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Sándor Ferenczi, nato a Budapest nel 1873, fu uno degli allievi più brillanti di Sigmund Freud e, al tempo stesso, la voce più scomoda all’interno del movimento psicoanalitico. Le sue intuizioni sulla sessualità, sul trauma e sull’identità di genere erano talmente in anticipo sui tempi da risultare indigeste non solo al grande pubblico, ma allo stesso padre della psicoanalisi. Freud aveva costruito la sua teoria della sessualità attorno alla centralità della fase genitale e, più in generale, del fallo come simbolo organizzatore dell’esperienza psichica. La sessualità, nel modello freudiano, seguiva un percorso lineare e progressivo: dall’oralità all’analità, fino alla genitalità adulta come punto d’arrivo.

Ferenczi non era d’accordo. Nel 1924, nel suo testo Thalassa: Teoria della genitalità, propose un concetto rivoluzionario: l’anfimissi delle eroticità. L’anfimissi, termine mutuato dalla biologia dove indica la fusione di due sostanze per crearne una terza, descriveva per Ferenczi il modo in cui le diverse componenti erotiche (orale, anale, uretrale, genitale) non si sostituiscano l’una all’altra nel corso dello sviluppo, ma si mescolino e si fondano, dando origine a qualcosa di nuovo e irriducibile ai singoli elementi. In altre parole: non esiste uno sviluppo sessuale lineare o “normale”. Ogni atto, ogni relazione e ogni esperienza erotica, è una combinazione unica di componenti infantili e adulte, di piacere e dolore, di regressione e progressione. La genitalità non è la vetta di una scala evolutiva, ma solo una delle tante possibili configurazioni di una fusione perpetua. Questa visione “orizzontale” della sessualità, in cui nessun registro erotico ha il primato sugli altri, anticipa di decenni le riflessioni della teoria queer e degli studi di genere contemporanei.

Ancor più sorprendente è un testo del 1906, ancora non tradotto in inglese, intitolato Stati sessuali intermedi, presentato da Ferenczi davanti alla Società Medica di Budapest. A quell’epoca Ferenczi non aveva ancora incontrato Freud, eppure stava già proponendo qualcosa di completamente nuovo. Nel testo distingueva tre livelli di tratti sessuali: quelli primari (gli organi genitali, che descriveva come fondamentalmente ermafroditi già nelle prime fasi della vita embrionale); quelli secondari (acquisiti con la pubertà, ma presenti in combinazioni sempre diverse); e, soprattutto, quelli terziari, ovvero il carattere psicologico, l’esperienza soggettiva del proprio corpo e l’attrazione amorosa. In questo terzo livello, sosteneva Ferenczi, l’osservazione di molti casi clinici rivela un’estrema varietà di stati intermedi tra maschile e femminile, forme che non si lasciano ridurre a categorie fisse. Era, in sostanza, una descrizione ante litteram di ciò che oggi chiamiamo spettro di genere. Non solo: in quel testo Ferenczi prese anche un’esplicita posizione politica a difesa degli omosessuali, all’epoca criminalizzati, sostenendo che la loro repressione fosse ingiusta quanto inutile. Firmò petizioni per la riforma legale e rappresentò a Budapest il Comitato Umanitario Scientifico per la difesa degli omosessuali fondato dal sessuologo Magnus Hirschfeld.

Se Ferenczi fu un pioniere nel ripensare la struttura della sessualità, lo fu ancora di più nel rimettere al centro del discorso psicoanalitico qualcosa che Freud aveva progressivamente accantonato: il trauma sessuale reale. In un celebre saggio del 1932 presentato al Congresso Internazionale di Psicoanalisi di Wiesbaden e pubblicato in inglese solo nel 1949, con diciassette anni di ritardo, Ferenczi descrisse con spietata lucidità ciò che accade quando un adulto impone la propria sessualità passionale a un bambino che si muove ancora nel cosiddetto “registro della tenerezza”. Il bambino, che ama l’adulto e si fida di lui, non riesce a protestare: il terrore lo paralizza e, in quella paralisi, finisce per identificarsi con l’aggressore, introiettandone persino il senso di colpa. Il risultato è una tragica “confusione delle lingue”: il bambino parla il linguaggio della tenerezza, l’adulto risponde con quello della passione, e tra i due non c’è traduzione possibile. Questa dinamica, che Ferenczi individuò con straordinaria precisione clinica, è oggi al centro di tutta la letteratura sul trauma complesso, sull’abuso sessuale infantile e sulle sue conseguenze a lungo termine: dalla dissociazione alle difficoltà di fiducia interpersonale, dalle fragilità dell’identità fino ai pattern relazionali disfunzionali nell’età adulta.

Ferenczi pagò caro il suo coraggio intellettuale. Freud si oppose alla pubblicazione del suo testo sul trauma, lo criticò pubblicamente per le sue innovazioni tecniche (come l’attitudine a mostrare calore fisico e affettivo verso i pazienti) e, alla sua morte, scrisse per lui un necrologio in cui insinuava che la malattia organica da cui era stato colpito avesse compromesso anche il suo giudizio clinico. Le sue idee vennero marginalizzate per decenni. La sua visione di una sessualità fluida, non gerarchica e fatta di miscele irripetibili, la sua attenzione agli stati intermedi di genere, la sua fermezza sulla realtà del trauma sessuale nell’infanzia, sono tutti territori che la clinica e la ricerca contemporanea hanno dovuto faticosamente riscoprire. Conoscere Ferenczi non è solo un esercizio di storia della psicologia: è un invito a interrogarsi su quanto ancora, nella nostra cultura, facciamo fatica ad ascoltare le voci che ci dicono cose per cui non siamo ancora pronti.

Tirocinante: Martina Maria Anna Incorvaia

Tutor: Maurizio Leuzzi

Bibliografia:

– Aron, L. (1998). “Yours, Thirsty for Honesty, Ferenczi”: Some Background to Sándor Ferenczi’s Pursuit of Mutuality. American Journal of Psychoanalysis, 58(1), 5. https://www.proquest.com/scholarly-journals/yours-thirsty-honesty-ferenczi-some-background/docview/1301644696/se-2 ;

– Ferenczi, S. (1988). Confusion of tongues between adults and the child: The language of tenderness and of passion. Contemporary Psychoanalysis, 24(2), 196–206. http://icpla.edu/wp-content/uploads/2012/11/Ferenczi-S-Confusion-of-Tongues-Intl-J-Psychoa.-vol.30-p.225-1949.pdf ;

– Haynal, A. (1999). The Countertransference in the Work of Ferenczi. American Journal of Psychoanalysis, 59(4), 315. https://www.proquest.com/scholarly-journals/countertransference-work-ferenczi/docview/1301639750/se-2

– Haynal, A. (2014). Trauma—Revisited: Ferenczi and Modern Psychoanalysis. Psychoanalytic Inquiry, 34(2), 98–111. https://doi.org/10.1080/07351690.2014.850272 ;

– Lothane, Z. (1998). The feud between Freud and Ferenczi over love. The American Journal of Psychoanalysis, 58(1), 21–39. https://doi.org/10.1023/a:1022569814868 ;

– Soreanu, R. (2023). Toward a Psychoanalysis of Organs: A Note on Ferenczi’s Contribution to the Theory of Sexuality. Imago Budapest, 12(3), 43-53;

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