano e studi sull’eredità, invece, hanno mostrato l’importanza della trasmissione genetica per il futuro sviluppo della sessualità e dell’identità di genere.
La presenza di un substrato genetico e anatomico rappresenta un punto di svolta nella considerazione dell’identità di genere, dal momento che le dà una connotazione più scientifica, in un certo senso deterministica, che aiuta a discostarsi ancora di più dallo stereotipo di perversione come scelta dell’individuo. Anche l’uso del termine “cervello dismorfico” bisogna considerarlo come un modello che fa riferimento ad altri cervelli, che rappresentano una norma puramente statistica, non sinonimo di sano/malato, ma solo nel senso di diffusione.
In ultimo, alcune indicazioni sulla prognosi e il trattamento: generalmente la prognosi della disforia di genere è positiva con sintomi che possono manifestarsi nelle diverse fasce d’età e che, se riconosciuti, possono essere trattati con la psicoterapia, con l’obiettivo di accompagnare la persona in un percorso di accettazione di sé e della sua nuova identità, per poterla esprimere sentendosi a proprio agio nell’auto-percezione.
Tutor: Maurizio Leuzzi
Tirocinante: Alice Missiroli
Bibliografia
-American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015.
-Atkinson, S. R., & Russell, D. (2015). Gender dysphoria. Australian family physician, 44(11), 792–796.
-Ristori, J., Cocchetti, C., Romani, A., Mazzoli, F., Vignozzi, L., Maggi, M., & Fisher, A. D. (2020). Brain Sex Differences Related to Gender Identity Development: Genes or Hormones?. International journal of molecular sciences, 21(6), 2123. https://doi.org/10.3390/ijms21062123



