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Nel dibattito contemporaneo su genere e identità, il concetto di embodiment, traducibile come “incarnazione”, rappresenta una chiave di lettura fondamentale per comprendere l’esperienza degli uomini trans. Non si tratta semplicemente di identificarsi soggettivamente come uomini, ma di vivere, strutturare e negoziare quotidianamente il proprio essere maschili attraverso il corpo, le pratiche sociali e la dimensione relazionale. Nel campo delle scienze sociali e degli studi di genere, l’embodiment indica come il corpo non sia un mero dato biologico, bensì uno spazio vissuto, costantemente attraversato da significati culturali, emozionali e politici. Il corpo è, in questo senso, un processo in divenire: qualcosa che si costruisce, si trasforma e si interpreta nel tempo. Per gli uomini trans, questo processo assume una dimensione particolarmente intensa, poiché implica spesso una distanza iniziale tra il genere assegnato alla nascita e l’identità vissuta. È fondamentale sottolineare che non esiste un unico modo valido di incarnare il maschile: alcuni uomini trans scelgono percorsi di affermazione medica completi, altri solo parziali o assenti; alcuni aderiscono a modelli di maschilità più tradizionali, mentre altri ne mettono radicalmente in discussione i presupposti. Da un’indagine qualitativa che esplora come le persone AFAB (Assigned Female At Birth) vivono il percorso di incarnazione della mascolinità, emergono elementi di grande rilevanza clinica. L’esperienza della transizione viene frequentemente narrata come una progressiva incorporazione dell’identità maschile: un processo di embodiment articolato che contribuisce a rafforzare la stabilità identitaria e il senso di sicurezza del Sé, aprendo al contempo nuove possibilità di riconoscimento sociale. In questo percorso, molti descrivono la sensazione di acquisire finalmente una “voce” che viene ascoltata e pienamente legittimata nel mondo esterno. Tuttavia, tale incarnazione del maschile non segue un andamento lineare, ma passa frequentemente attraverso un confronto, talvolta conflittuale, con gli aspetti più stereotipici della maschilità normativa. Alcuni uomini trans interpretano determinati mutamenti comportamentali o espressivi come effetti diretti della terapia ormonale sostitutiva, mentre altri li leggono come il risultato di processi di identificazione più ampi, complessi e situati. In questo contesto, emerge con forza anche il tema dell’espressione emotiva: diversi racconti testimoniano una difficoltà crescente nel pianto, emblematicamente sintetizzata dall’espressione “boys don’t cry”, con alcuni soggetti che descrivono una significativa mutazione nel proprio rapporto con le emozioni e con la loro manifestazione visibile.
Nel complesso, queste testimonianze mostrano come l’embodiment negli uomini trans non possa essere ridotto ad una mera trasformazione corporea o a un adeguamento passivo a un modello predefinito di maschilità. Si tratta, piuttosto, di un processo squisitamente dinamico in cui dimensioni biologiche, percorsi di identificazione e contesti sociali si intrecciano, producendo nuove e uniche configurazioni del Sé. L’esperienza della transizione diventa così uno spazio di negoziazione continua tra continuità e cambiamento, in cui l’acquisizione del riconoscimento esterno e la ridefinizione interna dell’identità procedono di pari passo, senza mai risolversi in una forma definitiva o uniforme.
Tirocinante: Alice Fazi
Tutor: Maurizio Leuzzi
Giovanardi, G., Di Giannantonio, B., Noto, F., Di Chiano, S., Paoli, E. D., & Lombardo, F. (2025). Hormones and Identity: Lived Experiences of Gender-Affirming Care. IRIS Research Product Catalog (Sapienza University of Rome). https://hdl.handle.net/11573/1747784
Mirabella, M., Di Giannantonio, B., Giovanardi, G., Piras, I., Fisher, A. D., Lingiardi, V., Chianura, L., Ristori, J., Speranza, A. M., & Fortunato, A. (2023). Exploring gender diversity in Transgender and Non-Binary adults accessing a specialized service in Italy. Healthcare, 11(15), 2150.
Wilson, M. (2002). Six views of embodied cognition. Psychonomic Bulletin & Review, 9(4), 625–636.



