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Cosa cerca su Internet chi si vergogna

Andando su Google, e scrivendo le parole “mi vergogno”, “vergognarsi” e “ perché mi vergogno”, si possono osservare i suggerimenti che il motore di ricerca ci fornisce, ovvero le cose che più comunemente vengono digitate dagli altri utenti. Questa osservazione può fornirci delle indicazioni nel merito del rapporto che le persone hanno con la vergogna. Ecco alcuni risultati:

  • “Mi vergogno”, suggerimenti Google: “del mio corpo”,“del mio seno”, “del mio ragazzo”, “di dirti che ti penso sempre”, “di me stesso”;
  • “Vergognarsi”, suggerimenti Google: “ del proprio corpo a letto”, “ della propria famiglia”;
  • “Perché mi vergogno”, i suggerimenti Google: “di tutto”, “delle ragazze”, “di me stessa”, “ del mio ragazzo”, “ di lui”, “con le ragazze”, “dei miei genitori”, ”di cantare”, “di ballare”.

Si può notare come le persone andando su internet si interroghino molto riguardo la vergogna, questo sentimento sembra invadere prevalentemente gli aspetti della propria personalità, della famiglia, dei rapporti interpersonali anche di carattere romantico, delle proprie capacità o della nudità.

Si vergogna anche Venere: quando la cultura ci influenza

La vergogna è strettamente collegata con la sessualità, con l’immagine del nudo e del proibito. La Venere capitolina si vergogna di mostrare il proprio corpo nudo, allo stesso modo la Venere Italica di Antonio Canova, la Venere di Botticelli e la Venere Callipigia, di estrema bellezza, non viene rappresentata nuda. La vergogna che risiede probabilmente nell’autore viene rappresentata nell’espressione della scultura o semplicemente con la scelta di scolpire anche i vestiti. Questo sentimento sembra nella scultura essere maggiormente legato alla nudità femminile, ad esempio nelle rappresentazioni di Amore e Psiche, sempre del Canova, solo Psiche indossa dei vestiti, mentre Eros è nudo. Roberto D’Agostino, sul suo sito dagospia, sostiene che ci portiamo da sempre una vergogna culturale riguardo la rappresentazione dell’anatomia femminile, poiché le sculture del passato hanno rappresentato in maniera definita i genitali maschili, mentre per quelli femminili vi è sempre stato solo un leggero accenno. Anche piazza della Signoria a Firenze è un tripudio di corpi nudi maschili e non femminili. La vergogna è strettamente collegata anche con la sessualità, soprattutto femminile, ad esempio, secondo la leggenda, Luigi XII avrebbe bruciato il quadro di Leda e il cigno di Michelangelo, poiché si vergognava del contenuto esplicito, ritenuto immorale. Oppure piazza Pretoria a Palermo, definita piazza della vergogna perché piena di statue nude e collegata alle storie riguardo la regina di Napoli Giovanna D’Angiò, conosciuta per la sua promiscuità sessuale. Da sempre la piazza è stata collegata al malcostume, solo perché legata al tabù della sessualità femminile e della nudità.

Vergogna: Definizioni e conseguenze

Secondo Tognacci (2016) la vergogna rappresenta un “contratto sociale”, ovvero una serie di norme o costumi generalmente accettati che si collegano in particolare con la sfera emotiva personale, sessuale o riguardo l’intimità. La vergogna sarebbe strettamente collegata ad una perdita del valore della propria immagine pubblica e dell’autostima, ed in psicopatologia quando è particolarmente invasiva può avere un ruolo nella depressione o nei disturbi alimentari. Secondo l’autore questo sentimento si manifesta attraverso attivazioni di tipo somatico e psicologico, insieme alle comunicazioni non verbali (ad esempio l’arrossamento o l’abbassamento dello sguardo). Per quello che riguarda la sessualità, se un uomo non riesce ad avere un rapporto sessuale abbastanza soddisfacente per la partner, questi può sentirsi umiliato poiché percepisce l’immagine di sé priva di valore e ne consegue una profonda sofferenza psicologica. Appare immediatamente comprensibile come possa essere distruttivo questo sentimento, soprattutto se colpisce alcune credenze culturalmente radicate, seppur sbagliate. Altri esempi possono riguardare un uomo che pensa di avere il pene troppo piccolo, un fisico poco muscoloso, una donna con vaginismo o difficoltà nell’esprimere liberamente il piacere sessuale. Da una ricerca è emerso, che la vergogna di una donna verso il proprio corpo, può comportare un disagio psicologico in merito al ciclo mestruale, che può portare ad un calo dell’attività sessuale nella vita (Schooler et al. 2005). Gilbert e Andrews (1998) mettono insieme innumerevoli contributi, concettualizzando la vergogna in diverse componenti che sono le emozioni, cognizioni e credenze riguardo il sé, comportamenti, meccanismi evolutivi (come evolutivamente la vergogna si è affermata nell’essere umano), relazioni interpersonali e il suo rapporto con la cultura e nella società. Gli Autori dedicano un ampio spazio allo stigma sociale, ad esempio una donna grassa, può vergognarsi profondamente e subire un’umiliazione sociale. Le persone rischiano di essere etichettate in base alla loro apparenza. Questo perché l’aspetto fisico è quello che noi mettiamo in vista in pubblico, ed è ciò che gli altri vedono di noi. La vergogna di sé stessi diminuisce le capacità di adattamento anche negli individui con disabilità intellettiva, soprattutto quando presentano caratteristiche fisiche che non sposano appieno i canoni di bellezza culturale. In adolescenza la vergogna è un sentimento molto pericoloso, poiché collegato al suicidio: l’adolescente può sentirsi inadeguato e avere una rappresentazione drammatica della realtà. La vita amorosa, i primi rapporti sessuali sono un passo importante poiché in caso di fallimento, o di fine della relazione, la vergogna può suscitare un sentimento di inadeguatezza che può essere molto distruttivo, soprattutto a questa età in cui il confronto con gli altri ed il bisogno di accettazione sono molto importanti (Pietropolli Charmet, 2009). I giovani LGBT sembrano utilizzare un metodo di elusione della vergogna caratterizzata dalla minimizzazione dell’omofobia, costruendo una propria identità “orgogliosa”, sentendosi fortemente responsabili come gli adulti ma troppo precocemente. Queste strategie, secondo gli autori, suggerirebbero che gli adolescenti gestiscono l’omofobia individualmente, senza un sostegno, e questi motivi sarebbero alla base della vulnerabilità a comportamenti autolesionistici (McDermott et al. 2008). Effettivamente esiste un collegamento tra il sentimento della vergogna e l’omosessualità (Cadwell, 2009), probabilmente legato alla società di appartenenza. In uno dei suoi libri Lichtenberg (2008) afferma che sin dalla nascita la scoperta del sesso può comportare gioia o disappunto nei genitori, e che durante la gravidanza si sviluppano già le fantasie riguardo a quello che il bambino diventerà con tutte le caratteristiche associate agli stereotipi di mascolinità o femminilità. Un grande tabù in molte famiglie è quello dei genitali e della masturbazione dei propri figli, questi tabù riempiono di vergogna il giovane e non permetterebbero un’integrazione dei genitali come parte del sé corporeo, ma come qualcosa di diverso e distaccato. L’autore associa l’eccessiva vergogna che un adulto può provare con diverse problematiche legate all’accudimento primario sin dai primi mesi dalla nascita, e lungo tutto il periodo di crescita. In effetti si parla di un sentimento che comincia ad insorgere intorno ai 18 mesi (Anolli, 2010), che può svilupparsi in modo inadeguato andando incontro a maltrattamento o abusi sessuali (Gilbert & Andrews, 1998). Ad esempio la paura di masturbarsi ed essere puniti dai genitori, comporta la successiva vergogna di aver perso la loro approvazione, che in futuro potrà inibire il desiderio, le capacità di intimità, l’immaginazione erotica, l’affettività dovuti alla tensione di trasgredire da ciò che è sempre stato proibito (Lichtenberg, 2008).

Conclusione: quando lo specchio ha torto

La vergogna ha radici sociali, culturali e si instaura in maniera invasiva ed eccessiva anche in base allo sviluppo, l’accudimento e le esperienze che si fanno. Percepirsi diversi dagli altri, esclusi dal gruppo può rendere le persone maggiormente esposte alla vergogna. Ci si vergogna di essere sé stessi, di piangere, del proprio corpo e di molti aspetti della propria vita. Il primo passo che si può di fare è quello di favorire la comunicazione, evitare ogni forma di tabù, scomodi stereotipi legati al genere, rimanendo sé stessi, amandosi e amando gli altri. Lo specchio potrebbe aver torto nel dire che l’immagine che vediamo riflessa abbia qualcosa di cui vergognarsi, probabilmente siamo noi a decidere come sarà l’immagine che verrà riflessa su quel vetro.

[“bella tu sei davvero ed aumenta il mistero il fatto che non lo sai, non vergognarti mai” Lucio Dalla- non vergognarti mai]

 

A CURA DEL TIROCINANTE: MANUEL LUCIANI

TUTOR: DAVIDE SILVESTRI

 

BIBLIOGRAFIA

  • Anolli L.M. (2010), La vergogna. Quando la nostra immagine va in frantumi. Bologna: Il Mulino.
  • Cadwell S. (2009), Shame, gender, and sexuality in gay men’s group therapy. Group, 197-212.
  • Gilbert P., Andrews B. (1998), Shame: interpersonal behavior, psychopathology and culture. New York: Oxford University Press.
  • Lichtenberg J.D. (2008), Sensuality and sexuality accross the divide of shame. New York: The analytic press.
  • McDermott E., Roen K. & Scourfield J. (2008), Avoiding shame: Young LGBT people, homophobia and self‐destructive behaviours. Culture, Health & Sexuality, 10(8), 815-829.
  • Pietropolli Charmet G. (2009), Il tentativo di suicidio in adolescenza. Milano: Raffaello Cortina.
  • Schooler D., Ward L. M., Merriwether A. & Caruthers A. S. (2005), Cycles of shame: Menstrual shame, body shame, and sexual decision‐ Journal of Sex Research, 42(4), 324-334.
  • Tognacci S. (2016), Psychology of shame: major psychological and cultural aspects. Crkva u svijetu: Crkva u svijetu, 51(3), 426-452.

SITOGRAFIA:

 

 

 

 

 

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