in Sexlog, Curiosità e novità in sessuologia

Nella prima fase d’incontro con una persona che desti il nostro interesse, abbiamo l’innata tendenza a vedere in lei quanto desideriamo e non la realtà della persona stessa: è la fase dell’innamoramento. Questo gioco di specchi, in psicoanalisi, è definito “proiezione” ed essendo un meccanismo difensivo, avviene al di fuori della coscienza schermando la veridicità dei fenomeni. Tale fase dovrebbe essere prontamente superata, affinché possa svilupparsi una matura capacità d’amare l’Altro, in quanto diverso da Sé, nella sua propria intimità. Il nucleo della personalità che ricerca un rispecchiamento esterno alla stessa è quello narcisistico.

Oggi sentiamo troppo spesso utilizzare in modo improprio il termine ‘narcisistico’, in quanto abitualmente associato a strutture patologiche, dunque disfunzionali. In realtà, il narcisismo come forma primaria di “sentimento della propria importanza” (Filippini, 2017), come descritto in Freud (2013) non ha affatto caratteri disfunzionali, se e solo se, come ogni tratto di personalità, evolve e non diviene rigido e stereotipato. Parliamo, infatti, di narcisismo quando descriviamo la grandiosità egocentrica dell’infante, che evolve in un sentimento di Sé integrato, il quale va formandosi dopo il superamento della fase simbiotica, fino alla strutturazione della personalità; dunque diviene, in età adulta, il sentimento della propria autostima ed auto-efficacia, necessariamente limitato dal principio di realtà. A volte, a causa di un rapporto disfunzionale con la figura d’accudimento non “sufficientemente buona” (Winnicott, 2013) nella fase simbiotica, la grandiosità infantile può non evolvere all’interno della modalità relazionale; dunque blocca l’individuo a tale step evolutivo e fa sì che si sviluppi un Falso Sé (ibidem), a discapito della realtà dell’individuo stesso e delle sue potenzialità. Questa forma di narcisismo non viene, tuttavia, identificata come patologica, bensì come immatura (Kohut, 1976). L’individuo narcisisticamente immaturo “ritiene se stesso la persona più importante della propria esistenza e sceglie il partner in base alla somiglianza a sé” (Filippini, 2017); quindi vive e ristagna nella fase simbiotica del rapporto, dapprima col materno e poi in coppia e pretende dal partner le medesime attenzioni che ci si aspetterebbe da una figura d’accudimento come, ad esempio, la ‘lettura del pensiero’: “Dovevi capire che volevo/pensavo/sentivo questo!”.

Il partner narcisisticamente immaturo non giunge mai alla conoscenza dell’Altro in quanto tale ed ogni manifestazione d’alterità ed indipendenza genera in lui tremendi scoppi di ira, misconoscimento, disorientamento e frustrazione. Quando ciò avviene, l’Altro si arrende al gioco di specchi e soccombe nel ruolo assegnatogli o si ribella sancendo il termine della relazione. Il narcisista immaturo si trova, così, spesso, a passare da una relazione alla successiva: tutte di breve durata. Cosa avviene, però, nei rapporti di lunga durata, ovvero quando il partner cede, aderendo al suo sistema di credenze? Il rispecchiamento continuo necessita, anzitutto, di un dispendio di energie notevole, che viene sottratto agli altri aspetti di personalità; quest’ultima ne esce, dunque, notevolmente impoverita. Essere sempre all’altezza delle aspettative altrui implica, inoltre, una qualche forma di rinuncia a sé stessi, alla propria intima realtà ed allo sviluppo di quest’ultima; rinuncia al pari dello sviluppo e del mantenimento del Falso Sé del narcisista.

Una realtà falsata, fatta di specchi ed Ideali dell’Io kafkiani, tuttavia, se non comprende noi stessi, allo stesso modo non prevede l’Altro come essere intero ed integrato, dunque oggetto sessuale e sessualizzato. Parliamo di delirio narcisistico, all’interno della coppia, quando, ad esempio, un partner preferisce vivere una doppia vita, uno stato di bigamia cronica, piuttosto che esprimere i suoi bisogni, in termini d’intimità, alla persona con cui ha scelto di condividere l’esistenza. Parliamo di idealizzazione disfunzionale quando una coppia che è assieme da molti anni non riesce ad avere rapporti perché ha mitizzato la sessualità, trasfigurandola o teme l’intimità reale, dunque se, nel migliore dei casi, ha rapporti, questi sono periodici e stereotipati ed una volta ricoperto l’agognato e socialmente riconosciuto ruolo genitoriale, andranno a scemare fino ad estinguersi. Ciò accade perché Narciso vive dell’Eco altrui: è dell’approvazione esterna che si nutre, non della propria effettiva realizzazione. Più banalmente, non vediamo l’Altro quando non ne riconosciamo i bisogni, non lo mettiamo in condizioni di esprimersi liberamente, gli assegniamo un ruolo a cui aderire, come se fosse un pezzo di mobilia e lo teniamo, con la minaccia di togliergli le cure e l’affetto, in tale condizione.

Quanto andrebbe compreso è che non c’è affetto nell’autocompiacimento egoico, né cura, né Altro.

Tirocinante: Tjuana Foffo

Tutor: Fabiana Salucci

BIBLIOGRAFIA

  • Filippini, R. (2017). Avventure e sventure del narcisismo: volti, maschere e specchi nel dramma umano. Giuseppe Laterza Edizioni.
  • Freud, S. (2013). Introduzione al narcisismo. Bollati Boringhieri.
  • Kohut, H. (1976). Narcisismo e analisi del Sé, trad. it. Boringhieri, Torino.
  • Winnicott, D. W. (2013). Sviluppo affettivo e ambiente. Armando editore.
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