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Negli ultimi anni, l’uso dei binder – indumenti compressivi impiegati principalmente da ragazzi transgender e persone non binarie per appiattire il torace – si è diffuso ampiamente come strumento di affermazione di genere.

Per molte persone transmascoline, infatti, l’aspetto del torace può rappresentare una fonte di forte disagio e disforia, andando a compromettere l’immagine corporea e il benessere psichico. In questo contesto, il binder si configura non solo come un capo di abbigliamento, ma come una vera e propria necessità identitaria.

La funzione principale del binder è quella di ridurre la visibilità del seno, permettendo a chi lo indossa di presentarsi socialmente in linea con la propria identità di genere. Diversi studi evidenziano come l’utilizzo di questo strumento sia strettamente correlato a un miglioramento del benessere psicologico: chi indossa binder riporta una riduzione della disforia di genere, un aumento dell’autostima e una maggiore sicurezza nel frequentare spazi pubblici o relazionarsi con gli altri. Alcuni giovani riferiscono che, grazie all’uso del binder, riescono a guardarsi allo specchio con maggiore serenità e a partecipare ad attività sociali che prima evitavano per il disagio corporeo.

Tuttavia, i benefici psicologici devono essere affiancati da una consapevolezza sui possibili effetti collaterali legati all’uso prolungato e scorretto del binder.

 Secondo lo studio condotto da Peitzmeier et al. (2016), il 97% delle persone intervistate ha riportato almeno un sintomo fisico correlato al binding, tra cui dolore toracico, difficoltà respiratorie, irritazioni cutanee, problemi posturali e compressione delle costole. L’utilizzo quotidiano del binder, soprattutto per molte ore consecutive e con strumenti non progettati per tale funzione (come bende elastiche o nastri), può quindi causare un impatto negativo sulla salute fisica.

Inoltre, lo studio di Jarrett et al. (2018) evidenzia che, sebbene la maggior parte delle persone riferisca sintomi, solo una piccola percentuale (circa il 15%) si rivolge a un medico per discuterne. Tra le ragioni principali di questa mancata ricerca di aiuto, emergono la paura del giudizio, la sensazione di non essere compresi e la mancanza di professionisti formati sulle specifiche esigenze delle persone transgender. Ne deriva la necessità di sensibilizzare maggiormente il personale sanitario, affinché sia in grado di fornire supporto senza stigmatizzazione, promuovendo l’adozione di pratiche sicure e la prevenzione dei rischi.

Le buone pratiche per l’uso del binder includono: evitare l’uso per più di 8 ore al giorno, rimuoverlo durante il sonno, fare pause regolari, evitare l’attività fisica intensa con il binder indosso e scegliere prodotti certificati e traspiranti, progettati appositamente per il chest binding.

 È altresì consigliabile evitare il binding nei giorni di malattia respiratoria o dolori muscolari acuti, per non aggravare eventuali sintomi.

 In alcuni casi, può essere utile rivolgersi a figure professionali (psicologi, medici, educatori) per ricevere indicazioni su come integrare l’uso del binder all’interno di un percorso di affermazione di genere più ampio e sicuro.

Per alcune persone, il binding rappresenta una soluzione temporanea in attesa della mastectomia (rimozione del seno e ricostruzione del torace maschile), ma è comunque fondamentale prestare attenzione al corpo e ai segnali di malessere. È importante inoltre sottolineare che non tutte le persone transmascoline scelgono di utilizzare il binder o di sottoporsi a interventi chirurgici: ogni percorso è unico e va rispettato nella sua soggettività.

In conclusione, il binder rappresenta per molti ragazzi transgender un valido alleato per vivere il proprio corpo con maggiore serenità e autenticità. Tuttavia, affinché possa essere uno strumento realmente emancipativo, è necessario un lavoro integrato tra benessere psicologico, educazione sanitaria e riconoscimento sociale. Solo in questo modo sarà possibile garantire che l’affermazione identitaria non comporti il sacrificio della salute fisica, ma anzi si coniughi con essa in un percorso di pieno rispetto e autodeterminazione.

Tirocinante: Giulio Diego Azzarri

Tutor: Maurizio Leuzzi

Bibliografia

 

  • Jarrett, B. A., Peitzmeier, S. M., Restar, A., Adamson, T., Howell, S., Baral, S., & Reisner, S. L. (2018). Chest Binding and Care Seeking Among Transmasculine Adults: A Cross-Sectional Study. Transgender Health, 3(1), 63-70.
  • Peitzmeier, S. M., Gardner, I., Weinand, J. D., Corbet, A., & Reisner, S. L. (2016). Health impact of chest binding among transgender adults: a community-engaged, cross-sectional study. Culture, Health & Sexuality, 19(1), 64-75.
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